L'inviato di Trump in Groenlandia: "È tempo che gli Stati Uniti rimettano piede sull'isola"

Jeff Landry, governatore della Louisiana e rappresentante speciale del presidente, ha concluso la sua prima visita ufficiale nel territorio danese senza invito, tra proteste locali e trattative diplomatiche in corso.

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L'inviato di Trump in Groenlandia: "È tempo che gli Stati Uniti rimettano piede sull'isola"
Gage Skidmore / Flickr

L'inviato speciale degli Stati Uniti per la Groenlandia, Jeff Landry, ha dichiarato che Washington deve rafforzare la propria presenza sull'isola artica. "Penso che sia tempo che gli Stati Uniti rimettano piedi in Groenlandia", ha detto Landry all'Agence France-Presse mercoledì 20 maggio, al termine della sua prima visita da quando è stato nominato a dicembre 2025. L'inviato, che è anche governatore repubblicano della Louisiana, ha aggiunto che "la Groenlandia ha bisogno degli Stati Uniti" e che il presidente sta valutando di potenziare le operazioni di sicurezza nazionale e di riattivare alcune basi militari sul territorio.

La visita di Landry, durata dalla domenica al mercoledì, si è svolta senza un invito ufficiale delle autorità locali e ha suscitato controversie. L'esercito statunitense dispone attualmente di una sola base in Groenlandia, quella di Pituffik, nel nord, mentre durante la guerra fredda gli impianti militari americani erano diciassette. Washington vuole aprire tre nuove basi nel sud dell'isola, secondo recenti notizie di stampa. Un patto di difesa del 1951, aggiornato nel 2004, permette già agli Stati Uniti di aumentare il dispiegamento di truppe e di rafforzare le installazioni militari, a condizione di informare in anticipo la Danimarca e la Groenlandia.

Il presidente Trump ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti devono controllare la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale, affermando che altrimenti il territorio rischierebbe di finire nelle mani della Cina o della Russia. L'isola si trova sulla rotta più breve tra la Russia e gli Stati Uniti per i missili, possiede giacimenti inesplorati di terre rare e potrebbe assumere un ruolo strategico con lo scioglimento dei ghiacci polari e l'apertura di nuove rotte marittime. A gennaio Trump ha fatto un passo indietro rispetto alle minacce di impadronirsi dell'isola, ed è stato istituito un gruppo di lavoro tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per affrontare le sue richieste.

Secondo il New York Times, trattative riservate sul futuro della Groenlandia sono in corso a Washington e i leader groenlandesi sono preoccupati per la direzione che stanno prendendo. Gli Stati Uniti starebbero chiedendo un ruolo molto più ampio sull'isola, non così drastico come la sua annessione, ma con un controllo significativo sugli affari economici e di sicurezza. L'amministrazione Trump vorrebbe ottenere un potere di veto effettivo sugli investimenti di una certa dimensione, per escludere concorrenti come Russia e Cina, e sta spingendo per inserire una clausola permanente in un accordo militare di vecchia data: se la Groenlandia dovesse diventare indipendente, le truppe statunitensi resterebbero comunque sull'isola.

Il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha incontrato Landry lunedì insieme al ministro degli esteri Mute Egede. Pur definendo i colloqui "costruttivi", Nielsen ha sottolineato di non aver visto "alcun segnale che qualcosa sia cambiato" nella posizione degli Stati Uniti. Parlando con i giornalisti a margine di un forum economico, ha aggiunto: "Anche se il desiderio del 'padrone' di garantirsi il controllo della Groenlandia è completamente irrispettoso, siamo obbligati a trovare una soluzione". Le autorità groenlandesi e danesi hanno ribadito che solo la Groenlandia può decidere del proprio futuro.

In un'intervista al quotidiano groenlandese Sermitsiaq, Landry ha cercato di alimentare le aspirazioni di indipendenza dell'isola. "Penso che esistano opportunità incredibili che potrebbero permettere ai groenlandesi di passare dalla dipendenza all'indipendenza", ha detto. I sondaggi mostrano che la maggioranza dei groenlandesi è favorevole all'indipendenza dalla Danimarca, ma il governo locale non ha progetti immediati in questa direzione, soprattutto per l'economia dell'isola, fortemente dipendente da Copenaghen.

La visita ha generato malumore anche per la presenza di un medico statunitense al seguito di Landry, che ha detto alla televisione danese TV2 di essere lì "per valutare i bisogni medici" della popolazione. Danimarca e Groenlandia avevano già respinto a febbraio l'offerta di Trump di inviare una nave ospedale militare. La ministra della salute groenlandese, Anna Wangenheim, ha criticato la presenza del medico americano dichiarando che "i groenlandesi non sono cavie in un progetto geopolitico". Il sistema sanitario pubblico è una delle principali ragioni per cui i groenlandesi rifiutano l'idea di unirsi agli Stati Uniti, secondo il New York Times, perché temono di perdere la propria rete di protezione sociale di stampo scandinavo.

L'amministrazione Trump sta ampliando le operazioni in Groenlandia e riattivando vecchie basi militari per esercitazioni nell'Artico. Questa settimana gli Stati Uniti inaugurano un nuovo consolato a Nuuk, un edificio moderno nel centro della capitale soprannominato "Trump towers" da alcuni residenti. Investitori americani, inclusi alleati del presidente, stanno cercando affari nei settori dell'acqua, dei minerali e dell'energia, e un ex consigliere della prima amministrazione Trump ha proposto la costruzione di un grande data center in un fiordo remoto. Secondo Rasmus Sinding Søndergaard, ricercatore in politica estera americana presso il Danish Institute of International Studies sentito dalla BBC, Landry ha adottato un tono conciliante durante la visita, segnando "un cambio di tattica: l'approccio ora è cercare di fare amicizia con le persone, piuttosto che costringerle".

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