Le primarie di oggi mettono in palio il futuro del Congresso

Sei Stati al voto in una giornata cruciale per le elezioni di metà mandato del 2026, dal sistema unico della California alle soglie del 35% di Iowa e South Dakota.

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Le primarie di oggi mettono in palio il futuro del Congresso

Sei Stati al voto oggi, 2 giugno, in quella che è la giornata più affollata della stagione delle primarie americane del 2026. Si scelgono i candidati per quattro governatorati, un seggio chiave al Senato e per decine di seggi alla Camera dei rappresentanti che decideranno il controllo del Congresso a novembre. Votano California, Iowa, Montana, New Jersey, New Mexico e South Dakota. Le urne chiudono alle 20 sulla costa orientale, le 2 di notte in Italia, in New Jersey e nella parte centrale del South Dakota, e fino alle 23 in California, le 5 del mattino di mercoledì in Italia.

La gara più seguita è quella per il governatorato della California, dove il democratico Gavin Newsom non può ricandidarsi per un terzo mandato. Per capire cosa succederà serve spiegare il sistema elettorale californiano, che è diverso da quello di quasi tutti gli altri Stati. La California usa il cosiddetto "top-two primary": tutti i candidati, di qualunque partito, corrono insieme su un'unica scheda e tutti gli elettori possono votare senza dover essere iscritti a un partito. I due più votati, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, passano al ballottaggio del 3 novembre. Non si può vincere direttamente a giugno, nemmeno prendendo la maggioranza assoluta e in California non sono ammessi voti scritti a mano sulla scheda generale.

Questo sistema può produrre risultati paradossali. Per mesi i democratici hanno temuto il cosiddetto "lockout": con tanti candidati democratici sulla scheda, il voto progressista rischiava di frammentarsi al punto da consegnare entrambi i posti del ballottaggio ai due principali repubblicani, garantendo così la vittoria di un governatore conservatore in uno degli Stati più democratici del Paese. La situazione è cambiata in aprile, quando il presidente Donald Trump ha sostenuto pubblicamente l'ex conduttore di Fox News Steve Hilton, consolidando l'elettorato repubblicano e mettendo in difficoltà l'altro principale candidato del partito, lo sceriffo della contea di Riverside Chad Bianco. Poco dopo il deputato democratico Eric Swalwell, che era uno dei favoriti, ha lasciato la corsa dopo una serie di accuse di molestie sessuali e si è dimesso dal Congresso.

Nel vuoto lasciato da Swalwell, i due principali contendenti democratici sono ora Xavier Becerra, ex procuratore generale della California, e Tom Steyer, miliardario e candidato presidenziale democratico del 2020. Secondo la media dei sondaggi di Decision Desk HQ, Hilton e Becerra sono testa a testa intorno al 23-24 per cento, Steyer è terzo al 19 per cento e Bianco quarto all'11 per cento. Steyer ha speso o prenotato pubblicità per 201 milioni di dollari, quasi tutti di tasca propria, e si presenta come un "traditore di classe" di sinistra, ma il denaro non gli ha garantito l'accesso al ballottaggio. Becerra, se eletto, sarebbe il primo governatore latino della California dell'era moderna: l'unico precedente è Romualdo Pacheco, che resse l'incarico per dieci mesi nel 1875 senza però essere mai stato eletto direttamente.

C'è un altro elemento da tenere a mente leggendo i risultati nei prossimi giorni. La California vota in larga parte per posta e i voti vengono certificati ufficialmente solo un mese dopo il voto. I dati sulle schede già restituite mostrano che molti democratici hanno aspettato l'ultimo momento per votare, quindi i conteggi delle prossime ore mostreranno un "miraggio rosso": i primi voti scrutinati saranno sproporzionatamente repubblicani, mentre Becerra e Steyer guadagneranno terreno man mano che il conteggio prosegue. Mercoledì mattina, in molti casi, non sapremo ancora chi ha conquistato il secondo posto.

Sempre in California, Los Angeles elegge il sindaco. La sindaca uscente Karen Bass, democratica, è impopolare dopo la gestione degli incendi del gennaio 2025, ma resta favorita per il ballottaggio. Secondo la media dei sondaggi è al 26 per cento, seguita dal repubblicano Spencer Pratt, ex personaggio di un reality, al 18 per cento, e dalla consigliera comunale democratica Nithya Raman al 16 per cento. La candidatura di Pratt è nata proprio dagli incendi, che avevano distrutto la sua casa, ed è stata spinta da una serie di spot virali generati con l'intelligenza artificiale. Paradossalmente, gli alleati di Bass stanno spendendo per attaccare Pratt come "troppo conservatore": l'obiettivo reale è consolidare il voto repubblicano su di lui per escludere Raman dal ballottaggio, perché nella Los Angeles democratica un repubblicano non ha alcuna possibilità a novembre.

La California vota anche in alcuni seggi cruciali per il controllo della Camera, sulla nuova mappa congressuale ridisegnata dai democratici lo scorso novembre in risposta al gerrymandering repubblicano del Texas. Nel 22esimo distretto, in Central Valley, i democratici hanno reso la circoscrizione più favorevole nella speranza di battere il repubblicano David Valadao, ma sono divisi tra la deputata statale Jasmeet Bains, sostenuta dal Democratic Congressional Campaign Committee, e il professore Randy Villegas, sostenuto da Bernie Sanders e dalla sinistra del partito. Nel 48esimo, lasciato libero dal repubblicano Darrell Issa, tre democratici si contendono il diritto di sfidare il supervisor di San Diego Jim Desmond. Nell'11esimo, il seggio di San Francisco lasciato libero dall'ex speaker Nancy Pelosi, il senatore statale Scott Wiener è il favorito, mentre la supervisor Connie Chan, sostenuta da Pelosi, si gioca il secondo posto con l'ex capo di gabinetto di Alexandria Ocasio-Cortez, Saikat Chakrabarti. Nel 40esimo, ridisegnato a vantaggio dei democratici, due deputati repubblicani uscenti, Young Kim e Ken Calvert, si sfidano per un unico spazio repubblicano nel ballottaggio.

In Iowa, dove vige il sistema tradizionale di primarie separate per partito, la sfida principale è quella democratica per il Senato. La repubblicana Joni Ernst si ritira e per i democratici corrono il deputato statale Josh Turek, paralimpico dell'oro nel basket in carrozzina e moderato sostenuto da Chuck Schumer, e il senatore statale Zach Wahls, più progressista e critico della leadership nazionale. Turek è sostenuto da quasi dieci milioni di dollari di spese esterne del super PAC VoteVets. I sondaggi recenti lo danno avanti, ma sono tutti commissionati dalla sua campagna o da VoteVets stesso. Chi vince affronterà a novembre la deputata repubblicana Ashley Hinson, favorita nella primaria del suo partito.

Anche per il governatorato dell'Iowa la primaria repubblicana è incerta. Il deputato Randy Feenstra era considerato il favorito, ma un sondaggio di JMC Analytics ha mostrato l'imprenditore e agricoltore Zach Lahn in vantaggio di tre punti, 27 a 24. Trump ha sostenuto Feenstra subito dopo. C'è però una complicazione: in Iowa, come in South Dakota, per vincere la primaria serve almeno il 35 per cento dei voti. Se nessuno raggiunge quella soglia, il candidato non viene scelto con un ballottaggio popolare ma da una convenzione di partito statale, che si terrebbe il 13 giugno e dove i delegati, scelti in caucus a cui pochissimi hanno prestato attenzione, potrebbero favorire un candidato più a destra di Feenstra. La candidata democratica per il governatorato, l'auditor statale Rob Sand, è già designata senza opposizione.

In South Dakota, la primaria repubblicana per il governatorato potrebbe portare al primo ballottaggio nella storia dello Stato da quando, nel 1985, è stata introdotta la regola del 35 per cento. Quattro candidati competitivi si contendono il primo posto: il governatore in carica Larry Rhoden, succeduto a Kristi Noem dopo la sua nomina al gabinetto di Trump, il deputato Dusty Johnson, lo speaker della camera bassa statale Jon Hansen e l'imprenditore Tony Doeden. I sondaggi di Emerson College e Meeting Street Insights li danno tutti tra il 15 e il 25 per cento. Se nessuno arriverà al 35 per cento, i primi due andranno al ballottaggio il 28 luglio. Un memo trapelato dai consulenti di Rhoden a metà maggio sosteneva che il governatore potrebbe battere Johnson in un eventuale ballottaggio attirando i populisti antisistema che oggi sostengono Doeden.

In New Mexico, dove la governatrice democratica Michelle Lujan Grisham non può ricandidarsi, la primaria democratica è di fatto la corsa decisiva, perché lo Stato vota in maggioranza per il partito. Si sfidano l'ex ministra degli Interni Deb Haaland e il procuratore distrettuale della contea di Bernalillo Sam Bregman. Haaland è in netto vantaggio: ha raccolto 12 milioni di dollari contro i 4,1 di Bregman e i sondaggi di aprile la davano avanti di oltre venti punti. Se vincesse anche a novembre, sarebbe la prima donna nativa americana eletta governatrice negli Stati Uniti.

In Montana, l'evento principale è la corsa per il primo distretto, lasciato libero dal repubblicano Ryan Zinke. È un seggio che Trump ha vinto di dodici punti nel 2024, ma i democratici sperano che un'elezione di metà mandato favorevole possa renderlo competitivo: nel 2024 il senatore democratico Jon Tester lo ha vinto di poco pur perdendo lo Stato. Per i democratici i favoriti sono lo smokejumper Sam Forstag e l'ex candidato governatore Ryan Busse, entrambi con circa 700.000 dollari raccolti. I repubblicani dovrebbero scegliere il conduttore radiofonico conservatore Aaron Flint, sostenuto da Trump.

In New Jersey, la corsa più importante è quella per la primaria democratica del settimo distretto, dove i democratici cercano un candidato per sfidare il repubblicano Tom Kean Jr., assente dal Congresso da quasi tre mesi per un problema di salute non specificato. La favorita è Rebecca Bennett, ex pilota di elicotteri della Marina, che secondo l'unico sondaggio indipendente è al 36 per cento. I suoi avversari democratici, tutti vicini al 20 per cento, hanno largamente autofinanziato le loro campagne, mentre un super PAC oscuro collegato ai repubblicani, Real Change PAC, ha speso 650.000 dollari per attaccare proprio Bennett. Nel dodicesimo distretto, sicuro per i democratici, tredici candidati si contendono il seggio della deputata uscente Bonnie Watson Coleman: il favorito è il chirurgo plastico Adam Hamawy, ex medico militare progressista, accompagnato però da polemiche legate ai suoi legami passati con un'associazione medica in Bosnia successivamente collegata ad Al-Qaida.

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