L'inflazione americana ha rallentato a giugno, sostenuta dal netto calo dei prezzi dell'energia. L'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 3,5% nei dodici mesi terminati a giugno, in sensibile frenata rispetto al 4,2% di maggio. Su base mensile, i prezzi sono diminuiti dello 0,4%, dopo il rialzo dello 0,5% registrato il mese precedente: si tratta della contrazione più marcata dall'aprile 2020.
A determinare il rallentamento è stata soprattutto l'energia, i cui prezzi sono scesi del 5,7% in un solo mese, dopo il balzo del 3,9% di maggio. Ma anche l'inflazione core, che esclude le componenti più volatili rappresentate da alimentari ed energia, ha continuato a rallentare, passando dal 2,9% al 2,6% su base annua. Il rapporto, tuttavia, fotografa una situazione in larga parte già superata. I dati si fermano a giugno e non incorporano la nuova impennata del prezzo del petrolio provocata nelle ultime due settimane dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.
Questa mattina il Brent, riferimento internazionale del greggio, era scambiato a 86,53 dollari al barile: oltre il 20% in più rispetto al primo luglio e il 17% sopra i livelli precedenti alla guerra. Lunedì aveva chiuso con un rialzo del 9,6%, dopo che il presidente Donald Trump aveva annunciato il ripristino del blocco navale statunitense contro i porti iraniani. Il WTI, riferimento per il mercato americano, ha invece raggiunto gli 80 dollari.
L’inflazione americana rallenta, ma la guerra con l’Iran ha già fatto risalire il petrolio
Hormuz vicino alla paralisi
Intanto il traffico nello Stretto di Hormuz è ormai tornato ai minimi termini. Ieri lo hanno attraversato appena dieci navi, contro le oltre 130 al giorno registrate prima del conflitto, secondo i dati della società di analisi marittima Kpler. Eurasia Group stima che i transiti possano stabilizzarsi tra il 5% e il 15% dei livelli prebellici e prevede che così facendo il petrolio possa arrivare a salire fino a 95 dollari al barile.
Gli attacchi iraniani contro le petroliere hanno reso il passaggio sempre più pericoloso. Due navi cargo emiratine sono state colpite da missili cruise nelle acque territoriali dell'Oman: un membro dell'equipaggio è morto e altri 8 sono rimasti feriti, quattro dei quali in modo grave, secondo il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti. Una terza nave, la Stolt Magnesium, ha preso fuoco dopo essere stata raggiunta da un ordigno non identificato, come riferito dalla compagnia armatrice Stolt Tankers.
Il nuovo dilemma della Fed
Il rallentamento dell'inflazione registrato a giugno potrebbe allontanare la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi nel corso dell'anno. La guerra con l'Iran, però, costringe la Federal Reserve a mantenere ancora aperta ogni opzione. "Il buon dato sull'inflazione riduce la pressione sulla Fed per un rialzo imminente, ma la ripresa delle ostilità con l'Iran significa che l'ipotesi di nuovi aumenti dei tassi è tutt'altro che archiviata", ha scritto Kay Haigh, responsabile globale del reddito fisso e delle soluzioni di liquidità di Goldman Sachs Asset Management.
Le pressioni sui prezzi, del resto, non provengono soltanto dal petrolio. Anche i dazi continuano a trasferirsi sui consumatori, mentre il boom dell'intelligenza artificiale alimenta nuovi costi e i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 3% in un anno. Sul fronte energetico potrebbe inoltre profilarsi un secondo shock proveniente dalla Russia, alle prese con una carenza di carburante legata alla guerra contro l'Ucraina. Patrick De Haan, responsabile dell'analisi petrolifera di GasBuddy, ha descritto lo scenario come "un doppio colpo, con pochi ammortizzatori disponibili".
Per i lavoratori americani, il dato di giugno rappresenta perlomeno una tregua. Dopo tre mesi di calo dei salari reali, la crescita annua delle retribuzioni ha raggiunto quella dei prezzi: entrambe si attestano intorno al 3,5%. In altre parole, i salari hanno smesso di perdere potere d'acquisto, ma non hanno ancora recuperato terreno. Il probabile rincaro della benzina rischia però di spezzare rapidamente questo fragile equilibrio. Con le elezioni di metà mandato sempre più vicine, il caro carburante potrebbe così trasformarsi in un serio problema politico per Trump e per il Partito Repubblicano.
