Le primarie in Michigan si vincono online
Tre candidati millennial si contendono il seggio al Senato puntando sull'attenzione del web. In testa c'è Abdul El-Sayed, dopo le dirette con lo streamer Hasan Piker
La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.
La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.
La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.
Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.
El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.
I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.
La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.
El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.
McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.
Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.
Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.