L'Iran punta a incassare 40 miliardi l'anno dallo Stretto di Hormuz

Teheran propone di far pagare alle navi servizi di sicurezza e tutela ambientale per attraversare lo stretto. Stati Uniti e Paesi del Golfo respingono l'idea dei pedaggi.

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L'Iran punta a incassare 40 miliardi l'anno dallo Stretto di Hormuz

L'Iran vuole trasformare lo Stretto di Hormuz in una fonte stabile di entrate. Secondo funzionari a conoscenza del dossier citati dal Wall Street Journal, Teheran stima di poter incassare fino a 40 miliardi di dollari l'anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi verrebbero poi divisi tra gli Stati che aderiranno all'accordo.

Attraverso lo Stretto di Hormuz, prima dell'intervento americano, passava circa il 25% del traffico di petrolio mondiale. L'Iran aveva chiuso lo stretto all'inizio della guerra con gli Stati Uniti e ora, mentre il conflitto sembra avviarsi verso una conclusione, prova a mantenere sulla rotta un controllo che prima non aveva. "Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima", ha dichiarato senza mezzi termini martedì in Oman il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.

Per rendere più accettabile la proposta, Teheran la sta presentando ai Paesi del Medio Oriente e alla Cina come un meccanismo condiviso. L'obiettivo è quello di coinvolgere i vicini del Golfo Persico e offrire loro una quota dei ricavi. L'Iran ha già discusso il progetto con Cina ed Egitto e, in privato, si è detto disponibile a includere anche gli Stati Uniti nel sistema dei pagamenti: un'ipotesi che Donald Trump ha evocato più volte pubblicamente.

Golfo Persico
Il pedaggio di Hormuz: l'Iran prova a monetizzare i passaggi nello Stretto
Teheran vuole far pagare alle navi il transito nello Stretto da cui prima della guerra passava un quarto del petrolio mondiale. Washington e i Paesi del Golfo si oppongono; il traffico riparte lentamente, ma i rischi restano.
L'obiettivo dichiarato di Teheran
$40mld / anno
È quanto l'Iran stima di poter incassare ogni anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi dei pedaggi verrebbero divisi tra gli Stati aderenti.
25%
del petrolio mondiale passava da Hormuz prima dell'intervento americano
130
le petroliere al giorno in transito prima del conflitto; ora il traffico è ancora dimezzato
60 gg
la durata dell'accordo che ferma i combattimenti: transito gratuito e bonifica delle mine
Il traffico marittimo
La rotta ha riaperto, ma il traffico resta la metà del normale
Mercoledì gli attraversamenti hanno toccato il livello più alto dall'inizio della guerra, ma siamo ancora lontani dalla media registrata prima del conflitto.
Prima della guerramedia giornaliera
130 petroliere
Mercoledìpicco post-guerra
~70
Giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa dell'Oman, riportando danni alla plancia, nessuna vittima.
Il precedente turco
Il modello a cui guarda l'Iran: lo Stretto dei Dardanelli
Nello Stretto controllato dalla Turchia vige una tassa di passaggio, il "franco oro", che copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare.
Tariffa Dardanelli · dal 1º luglio
$6,70 per tonnellata netta
Ma replicare lo schema a Hormuz sarebbe ben più complesso: secondo il giurista James Kraska (U.S. Naval War College), l'Iran ha sottoscritto accordi che gli impediscono di imporre pagamenti unilaterali. Il caso turco, aggiunge, è un'eccezione storica non trasferibile.
176
Qualsiasi tariffa richiederebbe il consenso di tutti i 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale: l'ostacolo legale principale.
Le posizioni in campo
Chi spinge per il pedaggio e chi lo respinge
A favore
Iran
"La gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima" (Ghalibaf)
Ha presentato il piano a Cina ed Egitto come meccanismo condiviso
Ha già imposto ssicurazione propria e rotte obbligate da seguire
Contrari
USA e Paesi del Golfo
Per Rubio i pedaggi si diffonderebbero "come un contagio"
Nessuno può far pagare le vie d'acqua internazionali
L'Oman ha aperto un corridoio sicuro e gratuito; gli Emirati frenano
Fonte Wall Street Journal, su dichiarazioni di funzionari a conoscenza del dossier; dichiarazioni di Mohammad Bagher Ghalibaf, Marco Rubio e Badr Albusaidi; analisi di James Kraska (U.S. Naval War College). Dati 2026.
Grafica di FocusAmerica

Il precedente turco e gli ostacoli legali

Il modello indicato da Teheran è quello dello Stretto dei Dardanelli, dove la Turchia incassa una tassa di passaggio nota come "franco oro". Il tributo, fissato a 6,70 dollari per tonnellata netta per l'anno che inizia il primo luglio, copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare. Tutte le navi che dal Mar Nero entrano nel Mediterraneo sono obbligate ad attraversare lo Stretto dei Dardanelli.

Applicare lo stesso schema a Hormuz, però, sarebbe molto più complicato. James Kraska, docente di diritto marittimo allo U.S. Naval War College, ha spiegato che l'Iran ha sottoscritto accordi internazionali e regionali che gli impediscono di imporre unilateralmente pagamenti alle navi in transito. Il caso turco, ha aggiunto, è un'eccezione storica e non può essere trasferito automaticamente a un altro Paese. Qualsiasi tariffa decisa da Teheran richiederebbe inoltre il consenso dei 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale.

Da parte loro, gli Stati Uniti respingono con forza l'idea. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto giovedì in Bahrein che i pedaggi creerebbero un precedente pericoloso, capace di diffondersi "come un contagio" e produrre caos nelle rotte globali. "Nessun Paese al mondo ha il diritto di far pagare l'uso delle vie d'acqua internazionali, e questa non sarà mai una condizione accettabile in alcun accordo", ha affermato. Rubio ha aggiunto che anche i Paesi del Golfo Persico hanno già respinto la proposta. Trump, da parte sua, ha scritto sui social che l'Iran non sta chiedendo né ricevendo dazi, costi assicurativi o altri oneri sulle navi che attraversano lo Stretto.

Il traffico riparte, ma i rischi restano

L'accordo di 60 giorni per fermare i combattimenti e riaprire lo Stretto affida all'Iran la bonifica delle mine e prevede il transito gratuito per tutta la durata dell'intesa. Lo stesso documento, però, riconosce a Teheran un ruolo nella futura gestione. Intanto le autorità iraniane hanno già imposto alle navi in transito il ricorso a una propria compagnia assicurativa e giovedì hanno avvertito che attraversare lo Stretto fuori dalle rotte designate da Teheran è "pericoloso e proibito".

Da parte sua, l'Oman ha annunciato un corridoio temporaneo sicuro e gratuito lungo la propria costa, coordinato con l'Organizzazione marittima internazionale. Il Ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, ha assicurato a Rubio che qualsiasi futura intesa su Hormuz non includerà tariffe di transito. Le reazioni nella regione però restano contrastanti. Anwar Gargash, consigliere della presidenza degli Emirati Arabi Uniti, ha detto giovedì che le nuove realtà geopolitiche non possono essere imposte agli Stati arabi del Golfo. Alcuni grandi armatori, invece, considerano un eventuale pagamento il prezzo necessario per riaprire stabilmente la rotta.

Il traffico intanto riprende lentamente. Mercoledì gli attraversamenti sono saliti a circa 70, il livello più alto dall'inizio della guerra, ma ancora lontano dalla media di 130 petroliere al giorno registrata prima del conflitto. I rischi restano elevati: giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa omanita. La nave ha riportato danni alla plancia, ma non ci sono state vittime.

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