L'Europa prepara un piano di emergenza per una NATO senza gli Stati Uniti

La svolta della Germania, da sempre contraria a un approccio autonomo, accelera i piani per una difesa europea. Il presidente finlandese Stubb tra i protagonisti dell'iniziativa

L'Europa prepara un piano di emergenza per una NATO senza gli Stati Uniti
NATO

L'Europa sta lavorando a un piano di emergenza per garantire la propria difesa attraverso le strutture militari della NATO nel caso in cui gli Stati Uniti decidano di ritirarsi dall'alleanza. A rivelare i dettagli dell'iniziativa è il Wall Street Journal, che descrive un progetto in fase avanzata sostenuto da un gruppo crescente di Paesi europei e accelerato da una svolta storica della Germania.

Il piano, che alcuni funzionari chiamano informalmente "NATO europea", prevede che gli europei assumano ruoli di comando e controllo oggi occupati da ufficiali americani e che sostituiscano con mezzi propri gli asset militari statunitensi. L'obiettivo non è creare un'alleanza rivale, ma preservare la capacità di deterrenza contro la Russia, la continuità operativa e la credibilità nucleare anche nel caso in cui Washington ritiri le proprie forze dal continente o rifiuti di intervenire in sua difesa.

L'idea è nata l'anno scorso, ma ha ricevuto un impulso decisivo dopo che il presidente Trump ha minacciato di annettere la Groenlandia, territorio della Danimarca, Paese membro della NATO. Una nuova urgenza è arrivata nelle ultime settimane con lo scontro tra Europa e Stati Uniti sulla guerra in Iran, che gli alleati europei si rifiutano di sostenere. Trump ha definito gli alleati europei "codardi" e ha chiamato la NATO una "tigre di carta", aggiungendo, in riferimento a Vladimir Putin: "Putin lo sa anche lui". All'inizio di aprile il presidente ha minacciato di lasciare la NATO, dichiarando che la decisione era ormai "oltre ogni riconsiderazione". Un ritiro formale richiederebbe l'approvazione del Congresso, ma Trump potrebbe comunque spostare truppe e mezzi fuori dall'Europa o negare il proprio sostegno in qualità di comandante in capo delle forze armate.

L'elemento politico più rilevante è il cambio di posizione di Berlino. Per decenni la Germania ha resistito alle pressioni della Francia per una maggiore autonomia europea nella difesa, preferendo mantenere gli Stati Uniti come garante ultimo della sicurezza del continente. Questa posizione sta cambiando sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz, secondo fonti vicine al suo entourage citate dal Wall Street Journal. Merz ha iniziato a riconsiderare l'approccio tradizionale tedesco dopo aver concluso che Trump era pronto ad abbandonare l'Ucraina, confondendo vittima e aggressore nel conflitto, e che non esistevano più valori chiari a guidare la politica americana all'interno della NATO. Il cancelliere non voleva mettere pubblicamente in discussione l'alleanza, ma ha ritenuto necessario che gli europei assumessero un ruolo maggiore, lasciando idealmente gli Stati Uniti nell'alleanza ma con il grosso della difesa sulle spalle europee.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato al Wall Street Journal che le discussioni interne alla NATO "non sono sempre facili", ma che eventuali decisioni concrete rappresenterebbero un'opportunità per l'Europa. "La NATO deve diventare più europea per restare transatlantica", ha affermato.

La svolta tedesca ha sbloccato un consenso più ampio che ora include Regno Unito, Francia, Polonia, i Paesi nordici e il Canada, configurando il piano come una coalizione dei volenterosi all'interno della NATO. Tra i protagonisti dell'iniziativa c'è il presidente finlandese Alexander Stubb, uno dei pochi leader europei ad aver mantenuto un rapporto stretto con Trump. "Il messaggio ai nostri amici americani è che dopo tutti questi decenni è ora che l'Europa si assuma più responsabilità per la propria sicurezza e difesa", ha dichiarato Stubb al Wall Street Journal. Subito dopo la minaccia di Trump di abbandonare la NATO, Stubb ha chiamato il presidente per informarlo dei piani europei di rafforzamento della difesa. La Finlandia ha l'esercito più forte del continente e il confine più lungo con la Russia.

Solo dopo il cambio di rotta di Berlino la pianificazione è passata dalle discussioni politiche alle questioni militari pratiche: chi gestirà le difese antimissile della NATO, i corridoi di rinforzo verso la Polonia e gli Stati baltici, le reti logistiche e le grandi esercitazioni regionali se gli ufficiali americani dovessero ritirarsi. I funzionari coinvolti vogliono anche accelerare la produzione europea di equipaggiamenti in settori dove il continente è in ritardo rispetto agli Stati Uniti, dalla guerra antisommergibile alle capacità spaziali e di ricognizione, dal rifornimento in volo alla mobilità aerea. La Germania e il Regno Unito hanno annunciato il mese scorso un progetto congiunto per lo sviluppo di missili da crociera stealth e armi ipersoniche, citato come esempio della nuova iniziativa.

Le sfide restano enormi. L'intera struttura della NATO è costruita attorno alla leadership americana a quasi ogni livello, dalla logistica all'intelligence fino al comando militare supremo, che è sempre stato affidato a un americano. Nessun Paese europeo ha oggi la statura sufficiente per sostituire gli Stati Uniti come leader militare dell'alleanza, anche perché solo Washington può fornire l'ombrello nucleare su scala continentale che sostiene il principio fondante della deterrenza reciproca. L'ammiraglio americano in pensione James Foggo, che ha ricoperto incarichi di alto livello nella NATO, ha dichiarato al Wall Street Journal che gli europei "hanno la capacità" e "parte dell'hardware necessario", ma devono investire e sviluppare le proprie capacità più rapidamente.

Il nodo più delicato resta proprio la deterrenza nucleare. Nessun riassetto delle truppe può sostituire rapidamente i sistemi satellitari, di sorveglianza e di allerta missilistica americani che costituiscono la spina dorsale della credibilità della NATO. Per questo Francia e Regno Unito sono sotto pressione affinché espandano il proprio ruolo nucleare e di intelligence strategica. Dopo la minaccia di Trump sulla Groenlandia, Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avviato discussioni sulla possibilità di estendere la deterrenza nucleare francese ad altri Paesi europei, inclusa la Germania. Lo stesso Trump ha riconosciuto il ruolo della questione groenlandese: "Tutto è cominciato con la Groenlandia, se volete sapere la verità", ha detto a proposito della sua minaccia di lasciare la NATO. "Noi vogliamo la Groenlandia. Loro non ce la vogliono dare e io ho detto: ok, arrivederci".

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.