A poco più di un mese dalle midterm, almeno sette sfide per il Senato sono così equilibrate che i sondaggi più affidabili mettono i due candidati entro il margine d'errore. Cinque riguardano seggi oggi in mano ai repubblicani, due seggi dei democratici. Lo ha scritto l'analista elettorale Charlie Cook nella sua newsletter, ricordando che a ridosso del voto le sfide più incerte raramente si dividono a metà: di solito cadono in gran parte dalla stessa parte.
Secondo Cook la domanda decisiva di queste elezioni riguarda gli elettori repubblicani scontenti del presidente Trump, per il prezzo della benzina, la guerra con l'Iran, i dazi, i vaccini, la gestione del Kennedy Center e i progetti edilizi a Washington come la nuova sala da ballo della Casa Bianca. Questi elettori possono votare comunque i candidati del loro partito, restare a casa oppure fare il passo, raro, di votare per i democratici. Fino a qualche decennio fa questi passaggi da un partito all'altro erano frequenti, perché c'erano conservatori tra i democratici e progressisti tra i repubblicani. Negli ultimi quarant'anni sono quasi scomparsi. Per molti americani l'appartenenza politica è diventata parte della propria identità, soprattutto nella forma di quella che i politologi chiamano "partigianeria negativa": si odia il partito avversario più di quanto si ami il proprio. Questo influenza i media che si seguono, i contenuti proposti dai social e perfino le amicizie.
La conseguenza pratica è che i democratici possono vincere negli Stati in bilico e in quelli appena repubblicani se una parte sufficiente degli elettori di destra non va a votare. Negli Stati e nei distretti più conservatori invece serve che i repubblicani votino per il candidato democratico: succede di rado.
Da tenere d’occhio. Kansas: il seggio è repubblicano, ma Cook non si stupirebbe di vedere una sfida molto stretta. Minnesota: il seggio è democratico, ma la candidatura di Peggy Flanagan rende più difficile per il partito sfruttare un clima favorevole.
Sondaggi a cui Cook non crede. Arkansas, Florida, Louisiana, Montana, Nebraska e South Carolina: Cook giudica dubbi, e spesso dilettanteschi, i sondaggi che indicano sfide aperte per questi seggi repubblicani. I democratici vinceranno in molti posti dove di solito perdono, ma non ovunque.
Tra i seggi repubblicani in bilico, tre sono difesi da senatori uscenti: Dan Sullivan in Alaska, Susan Collins in Maine e Jon Husted in Ohio. Gli altri due, Iowa e Texas, sono seggi senza un senatore uscente in corsa. Nel conto non c'è il North Carolina, dove secondo Cook la partita è ormai persa per i repubblicani e l'ex governatore democratico Roy Cooper dovrebbe vincere, garantendo ai democratici un primo seggio conquistato. Cook segue con attenzione anche il Kansas, dove non si stupirebbe di vedere una sfida molto stretta.
In Maine quasi tutti i sondaggi mettono il democratico Troy Jackson avanti di qualche punto su Collins. Cook però considera Jackson un candidato debole, con spot elettorali che non compensano i suoi limiti. Il primo candidato democratico, Graham Platner, aveva molti problemi personali alle spalle ma era un comunicatore molto più efficace. Per questo Cook vede Collins leggermente favorita: è più abile come politica, ha una campagna meglio organizzata e Jackson ha abbastanza punti deboli da non riuscire a raccogliere tutto il voto democratico.
Sul Texas Cook ha l'impressione opposta e pensa che il seggio passerà ai democratici. Con il procuratore generale dello Stato Ken Paxton, scrive, i repubblicani hanno candidato forse l'unico politico in grado di perdere contro un democratico in Texas. In questa sfida l'appartenenza di partito e l'ideologia sembrano pesare meno del carattere dei candidati. Se il democratico James Talarico vincerà, sarà nonostante il suo partito e le sue posizioni progressiste, non grazie a loro. Il consiglio di Cook a Talarico, in caso di vittoria, è di prendere un appartamento in affitto invece di comprare casa: un modo per dire che una sua riconferma sei anni dopo sarebbe tutt'altro che scontata.
Cook non crede invece ai sondaggi che indicano sfide aperte in Arkansas, Florida, Louisiana, Montana, Nebraska e South Carolina. Li considera dubbi, spesso realizzati in modo dilettantesco e diffusi da chi vuole alimentare speranze tra i democratici. In alcuni di questi Stati i candidati democratici, o quelli indipendenti sostenuti di fatto dai democratici, sono interessanti ma la situazione resta quasi impossibile. In altri il clima politico potrebbe in teoria rendere la sfida combattuta, ma i candidati non sono abbastanza forti. I democratici vinceranno probabilmente in molti posti dove di solito perdono, ma non ovunque.
I due seggi democratici entro il margine d'errore sono quelli del Michigan e del New Hampshire, dove i candidati del partito sono in vantaggio di poco. In Michigan i democratici hanno candidato Abdul El-Sayed, uno dei candidati più a sinistra in corsa, in uno Stato in cui secondo Cook sarebbe stato più saggio scegliere un moderato. Per Cook è probabilmente la sfida per il Senato più importante del paese. Una vittoria di El-Sayed verrebbe letta come un via libera all'ala più progressista del partito per contendere le candidature anche negli Stati e nei distretti in bilico, non solo in quelli sicuramente democratici. Una sconfitta, in un anno così favorevole, sarebbe invece un invito alla prudenza.
In New Hampshire il deputato democratico Chris Pappas è un candidato senza grossi difetti, ma affronta un avversario forte come l'ex senatore John Sununu. Negli ultimi 42 anni c'è stato un Sununu governatore, senatore o deputato per 28 anni. Gli elettori dello Stato sanno che un Sununu non è un repubblicano trumpiano. Il New Hampshire viene considerato uno Stato leggermente democratico, ma secondo Cook è di fatto uno Stato in bilico. Questo dà a Sununu una possibilità concreta.
Cook tiene d'occhio anche il Minnesota. Come in Michigan, gli elettori delle primarie democratiche hanno fatto una scelta discutibile candidando Peggy Flanagan. Questo rende più difficile per il partito sfruttare un clima politico così favorevole. In Georgia invece la partita è chiusa: il senatore democratico Jon Ossoff è di fatto già rieletto. Nessun senatore democratico uscente è in difficoltà.
Alla Camera, secondo Cook, servirebbe un'ondata molto forte perché i democratici superino la media del dopoguerra, cioè 26 seggi guadagnati dal partito di opposizione alle elezioni di metà mandato. Per misurare quanto è difficile Cook usa il Partisan Voting Index del Cook Political Report, un indice che indica di quanti punti ogni distretto vota tradizionalmente più a destra o più a sinistra rispetto alla media nazionale. Per guadagnare più di 30 seggi i democratici devono iniziare a vincere nei distretti che di solito votano almeno 6 punti più a destra del paese nel suo insieme. Può succedere, ma la maggioranza repubblicana è così stretta che i seggi facili da conquistare sono pochi.
