Steve Bannon, ex capo stratega di Donald Trump alla Casa Bianca, sostiene la proposta di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez di vietare la costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti. L'opposizione all'espansione dell'intelligenza artificiale sta così avvicinando le ali populiste della destra e della sinistra, mentre il presidente difende il settore e accusa le comunità contrarie agli impianti di voler restare "arretrate e povere", come ha scritto lunedì sui social.
Bannon, conduttore del podcast "War Room" e tra le voci più ascoltate dell'estrema destra americana, ha detto al Wall Street Journal di non avere mai visto "nessuna questione nella vita americana moderna, a livello populista, che unisca elementi così diversi del nostro Paese". Ha spiegato che occorre mettere da parte i contrasti con i progressisti su temi come l'immigrazione perché considera l'intelligenza artificiale la questione decisiva per il futuro: "Se non facciamo la cosa giusta su questo, tutto il resto non conterà".
Bannon appoggia anche la richiesta di Sanders alle aziende del settore di sospendere lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale. Ha mobilitato la propria base contro la strategia dell'Amministrazione Trump, favorevole invece all'industria tecnologica e contraria alle regolamentazioni approvate dai singoli Stati. Bannon afferma di star dedicando alla battaglia contro l'intelligenza artificiale il 75% del proprio tempo al di fuori del podcast e di non riuscire più a distinguere, nelle assemblee pubbliche contro i data center, gli elettori di Trump da quelli di Sanders.
Sanders, senatore indipendente del Vermont, ha confermato la strana convergenza tra i due. "La politica è sempre una situazione in cui si fanno strane coalizioni, ma su questo tema penso che molte persone di destra abbiano le mie stesse preoccupazioni", ha detto al Wall Street Journal. Nel tentativo di trovare consensi anche tra i repubblicani, Sanders ha affrontato la questione in chiave religiosa, sostenendo che i progressi tecnologici pongano interrogativi più profondi su cosa significhi essere umani.
È un approccio che ricorda quello di Bannon, che anni fa assunse un redattore incaricato di occuparsi di transumanesimo e dei rischi legati all'intelligenza artificiale per il suo programma. Sanders ha precisato di non avere mai discusso del tema né con Bannon né con Tucker Carlson, l'ex conduttore di Fox News che recentemente si è confrontato in pubblico con Kevin O'Leary, imprenditore e personaggio televisivo, sul progetto di costruzione di un data center di O'Leary nello Utah. Megan Romer, co-presidente nazionale dei Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista a cui Ocasio-Cortez è legata, ha riassunto così la situazione: "Non siamo certo amici, ma su questa cosa possiamo essere d'accordo".
La protesta è diventata un tema elettorale
L'opposizione bipartisan contro i data center nasce dai consumi di energia e acqua degli impianti, così come dal timore che l'intelligenza artificiale distrugga posti di lavoro e da una diffusa sfiducia verso le grandi aziende tecnologiche. Secondo un'analisi del Wall Street Journal sulle trascrizioni raccolte da AdImpact, società che monitora la pubblicità politica, dal 2025 candidati e gruppi esterni hanno trasmesso spot che presentano in modo negativo i data center o l'intelligenza artificiale in più di 70 competizioni per la Camera, il Senato e le cariche di governatore.
Messaggi contro l'intelligenza artificiale, oppure promesse di fermare o limitare la costruzione dei data center, sono comparsi in almeno 50 competizioni per i Parlamenti statali e perfino in elezioni locali, tra cui una corsa a sindaco in Arizona e una primaria per la carica di commissario di contea in Colorado. In alcune campagne elettorali, compresa quella per scegliere il successore del repubblicano Ron DeSantis alla guida della Florida, entrambi i principali candidati hanno attaccato nelle loro pubblicità almeno un aspetto dello sviluppo dei data center.
La pressione politica sta spingendo a cambiare posizione anche esponenti che fino a un anno fa elogiavano apertamente questi impianti. Il governatore repubblicano del Texas Greg Abbott, tra quelli da più tempo in carica negli Stati Uniti, e il suo collega democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, hanno adottato di recente misure per sospendere o limitare lo sviluppo dei data center nei rispettivi Stati.
Gene Sperling, già direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca con Bill Clinton e Barack Obama e consigliere dell'Amministrazione Biden, ha detto al Wall Street Journal di non essere sicuro che oggi esista "una questione più bipartisan della reazione contro i data center non regolamentati". Sperling ha lavorato alla proposta del deputato progressista texano Greg Casar per introdurre una nuova tassazione sulle aziende di intelligenza artificiale e ritiene che i timori economici stiano trasformando l'IA in una questione che riguarda direttamente la vita quotidiana delle famiglie.
Nel mirino è finita anche Flock Safety, l'azienda che produce telecamere dotate di sistemi di lettura automatica delle targhe e utilizzate dalle forze di polizia, accusata dai critici di alimentare i rischi di una sorveglianza sempre più capillare. A chiedere maggiori controlli sono sia il candidato progressista al Senato in Michigan Abdul El-Sayed sia conservatori come DeSantis e il senatore repubblicano del Missouri Josh Hawley.
Il Congresso resta fermo, l'industria contrattacca
A Washington, però, la convergenza politica non si è ancora tradotta in una maggioranza in grado di approvare una legge. Il disegno di legge di Sanders per imporre una moratoria federale sulla costruzione di nuovi data center non ha trovato cofirmatari al Senato, mentre alla Camera, la similare proposta di Ocasio-Cortez ne conta 14, tutti democratici, e anche il progetto di Casar per tassare le aziende di intelligenza artificiale resta confinato al fronte progressista.
Alcune iniziative bipartisan sui consumi energetici dei data center, sull'uso dei chatbot e sulle restrizioni all'esportazione dei chip hanno compiuto qualche passo avanti in Congresso, anche questo però senza diventare legge, anche per l'opposizione degli alleati di Trump e della lobby dell'industria tecnologica. Le divisioni attraversano lo stesso Partito Repubblicano. Il senatore del Montana Tim Sheehy ha scritto su X che prima "hanno ucciso le nostre segherie, poi le miniere, poi le fabbriche, ora i data center", prendendosela con le lobby "globaliste e comuniste".
L'industria tecnologica risponde con toni altrettanto duri. Joe Lonsdale, investitore, cofondatore di Palantir e finanziatore di Trump, ha detto a Fox Business che l'Amministrazione e il settore tecnologico devono opporsi ai "populisti pazzi", che ha ribattezzato "BBC": Bernie, Bannon e il Partito Comunista Cinese. "Tutte queste persone vogliono vietare i data center e vogliono che l'America perda la battaglia dell'intelligenza artificiale", ha detto Lonsdale, che finanzia un super PAC legato all'industria tecnologica.
Il riferimento alla Cina non è certo casuale: pochi giorni fa X ha individuato 200 account riconducibili alla Cina che alimentavano proprio le proteste contro i data center.
