La rimonta dei Dem: il Senato americano torna contendibile

L'analisi del New York Times mostra quattro seggi repubblicani contendibili e un contesto nazionale sfavorevole a Trump, con l'approvazione presidenziale al 40 per cento.

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La rimonta dei Dem: il Senato americano torna contendibile
Photo by Ian Hutchinson / Unsplash

All'inizio del ciclo elettorale 2026 la conquista del Senato degli Stati Uniti sembrava fuori portata per i democratici, mentre ora è diventata una possibilità concreta. Lo sostiene un'analisi firmata da Nate Cohn, pubblicata sul New York Times nella newsletter The Tilt. Per ribaltare la maggioranza, il Partito Democratico deve strappare almeno quattro seggi ai repubblicani, inclusi due in Stati che il presidente Donald Trump aveva vinto con oltre dieci punti di vantaggio nel 2024. Un anno fa questo scenario appariva impossibile, oggi i sondaggi e i mercati delle scommesse lo collocano in una zona di sostanziale equilibrio.

Il quadro nazionale si è modificato in modo rapido. L'indice di approvazione del presidente è sceso al 40 per cento, con il 56 per cento di giudizi negativi secondo la media calcolata dal New York Times. Si tratta di un valore più basso rispetto a quello registrato da Trump stesso nel 2018, quando i democratici vinsero il voto popolare complessivo alla Camera con sette punti di scarto. È anche inferiore al gradimento di Bill Clinton nel 1994 e a quello di Barack Obama nel 2010 e 2014, cicli in cui i repubblicani conquistarono vittorie nette alle elezioni di medio termine. Sul contesto economico pesa l'inflazione persistente, mentre sul piano internazionale grava l'incertezza di una guerra in Iran. Cohn osserva che, storicamente, un conflitto senza sbocchi all'estero e l'aumento dei prezzi interni sono gli ingredienti di una presidenza in difficoltà.

I democratici risultano in vantaggio o in parità in quattro seggi controllati dai repubblicani, cioè esattamente il numero necessario per ottenere la maggioranza. In Maine e North Carolina i probabili candidati del partito conducono con margini chiari. In Ohio e Alaska il partito ha reclutato figure competitive in Stati che Trump ha vinto con ampi margini. Esistono inoltre segnali che i repubblicani possano essere esposti anche in Iowa e Texas, due Stati considerati finora saldamente conservatori.

Un elemento centrale della strategia democratica riguarda la qualità dei candidati. In North Carolina l'ex governatore Roy Cooper si è presentato per il Senato: nel 2020 aveva ottenuto la rielezione a governatore pur mentre Trump vinceva lo Stato. Il suo avversario, Michael Whatley, è un ex presidente del Comitato Nazionale Repubblicano e non ha mai ricoperto cariche elettive. I sondaggi successivi alle primarie danno Cooper avanti tra i tre e i quattordici punti. In Ohio l'ex senatore Sherrod Brown, sconfitto nel 2024 per 3,6 punti, tenta il ritorno. In Alaska l'ex deputata Mary Peltola, che aveva perso nel 2024 per circa due punti, guida secondo tutti i sondaggi recenti. I democratici viaggiano oggi circa otto punti sopra il risultato del voto popolare complessivo del Congresso del 2024, un differenziale che, secondo l'analisi di Cohn, avrebbe probabilmente permesso sia a Brown sia a Peltola di conservare il seggio se il voto si fosse tenuto nell'attuale clima politico.

In Maine la dinamica è diversa. Il partito aveva reclutato la governatrice Janet Mills, ma nelle primarie democratiche è distanziata da Graham Platner, un allevatore di ostriche ed ex marine alla prima candidatura, che si presenta come progressista populista. I sondaggi mostrano Platner avanti di un margine di due a uno o superiore. Contro la senatrice repubblicana moderata Susan Collins, considerata una figura elettoralmente solida, Platner mantiene un vantaggio netto nonostante sia emerso un passato di commenti online provocatori e un tatuaggio, ora coperto, che ricordava un simbolo nazista.

Per conquistare davvero il Senato, i democratici devono vincere tutti e quattro i seggi repubblicani in bilico e contemporaneamente difendere quelli in Georgia, Michigan e New Hampshire. Un percorso di sette vittorie su sette rende difficile considerarli favoriti alla pari. Ecco perché Texas e Iowa diventano rilevanti come riserve strategiche. In Texas, pur avendo Trump vinto con quattordici punti nel 2024, lo Stato nel 2020 gli aveva dato solo 5,6 punti di margine. Il balzo del 2024 è stato costruito sui guadagni tra gli elettori non bianchi, che secondo i sondaggi recenti sono tornati verso i democratici. Alle primarie statali di marzo più elettori hanno votato per i democratici che per i repubblicani. La posizione del partito del presidente potrebbe indebolirsi ulteriormente se il senatore in carica John Cornyn perdesse il ballottaggio delle primarie contro Ken Paxton, procuratore generale dello Stato e volto della destra radicale, oggetto di una lunga indagine dell'FBI per corruzione conclusa senza incriminazioni. Il candidato democratico è James Talarico.

L'Iowa presenta una logica diversa. È uno degli Stati più bianchi del Paese, quindi il ritorno degli elettori non bianchi verso i democratici non produce effetti rilevanti. Tuttavia nel 2018 i democratici vinsero il voto popolare della Camera proprio in Iowa, un risultato che non replicarono negli altri Stati rossi citati. Il probabile candidato democratico alle elezioni per il governatore è il revisore contabile dello Stato Rob Sand, che ha vinto elezioni statali nel 2018 e nel 2022. L'analisi sottolinea inoltre che i dazi imposti da Trump hanno colpito duramente questo Stato agricolo. La probabile candidata repubblicana al Senato è la deputata Ashley Hinson.

Cohn ricorda che nessun partito, dal 2008, è riuscito a conquistare due seggi in Stati così sbilanciati verso l'avversario. Le poche eccezioni, come l'Illinois nel 2010, il Massachusetts nello stesso anno e l'Alabama nel 2017, sono state legate a circostanze straordinarie come condanne penali, accuse di molestie su minori o il sequestro di una banca. Questa volta i democratici non dispongono di scorciatoie di questo tipo e puntano sulla combinazione di contesto nazionale favorevole, candidati forti e la possibilità che alcuni Stati siano meno repubblicani di quanto appaiano. Un segnale di cautela arriva dal cosiddetto generic congressional ballot, il sondaggio che chiede agli elettori quale partito sosterranno per il Congresso, dove i democratici conducono di soli cinque o sei punti, un margine inferiore a quello registrato nelle fasi analoghe dei cicli del 2006 e 2018. Quei sondaggi però misurano l'opinione di tutti gli adulti o degli elettori registrati, non del sottoinsieme più ristretto che vota alle elezioni di medio termine, un gruppo dove i democratici hanno mostrato una forza superiore nelle elezioni speciali recenti.

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