Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Le nuove mappe elettorali volute da Trump rischiano di non spostare quasi nulla alle midterm
Illustrazione generata con l'intelligenza artificiale.
Elezioni 39 min di lettura

Le nuove mappe elettorali volute da Trump rischiano di non spostare quasi nulla alle midterm

Per l'analista Ethan Chen i repubblicani puntano a 15 seggi democratici, ma in 10 i democratici hanno almeno il 50% di possibilità di vittoria. I democratici sono inoltre favoriti in tutti i 6 seggi che stanno cercando di strappare agli avversari.

La guerra delle mappe elettorali voluta dal presidente Donald Trump in vista delle elezioni di midterm di novembre rischia di chiudersi in sostanziale parità. È la conclusione di un'analisi di Ethan Chen, analista elettorale e autore della newsletter Decalibrate su Substack. Secondo i suoi calcoli, i repubblicani hanno ridisegnato i collegi con l'obiettivo di conquistare 15 seggi oggi tenuti dai democratici alla Camera, ma in 10 di questi i democratici hanno almeno il 50% di possibilità di mantenere il controllo. I democratici, che hanno risposto con il ridisegno di una mappa in California e con un nuovo collegio ottenuto in Utah, sono invece nettamente favoriti in tutti e 6 i seggi attualmente detenuti dai repubblicani che puntano a conquistare.

Negli Stati Uniti i confini dei collegi della Camera vengono ridisegnati dai singoli Stati, di norma una volta ogni 10 anni dopo il censimento. Il gerrymandering consiste nel tracciarli in modo da favorire un partito, concentrando gli elettori avversari in pochi collegi oppure distribuendoli tra molti collegi nei quali restano in minoranza. Trump ha spinto gli Stati a guida repubblicana a ridisegnare le mappe a metà decennio, mentre una decisione della Corte Suprema ha aperto la strada allo smantellamento di collegi a maggioranza nera e latino americana fino ad allora protetti dal Voting Rights Act, la legge federale sul diritto al voto. Molti analisti avevano descritto la sentenza come potenzialmente disastrosa per i democratici, stimando fino a una decina di seggi aggiuntivi per i repubblicani.

Ma giovedì la Corte Suprema del Missouri ha annullato all'unanimità la nuova mappa repubblicana dello Stato e ripristinato quella precedente, salvando così il seggio del democratico Emanuel Cleaver a Kansas City. Il Missouri ha presentato ricorso alla Corte Suprema federale, sostenendo che sia ormai troppo tardi per cambiare i collegi perché le primarie si sono già svolte. Il ritardo, tuttavia, è stato provocato dallo stesso Segretario di Stato repubblicano, che ha rallentato deliberatamente la procedura. Secondo Chen, gli esperti di diritto elettorale sono scettici sulle possibilità di successo del ricorso: la Corte Suprema federale ha già consentito all'Alabama di ridisegnare i collegi dopo le primarie e, in genere, evita di intervenire sulle decisioni delle Corti statali che riguardano le rispettive costituzioni. La sentenza del Missouri potrebbe quindi aver chiuso, con ogni probabilità, la stagione delle nuove mappe.

Complessivamente nove Stati hanno ridisegnato i collegi per il 2026. I repubblicani hanno preso di mira un seggio detenuto dai democratici in Alabama, quattro in Florida, uno in Louisiana, uno in North Carolina, due in Ohio, uno in Tennessee e cinque in Texas. I democratici puntano invece a conquistare cinque seggi oggi detenuti dai repubblicani in California e uno in Utah.

L'analisi di Chen parte da un'ipotesi sul clima politico nazionale. Secondo la media di Silver Bulletin, il sito di Nate Silver, i democratici sono avanti di circa 8 punti nel cosiddetto generic ballot, il sondaggio che chiede agli elettori quale partito voterebbero per il Congresso senza indicare i nomi dei candidati. Il contesto è quindi di circa 10 punti più favorevole ai democratici rispetto alle elezioni per la Camera del 2024. Chen osserva inoltre che, storicamente, i deputati uscenti ottengono circa 3 punti in più rispetto a un candidato medio. Un democratico in carica potrebbe dunque migliorare di circa 13 punti il risultato ottenuto da Kamala Harris nel proprio collegio, rendendo così potenzialmente contendibile persino un distretto in cui Trump aveva vinto di 14 punti nel 2024.

Midterm 2026 · La guerra delle mappe
Trump ha fatto ridisegnare i collegi, ma il conto finale è quasi in pareggio
Nove Stati hanno riscritto i confini dei collegi della Camera prima del voto di novembre. Secondo l’analisi dell’esperto elettorale Ethan Chen, il vantaggio netto dei repubblicani si ferma a un solo seggio: il clima politico nazionale sta cancellando quasi tutto quello che le nuove mappe avevano promesso.
Questa infografica è interattiva e richiede JavaScript. In sintesi: i repubblicani hanno ridisegnato 15 collegi democratici, ma in 10 di questi i democratici restano in partita; i democratici sono favoriti in tutti e 6 i collegi repubblicani che puntano a conquistare. Saldo netto stimato: un solo seggio ai repubblicani.
Il conto dei seggi
I repubblicani hanno ridisegnato i collegi con l’obiettivo di strappare 15 seggi ai democratici. I democratici hanno risposto con una nuova mappa in California e con un collegio ottenuto in Utah.
Attacco repubblicano
15
Risposta democratica
6
seggi democratici presi di mira dalle nuove mappe, in sette Stati
seggi repubblicani nel mirino: cinque in California, uno in Utah
I 15 seggi democratici sotto attacco
Valutazione di Ethan Chen
5 collegi dove i repubblicani sono favoriti 4 in bilico 6 dove i democratici restano favoriti
I 6 seggi repubblicani nel mirino democratico
Un rettangolo = un seggio
In 10 dei 15 collegi presi di mira i democratici conservano almeno il 50% di probabilità di vittoria. Nei 6 seggi repubblicani che vogliono strappare, invece, sono favoriti ovunque.
7
seggi conquistati dai repubblicani, se i 4 collegi in bilico si dividessero a metà
+1
Saldo nettoai repubblicani
6
seggi conquistati dai democratici, tutti in California e in Utah
Fonte: Decalibrate (Ethan Chen); Silver Bulletin; Sabato’s Crystal Ball; Cook Political Report; Texas Tribune; Inside Elections; Corte Suprema del Missouri. Margini presidenziali 2024 ricalcolati sui nuovi confini. Confini statali: Natural Earth. Dati aggiornati al 5 settembre 2026. Elaborazione FocusAmerica.

Dove le mappe repubblicane funzionano e dove no

L'Alabama è l'esempio più evidente. Il collegio a maggioranza afroamericana del democratico Shomari Figures è stato trasformato in un distretto a maggioranza bianca nel quale Trump aveva vinto di 14 punti. Il Cook Political Report, una delle principali testate specializzate nell'analisi elettorale, lo aveva inizialmente classificato come sicuramente repubblicano, salvo rivedere la valutazione due settimane più tardi.

Gli unici due sondaggi disponibili sono interni del DCCC, il comitato del Partito Democratico per le elezioni alla Camera: a fine giugno il repubblicano Rhett Marques era avanti 45-44, mentre a fine luglio i due candidati risultavano appaiati al 46%. Il comitato ha appena speso 57.000 dollari in spot nel collegio. Con l'affluenza degli elettori afroamericani salita alle primarie su livelli quasi senza precedenti e i democratici in recupero soprattutto tra gli elettori a basso reddito, Chen considera la sfida un testa a testa.

In Florida la nuova mappa distrettuale era stata concepita per strappare 4 seggi ai democratici, ma lo stesso governatore Ron DeSantis ha ammesso che difficilmente raggiungerà l'obiettivo sperato. Kathy Castor, deputata dell'area di Tampa, nel 2024 ha ottenuto 8 punti in più di Harris e nel 2022 9 punti in più del candidato democratico a governatore. Il suo nuovo collegio è un Trump+10,5, ma l'unico sondaggio indipendente la vede avanti 46-38 e Chen la considera solo leggermente favorita.

Darren Soto, deputato dell'area di Kissimmee, dispone di un vantaggio personale simile, ma il suo collegio è stato spostato molto più a destra, fino a Trump+18. Non è più a maggioranza latino americana e un suo sondaggio interno dà i due candidati appaiati 41-41, ma per il momento i repubblicani restano leggermente favoriti. Jared Moskowitz è invece finito in un collegio Trump+10,5, forse quello con la maggiore quota di elettori ebrei del Paese. Il suo avversario, l'ex sindaco di Boca Raton Scott Singer, ha vinto a fatica le primarie e ha raccolto appena il 32% nella parte del collegio compresa nella contea di Palm Beach, dove si trova la città che ha amministrato. L'unico sondaggio disponibile, un sondaggio interno della campagna di Moskowitz risalente a maggio, dava il democratico avanti di 10 punti: Chen lo considera leggermente favorito.

Il quarto collegio della Florida nel mirino, il ventiduesimo, non ha un deputato uscente: è un Trump+10,5, con due candidati credibili e ben finanziati e un sondaggio interno democratico che li dà in parità. Anche qui la sfida è considerata un testa a testa. L'unico seggio repubblicano reso più vulnerabile dalla nuova mappa è il sedicesimo, passato da Trump+16 a Trump+14. Il democratico Kelly Kirschner ha diffuso un sondaggio interno che lo vede avanti 40-39, ma la candidata repubblicana Sydney Gruters, moglie del presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, non dovrebbe avere problemi di raccolta fondi: qui, dunque, i repubblicani restano favoriti.

Louisiana e Tennessee sono invece i due casi in cui il gerrymandering repubblicano sembra aver raggiunto pienamente il proprio obiettivo. In Louisiana il collegio a maggioranza afroamericana di Cleo Fields è stato trasformato in un distretto a maggioranza bianca Trump+32 e Fields tornerà al Senato statale. In Tennessee il collegio di Memphis a maggioranza afro americana rappresentato da Steve Cohen è stato diviso tra tre distretti fortemente repubblicani e Cohen si è ritirato. Il nuovo nono collegio è un Trump+21, molto difficile da conquistare per il democratico Justin Pearson, progressista noto per essere stato espulso dal parlamento statale. La mappa ha inoltre reso più sicuro anche il quinto collegio del repubblicano Andy Ogles, ora Trump+23, dove il democratico Chaz Molder è indietro di 8 punti persino in un proprio sondaggio interno.

In North Carolina i repubblicani ci riprovano con Don Davis dopo il tentativo fallito del 2024. Due anni fa Davis vinse di 2 punti in un collegio Trump+3; ora deve riuscirci in un Trump+12 dal quale sono state eliminate alcune delle aree a lui più favorevoli. Due sondaggi interni democratici lo danno avanti di 3 o 4 punti, mentre un sondaggio repubblicano lo vede alla pari con Laurie Buckhout, la stessa avversaria del 2024. A livello statale, intanto, i democratici sono avanti di circa 5 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso. Anche questa corsa è un testa a testa.

In Ohio i repubblicani hanno proposto ai democratici una mappa solo moderatamente più favorevole al proprio partito, rinunciando a un ridisegno dei distretti che avrebbe potuto ribaltare tre seggi, per evitare una lunga battaglia giudiziaria e un possibile referendum. I democratici hanno accettato la nuova mappa. A Cincinnati Greg Landsman si ritrova così in un collegio Trump+3 che probabilmente avrebbe vinto anche nel 2024. L'unico sondaggio disponibile, realizzato da un istituto conservatore, lo dà avanti di 4 punti. Marcy Kaptur, la donna con più anni di servizio nella storia della Camera, aveva vinto nel 2024 in un collegio Trump+7 e ora corre in un Trump+11 contro lo stesso avversario di due anni fa. Chen la considera leggermente favorita.

Il Texas è lo Stato nel quale i repubblicani avevano promesso i maggiori guadagni. La nuova mappa era stata disegnata per conquistare 5 seggi, partendo dall'ipotesi che i progressi di Trump tra gli elettori latini nel 2024 fossero permanenti. I dati successivi sembrano però indicare il contrario e oggi, secondo Chen, i repubblicani sarebbero fortunati a conquistarne tre.

Il collegio del democratico conservatore Henry Cuellar è passato da Trump+7 a Trump+10, ma nelle elezioni per il Congresso aveva votato molto più a sinistra rispetto alle presidenziali. Cuellar, che era sotto processo per corruzione, ha ricevuto la grazia da Trump e si è comunque ricandidato con i democratici: l'unico sondaggio indipendente lo dà avanti di 11 punti. Vicente Gonzalez, in un altro collegio Trump+10 rimasto a maggioranza latino americana, è avanti di 3 punti nell'unico sondaggio indipendente.

Nel trentacinquesimo collegio, a maggioranza latina e comprendente i sobborghi di San Antonio, un sondaggio interno democratico dà i repubblicani avanti di un punto, mentre i democratici risultano in vantaggio nelle corse per governatore e Senato: testa a testa. Gli ultimi due collegi, Trump+20 e Trump+18, vengono invece considerati sostanzialmente persi: i deputati democratici uscenti si sono spostati nei distretti vicini e gli sfidanti rimasti dispongono di poche risorse.

La California riequilibra il conto

In California la nuova mappa, approvata dagli elettori con un referendum, non si limita a colpire 5 seggi attualmente detenuti dai repubblicani: ha anche messo al sicuro diversi esponenti democratici che prima rappresentavano collegi in bilico, come Josh Harder e Adam Gray, eletti in distretti vinti da Trump e ora candidati in collegi conquistati da Harris.

Dei 5 deputati repubblicani nel mirino, Doug LaMalfa è morto e il suo collegio, Harris+12, viene considerato una conquista sicura per i democratici. Kevin Kiley ha invece scelto di ricandidarsi come indipendente in un Harris+9, dove i candidati democratici hanno ottenuto complessivamente 11 punti in più nella jungle primary, la primaria californiana aperta a tutti i partiti nella quale i primi due classificati accedono al voto di novembre. Young Kim e Ken Calvert sono stati inseriti nello stesso collegio, lasciando libero un distretto Harris+13 destinato con ogni probabilità ai democratici.

David Valadao resta invece in un collegio Trump+2 a maggioranza latino americana, ma alle primarie i democratici hanno raccolto complessivamente 19 punti in più e un sondaggio interno democratico lo dà indietro di 4: è leggermente sfavorito. La sfida più incerta è invece quella per il seggio lasciato da Darrell Issa, un Harris+4 nel quale i democratici hanno vinto le primarie con 7 punti di vantaggio, ma un sondaggio indipendente li vede avanti soltanto 45-42.

In Utah la Corte Suprema statale ha invece imposto ai repubblicani di applicare le mappe imparziali approvate dagli elettori con un referendum nel 2018. Il deputato repubblicano Burgess Owens si è così ritirato e il nuovo primo collegio, Harris+24, è considerato una conquista sicura per l'ex deputato democratico Ben McAdams.

Secondo il bilancio complessivo di Chen, le nuove mappe favoriscono dunque i democratici nella conquista di 6 seggi e i repubblicani in 5 collegi oggi detenuti dai democratici. Altri 4 collegi attualmente sono in bilico. Se questi ultimi si dividessero equamente tra i due partiti, i repubblicani conquisterebbero 7 seggi e i democratici 6, con un saldo netto di un solo seggio a favore dei repubblicani.

A limitare il vantaggio repubblicano è soprattutto il clima politico nazionale, oggi molto favorevole ai democratici. Diverse mappe disegnate dai repubblicani puntano infatti ad assicurare più seggi in una competizione equilibrata, ma potrebbero rivelarsi vulnerabili a un’ondata democratica come quella che si sta configurando per novembre. Anche senza considerare il clima politico, tuttavia, lo spostamento resterebbe relativamente contenuto: il margine di vantaggio di Trump nel collegio mediano della Camera, quello al centro della distribuzione tra seggi più democratici e più repubblicani, passa da 3,1 punti con le mappe del 2024 a 4,5 punti con quelle del 2026. In vista del 2028, intanto, i democratici stanno preparando il ridisegno di nuove mappe a proprio vantaggio anche a New York, in Virginia e in Minnesota.

Condividi
Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.