Le intelligence europee in allarme: la Russia potrebbe attaccare la NATO entro un anno
La nuova stima dei servizi segreti europei sposta la finestra del possibile conflitto dal 2029 ai prossimi dodici mesi. Putin ha già ottenuto la copertura legale per intervenire all'estero.
I servizi di intelligence dei Paesi europei della NATO hanno rivisto in maniera netto le stime sul rischio di un confronto militare con la Russia. Fino a poche settimane fa, l'orizzonte più citato era la fine del decennio in corso, con il 2029 indicato come anno di riferimento dalla Germania e da alcuni Paesi scandinavi. Ora però, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alti funzionari europei ritengono che Mosca possa cercare uno scontro militare con l'Alleanza Atlantica molto prima, persino già entro i prossimi 12 mesi.
Il segnale politico più rilevante arriva da Mosca, dove la Duma e il Consiglio della Federazione hanno appena approvato una norma che autorizza il presidente russo a impiegare le Forze Armate russe fuori dai confini nazionali per "proteggere i cittadini russi" sottoposti ad arresto, detenzione o procedimento penale all'estero. È uno schema già visto. Già il 1° marzo 2014 il Consiglio della Federazione concesse a Vladimir Putin il via libera all'uso delle truppe oltreconfine, offrendo una copertura legale all'occupazione della Crimea già avviata dai militari russi senza insegne, i cosiddetti "omini verdi". Nel febbraio 2022, una settimana prima dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, la Duma chiese al presidente di riconoscere l'indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk.
Sul campo di battaglia in Ucraina, però, la macchina militare russa è sempre più sotto pressione. Da febbraio 2026 l'avanzata russa si è praticamente fermata e in alcuni settori del fronte le forze di Mosca hanno persino perso terreno. L'intelligence occidentale stima perdite mensili per i russi intorno ai 35 mila soldati, più di quanti il Cremlino riesca a reclutare attraverso i contratti volontari. Le forze ucraine hanno conquistato un vantaggio crescente nella guerra dei droni e indebolito la tattica russa dell'infiltrazione. I velivoli a medio raggio ucraini sono ora in grado di colpire i sistemi della contraerea russa, aprendo così la strada ad attacchi in profondità contro raffinerie, infrastrutture petrolifere e impianti del complesso militare-industriale russo. Il 17 maggio, i droni russi hanno colpito Mosca e la regione circostante con il più grande attacco mai registrato dall'inizio dell'invasione.
L'orizzonte per un attacco si è ristretto: da fine decennio a 12 mesi
I servizi di intelligence europei accorciano drasticamente le stime sul rischio di scontro militare con Mosca. La Duma vara una nuova legge sull'uso delle truppe oltreconfine, mentre sul campo di battaglia in Ucraina l'esercito russo continua a logorarsi.
Alti funzionari europei al Wall Street Journal: Mosca potrebbe cercare uno scontro militare con la NATO molto prima del 2029, persino entro un anno.
Il copione del Cremlino: 3 via libera della Duma in 12 anni
Ogni grande operazione militare russa all'estero è stata preceduta da un voto formale della Duma. La nuova legge di maggio 2026 segue lo stesso schema delle due precedenti.
Nei due casi precedenti, dalla approvazione della legge all'azione militare sono passate poche settimane. Lo scenario più temuto dalla NATO è oggi un'operazione militare russa limitata nei Paesi baltici, giustificata dalla necessità di proteggere la popolazione russofona.
In Ucraina l'avanzata russa si è fermata, ma il logoramento alimenta paradossalmente il rischio di escalation
L'esercito russo perde più uomini di quanti ne arruoli e ha smesso di avanzare in Ucraina. È proprio questo stallo, secondo gli analisti, a rendere oggi più probabile una nuova mobilitazione e una successiva apertura di un secondo fronte.
Quattro diverse letture, una sola direzione
Cosa dicono diplomatici, analisti e comandanti militari sull'accelerazione del rischio. Le citazioni provenienti dal Wall Street Journal e da Reuters.
I segnali che hanno fatto scattare l'allarme
Tre episodi nelle ultime settimane convergono nella stessa minacciosa direzione.
2026
2026
2026
Il rischio per i Baltici e la pressione sull'Europa
La crisi mediorientale aggiunge un ulteriore fattore di instabilità. Lo shock energetico legato al conflitto con l'Iran potrebbe garantire al Cremlino nuove entrate e alimentare tensioni politiche in Europa, rafforzando i movimenti nazionalisti contrari agli aiuti a Kyiv. In particolare in Francia, dove nel 2027 si voterà per le presidenziali, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha preso le distanze da Putin, ma mantiene una linea euroscettica e resta favorito per la vittoria.
"La Russia considera l'Unione Europea come una minaccia per il suo sistema di governo, fondato sull'oppressione e sulla paura", ha dichiarato al Wall Street Journal Michael McGrath, Commissario Europeo per la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di diritto. "Il loro obiettivo finale è distruggere l'Unione Europea. Non dobbiamo farci illusioni: non hanno alcuna intenzione di avere ai loro confini un blocco democratico grande, potente e unito". Per Benjamin Haddad, Ministro francese per gli Affari europei, Mosca punta a compromettere l'intera architettura di sicurezza del continente.
Lo scenario più temuto dalla NATO resta quello di un attacco nei Paesi baltici. Una piccola operazione di frontiera, giustificata dalla necessità di "proteggere" la popolazione russofona, darebbe a Mosca un pretesto operativo ambiguo, senza attivare necessariamente in modo automatico l'Articolo 5 del Trattato Atlantico. Il calcolo russo potrebbe poggiare anche sulla postura ambigua dell'Amministrazione Trump. Il 20 maggio, il presidente e la premier lituani sono stati portati in luoghi sicuri e i residenti di Vilnius hanno ricevuto un ordine di evacuazione verso i rifugi dopo un allarme aereo provocato da droni in arrivo dalla Bielorussia. È stato il primo episodio di questo tipo in un Paese dell'Unione Europea e della NATO dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Sul territorio bielorusso, intanto, si sono svolte esercitazioni che hanno simulato l'impiego di armi nucleari.
Norbert Röttgen, presidente della Commissione Esteri del Bundestag, riconosce che estendere il conflitto ai Paesi baltici per uscire dallo stallo ucraino comporterebbe per Mosca un rischio enorme. Ma aggiunge: "Nonostante i miei dubbi, dobbiamo tenere conto del fatto che Putin agisce in modo irrazionale e potrebbe essere pronto all'escalation".
La mobilitazione come possibile detonatore
La possibile escalation potrebbe essere legata anche alla necessità interna di una nuova mobilitazione. È la lettura offerta al Wall Street Journal da Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri. "Se mobiliti solo per questa guerra, mandi il segnale che non la stai vincendo. Per questo serve un'escalation che giustifichi la mobilitazione, ed è un momento molto pericoloso", ha detto Kallas. "Nessuno può vedere cosa accade nella testa di Putin, ma questo potrebbe essere il suo calcolo per cambiare la traiettoria della guerra".
Diversi analisti convergono sull'ipotesi di una nuova chiamata alle armi. L'Institute for the Study of War (ISW), think tank americano, ha scritto a febbraio che i soldati a contratto non bastano più a compensare le perdite al fronte e che alcune leggi approvate alla fine del 2024 permettono ora potenzialmente al Ministero della Difesa di attivare una riserva di due milioni di uomini. A maggio, anche l'International Institute for Strategic Studies di Londra ha indicato che l'attuale modello di reclutamento e finanziamento è vicino al punto di esaurimento. Per Kaupo Rosin, direttore dell'intelligence estera estone, "dal punto di vista tecnico la mobilitazione è del tutto possibile: il sistema è stato messo a punto dopo i problemi della mobilitazione parziale dell'autunno 2022".
Dal fronte ucraino arriva una valutazione speculare. Il generale di brigata Andriy Biletsky, comandante del Terzo Corpo d'Armata, ha detto a Reuters che i prossimi sei-nove mesi rappresentano un "punto di svolta". L'esercito russo, secondo Biletsky, è ormai logorato e non è più in grado di ottenere sfondamenti significativi. "La mancanza di personale non gli permette più di avanzare come faceva un anno fa", ha spiegato il comandante. Anche l'ISW ha scritto a inizio settimana che le forze di Kyiv stanno "superando attivamente il carattere posizionale della guerra".