Il modello dell'Economist dà i Dem favoriti per riconquistare la Camera e competitivi al Senato
I democratici hanno il 95% di probabilità di ottenere la maggioranza alla Camera dei rappresentanti e il 46% al Senato, secondo le simulazioni pubblicate il 21 aprile 2026.
Le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 si preannunciano difficili per il partito del presidente Donald Trump. Il nuovo modello statistico elaborato da Economist, basato su 10.001 simulazioni per ciascuna corsa elettorale, assegna ai democratici una probabilità del 95% di conquistare almeno i tre seggi necessari per ribaltare la Camera dei rappresentanti, composta da 435 membri. Più sorprendente è la stima relativa al Senato, dove, nonostante una mappa elettorale sulla carta quasi inespugnabile per i democratici, il modello calcola una probabilità del 46% di strappare anche la camera alta ai repubblicani.
La regolarità storica gioca a favore dell'opposizione. Il partito del presidente perde quasi sempre la Camera nelle elezioni di metà mandato, uno schema che si è confermato a ogni tornata dal secondo mandato di George W. Bush in poi. Anche la deludente prestazione repubblicana del 2022, definita una "onda rossa" trasformatasi in semplice increspatura, bastò a togliere al presidente Joe Biden il controllo pieno del governo.
Il modello si basa principalmente sui sondaggi cosiddetti di generic ballot, che chiedono agli elettori quale partito intendono sostenere al Congresso. Tra gli elettori decisi, i democratici guidano attualmente con circa il 53% contro il 47%. A questo si aggiungono altri indicatori: i risultati delle elezioni suppletive per seggi vacanti, in cui i democratici hanno ottenuto risultati superiori alle attese, e il tasso di approvazione del presidente, oggi in negativo di 17 punti. Secondo Economist, più alta è la quota di indecisi, peggiore tende a essere il risultato del partito al potere nel giorno del voto.
L'intervallo contenente il 95% delle simulazioni del voto popolare per la Camera va dal 50,7% per i democratici, sostanzialmente un pareggio, al 55,6%, che rappresenterebbe la più ampia vittoria democratica dal 1976. La stima mediana parla di un vantaggio democratico di 27 seggi. Le mappe elettorali attuali, dopo una guerra di ridisegno dei distretti senza precedenti a metà ciclo, offrono ai repubblicani solo un leggero vantaggio. Un potente gerrymandering democratico in California, in risposta a quello repubblicano in Texas, ha riportato la situazione vicino al pareggio. Il 21 aprile gli elettori della Virginia hanno approvato una nuova mappa che potrebbe eliminare da 3 a 4 seggi repubblicani, salvo una decisione contraria della Corte Suprema statale.
La previsione di Economist è più ottimista per i democratici rispetto ai mercati di predizione, che indicano una probabilità dell'85%. Il modello presenta però alcune limitazioni: presuppone che i confini distrettuali attuali restino definitivi, mentre Stati a guida repubblicana, in particolare la Florida, potrebbero approvare ridisegni dell'ultimo minuto. Se la Corte Suprema invalidasse la protezione del Voting Rights Act per i distritti a forte presenza non bianca, questi nuovi confini potrebbero risultare particolarmente penalizzanti per l'opposizione.
Al Senato la situazione è molto più incerta. I democratici devono conquistare quattro dei 100 seggi, un'impresa complicata dal fatto che tutti i loro potenziali obiettivi, tranne due, si trovano in Stati vinti da Trump nel 2024 con margini a doppia cifra. Il partito deve anche difendere un seggio vulnerabile in Michigan. L'unico guadagno già quasi certo è in North Carolina, dove l'ex governatore Roy Cooper guida i sondaggi di circa sei punti. In Maine, tradizionalmente Stato a tendenza democratica, gli elettori delle primarie sembrano orientati a scartare la governatrice in carica Janet Mills, 78 anni, a favore di Graham Platner, un allevatore di ostriche con alle spalle commenti controversi sulle aggressioni sessuali e un tatuaggio contenente un simbolo militare nazista. Questi elementi fornirebbero ampio materiale a Susan Collins, la senatrice repubblicana moderata in carica, storicamente capace di ottenere risultati migliori del suo partito.

I democratici hanno ottenuto reclutamenti importanti in due Stati a tendenza leggermente repubblicana. In Ohio, Sherrod Brown, senatore di lungo corso sconfitto nel 2024 pur avendo ottenuto molti più voti di Kamala Harris, tenta il ritorno in un contesto politico più favorevole e i sondaggi lo danno in sostanziale pareggio. In Alaska, Mary Peltola, vincitrice di una corsa statale per l'unico seggio alla Camera nel 2022 e sconfitta due anni dopo, è in vantaggio in tutti i sondaggi pubblici di quest'anno sull'uscente repubblicano Dan Sullivan. In Texas gli elettori delle primarie repubblicane potrebbero estromettere il senatore uscente John Cornyn a favore del procuratore generale dello Stato Ken Paxton, che ha affrontato per quasi un decennio accuse di frode finanziaria ed è stato sottoposto a procedura di impeachment dal parlamento statale. Un'eventualità che aprirebbe la strada al sogno democratico di un Texas contendibile, la cosiddetta Blexas.
Il modello di Economist considera i democratici sfavoriti in tutti questi Stati e in un seggio nell'Iowa, Stato a tendenza leggermente repubblicana. Tuttavia, secondo le simulazioni, qualsiasi scenario in cui il partito vada abbastanza bene a livello nazionale da vincere anche solo uno di questi Stati sarebbe probabilmente lo stesso in cui si aggiudica tutte le sfide più semplici, arrivando al 51esimo seggio decisivo.