Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
L'Amministrazione Trump ha già rimborsato 100 miliardi di dazi bocciati dalla Corte Suprema
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Economia 14 min di lettura

L'Amministrazione Trump ha già rimborsato 100 miliardi di dazi bocciati dalla Corte Suprema

Sono il 60% dei 165 miliardi incassati con i dazi del "liberation day". La dogana ha accettato pratiche per altri 128 miliardi, ma i soldi tornano alle imprese importatrici, non ai consumatori

L'Amministrazione americana ha già restituito agli importatori circa 100 miliardi di dollari di dazi, dopo che all'inizio dell'anno la Corte Suprema ha bocciato l'uso dei poteri di emergenza con cui il presidente Donald Trump aveva imposto le tariffe ai partner commerciali. La cifra corrisponde al 60% dei 165 miliardi incassati con i dazi del "Liberation day".

Il dato è stato comunicato martedì dai funzionari doganali ai giudici della Corte per il commercio internazionale, il tribunale federale specializzato nelle controversie sulle importazioni. Nello stesso deposito la Customs and Border Protection (l'agenzia che gestisce dogane e frontiere) ha scritto che richieste per oltre 128 miliardi di dollari sono state accettate e sono in lavorazione, un segnale che altri rimborsi sono imminenti.

Dazi · Il denaro che torna indietro

Lo Stato americano restituisce i dazi, e intanto ne impone di nuovi

La Corte Suprema ha bocciato le tariffe del «Liberation day». Da allora la dogana americana ha già ridato agli importatori 100 miliardi di dollari, il 60% di quanto aveva incassato. Nello stesso momento, però, il muro tariffario si sta già rialzando su un’altra legge.

Rimborsi versati agli importatori
0mld $
0%

già restituiti a chi aveva pagato le tariffe

dei 165 miliardi incassati con i dazi del «Liberation day»

Incassato con i dazi poi dichiarati illegali 165 mld $
100 mld restituiti
100 miliardi già restituiti agli importatori
65 miliardi ancora nelle casse dello Stato
La linea tratteggiata segna i 128 miliardi di richieste già accettate: altri rimborsi sono imminenti
Come si è arrivati qui
I soldi tornano dove gli importi erano più grandi
Può chiedere il rimborso solo chi risulta importatore registrato: 330.000 aziende. Restano fuori le piccole imprese che i dazi li hanno pagati sotto forma di prezzi più alti o di sovrapprezzi in fattura, e i consumatori. Dati CBP al 29 giugno 2026.
Il muro si ricostruisce
La base giuridica non è più quella bocciata a febbraio, ma la Section 301 del Trade Act del 1974: la stessa norma usata nella guerra commerciale con la Cina del 2018. I nuovi dazi coprono quasi tutte le importazioni americane.
Fonte Customs and Border Protection, depositi alla Court of International Trade; Office of the U.S. Trade Representative; Cato Institute; Financial Times. Dati aggiornati al 4 agosto 2026.

A febbraio la Corte Suprema ha vietato il ricorso ai poteri economici di emergenza per imporre dazi elevati, riducendo in modo netto l'uso che il presidente aveva fatto dell'autorità esecutiva. Dopo quella sentenza sono stati i giudici della Corte per il commercio internazionale a ordinare all'agenzia doganale di avviare le pratiche di rimborso.

I dazi del "Liberation Say" erano il perno della guerra commerciale del presidente, che ha usato le tariffe su una scala senza precedenti per ridisegnare il rapporto tra gli Stati Uniti e l'economia mondiale. La restituzione di quei soldi è l'ultimo capovolgimento di una vicenda che va avanti da mesi.

Il presidente e i suoi collaboratori avevano avvertito che i rimborsi sarebbero arrivati solo dopo altre cause. "Questo potrebbe richiedere anni di contenzioso prima di arrivare ai pagamenti", ha detto a febbraio il segretario al Tesoro Scott Bessent. "E se ci sarà un pagamento, sembra che sarà il massimo dell'assistenzialismo alle imprese". Il mese scorso il presidente ha attaccato di nuovo la Corte Suprema su Truth Social, scrivendo che i giudici sono costati agli Stati Uniti "migliaia e migliaia di miliardi di dollari" con la decisione di cancellare i suoi dazi.

La velocità con cui il denaro è stato restituito ha sorpreso gli avvocati e gli analisti che seguono il commercio internazionale. "L'amministrazione sta procedendo spedita con i rimborsi", ha detto al Financial Times Ted Murphy, avvocato specializzato in commercio dello studio Sidley Austin di Washington. Walker Livingston, analista della società di consulenza Capstone che segue il procedimento in tribunale, si è detto "molto piacevolmente sorpreso" dalla rapidità con cui il governo si è mosso.

I parlamentari americani contestano il fatto che i soldi finiscano soprattutto alle grandi imprese e quasi mai ai consumatori o alle piccole aziende che i dazi li hanno pagati sotto forma di prezzi più alti. Greg Casar, deputato democratico progressista del Texas, ha detto che il presidente sta mandando i rimborsi alle aziende e non ai lavoratori. "Ogni singolo centesimo di questi rimborsi dovrebbe tornare ai consumatori americani", ha aggiunto.

Il sistema creato per ordine del tribunale può essere usato solo da chi risulta "importatore registrato", cioè da chi compare formalmente come importatore nei documenti doganali. Restano fuori le piccole imprese che non hanno importato direttamente i prodotti ma hanno comunque pagato le tariffe, attraverso costi più alti o sovrapprezzi indicati in fattura. Altre piccole aziende hanno segnalato di non sapere come chiedere indietro i soldi o di non avere le risorse per farlo.

Mentre restituisce miliardi agli importatori, il governo sta ricostruendo il muro dei dazi con una nuova serie di dazi. La settimana scorsa ha iniziato ad applicare dazi tra il 10 e il 12,5% a più di 60 economie, basandosi su una legge diversa da quella bocciata dalla Corte Suprema. Contro le nuove tariffe sono già arrivati almeno tre ricorsi separati, tra cui quello degli avvocati che avevano vinto davanti alla Corte Suprema contro i dazi del "Liberation Day".

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.