Sette americani su dieci dicono di essere contrari alla costruzione di un data center nella zona in cui vivono, secondo un sondaggio Gallup di marzo. Le prime ragioni che indicano sono l'inquinamento dell'aria e il consumo di acqua. Su quell'ostilità si è costruita una campagna elettorale a Memphis, in Tennessee, dove il deputato democratico Justin Pearson corre alle primarie del 6 agosto per il nono distretto congressuale chiedendo una moratoria sulla costruzione dei data center.
Pearson, 31 anni, abita nel quartiere di Westwood, a South Memphis, stretto tra i due impianti di xAI, l'azienda di intelligenza artificiale di Elon Musk. Colossus 1 è a dieci minuti di auto verso nord-ovest, Colossus 2 a quindici verso sud-est, insieme alle 69 turbine a gas metano piazzate appena oltre il confine con il Mississippi che oggi alimentano il secondo supercomputer, quasi tutte senza i sistemi di abbattimento delle emissioni richiesti dalle norme federali.
Le associazioni ambientaliste che hanno fatto causa a xAI stimano che quelle macchine possano immettere ogni anno più di 2.500 tonnellate di sostanze che formano lo smog in un'area che è già prima in Tennessee per accessi al pronto soccorso dovuti all'asma.
"L'intelligenza artificiale è controllata da persone. I data center sono costruiti da persone. E quelle persone, per come esistono e operano nel mondo, sono una minaccia per l'umanità", ha detto Pearson a POLITICO Magazine.
Il codice postale 38109, dove si trovano entrambi gli impianti, ospitava già più di diciassette stabilimenti industriali che rilasciano abbastanza sostanze tossiche da doversi registrare nell'inventario dell'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente.
Molti di quegli impianti sono stati costruiti, come Colossus 1, in un'area industriale ricavata da vecchie terre di piantagione, accanto a quartieri fondati da ex schiavi i cui residenti sono ancora per il 90 per cento neri, con un reddito familiare mediano di 36mila dollari.
L'arrivo di xAI è stato il risultato di un corteggiamento dell'azienda elettrica municipale di Memphis e dell'organizzazione locale per lo sviluppo economico, che hanno firmato accordi di riservatezza durante la trattativa e hanno poi celebrato il fatto che, portandosi le proprie turbine a gas, il data center non avrebbe pesato sulla rete elettrica già sotto sforzo. L'inquinamento è emerso solo dopo mesi di richieste di Pearson e dei gruppi ambientalisti locali, che hanno fatto volare telecamere termiche sopra l'impianto.
Confrontando le foto delle turbine con le schede tecniche dei produttori, l'associazione Southern Environmental Law Center ha calcolato che le macchine potessero emettere tra 1.200 e 2.000 tonnellate l'anno di ossidi di azoto, i gas che formano lo smog, molto più della centrale a gas dall'altra parte della strada o della raffineria poco distante.
xAI ha risposto che, essendo montate su ruote e quindi facilmente spostabili, le turbine rientrano nelle regole meno severe previste per gli impianti "temporanei", che non richiedono filtri antinquinamento durante il primo anno di funzionamento. Colossus 1 è stato alimentato da 35 turbine per quasi un anno prima che l'azienda chiedesse un'autorizzazione, ottenuta poi per sole quindici macchine. I rilevatori della qualità dell'aria continuano a registrare livelli elevati di polveri sottili nei quartieri circostanti.
Per Colossus 2 xAI ha ottenuto il permesso per 41 turbine, che pur con i sistemi di abbattimento potranno rilasciare quasi 20 tonnellate l'anno di polveri sottili e oltre 417 tonnellate di ossidi di azoto. Secondo la società di analisi indipendente EmPower Analytics Group quelle emissioni potrebbero produrre danni sanitari per un valore compreso tra 30 e 44 milioni di dollari, soprattutto per asma e infarti, con gli aumenti maggiori proprio nel quartiere dove vive Pearson. Nel frattempo il supercomputer viene alimentato da altre 69 turbine prive di autorizzazione.
La scorsa settimana l'azienda ha annunciato di aver raggiunto un accordo con lo Stato del Mississippi per rimuovere entro un anno le turbine sprovviste di permesso e per dotare tutte le macchine mobili di tecnologie avanzate di controllo delle emissioni. Lo spostamento coinciderà però in gran parte con l'anniversario dell'installazione, quando xAI avrebbe comunque dovuto rimuoverle. Tredici turbine resteranno sul posto oltre i dodici mesi.
"Costruiamo i nostri impianti rapidamente, mantenendo i più alti standard di responsabilità operativa, tutela ambientale e collaborazione con la comunità", ha scritto l'azienda, che sostiene anche che i monitoraggi attuali mostrano una qualità dell'aria in linea con gli standard federali, senza però diffondere i dati.
Il Dipartimento di Giustizia è intervenuto in giudizio a favore di xAI, sostenendo che le macchine devono continuare a funzionare in nome della sicurezza nazionale: l'esercito americano si è appoggiato al data center che alimenta Grok durante l'attacco all'Iran chiamato Operazione Epic Fury. L'amministrazione Trump sostiene inoltre di avere il diritto di far cadere qualsiasi causa intentata dai cittadini contro chi inquina in base al Clean Air Act, la legge federale sull'aria pulita, una posizione che secondo gli avvocati ambientalisti riscriverebbe decenni di applicazione delle norme.
La velocità è il vantaggio competitivo rivendicato dall'azienda. Nei documenti depositati a maggio per la quotazione in borsa, SpaceX ha scritto che il primo gruppo di calcolo di Colossus 1 è entrato in funzione in 122 giorni e quello di Colossus 2 in 91. "Crediamo che la velocità sia un vantaggio competitivo", si legge negli stessi documenti, che valutano il gruppo 2,1 mila miliardi di dollari.
Le quattro maggiori aziende tecnologiche americane hanno previsto di spendere circa 670 miliardi di dollari solo quest'anno per costruire nuovi impianti.
Chi difende i data center parla di primato geopolitico. Bill Drexel, ricercatore dello Hudson Institute che studia la competizione internazionale sull'intelligenza artificiale, ha detto che quando si discute di moratorie la vera posta in gioco è se questa tecnologia sarà guidata da una democrazia imperfetta o da un regime autoritario.
Il presidente Donald Trump ha ripreso lo stesso argomento all'inizio di luglio rivolgendosi ai potenziali oppositori: "Non potete combatterlo, dovete accettarlo. Se non lo facciamo resteremo indietro. Ci sono comunità che vogliono davvero i data center e francamente quelle sono le comunità intelligenti".
Il 41 per cento degli americani si dice contrario alla costruzione di un data center entro tre miglia da casa propria, contro il 28 per cento di gennaio, mentre i favorevoli sono scesi dal 37 al 24 per cento, secondo il sondaggio realizzato per POLITICO dall'istituto indipendente Public First. Nel primo trimestre del 2026 almeno 75 progetti per un valore di 130 miliardi di dollari sono stati bloccati o rallentati dall'opposizione locale, secondo la società di monitoraggio Data Center Watch.
Le moratorie a livello di contea si moltiplicano anche in aree conservatrici, mentre in Oklahoma, California e Michigan gli amministratori locali che hanno approvato progetti contestati si sono trovati di fronte a petizioni per la revoca del mandato. Il mese scorso la governatrice di New York Kathy Hochul, democratica moderata, ha ordinato uno stop di un anno alle nuove costruzioni.
Secondo un documento della società di consulenza Carbon Direct, la spinta alle cancellazioni non nasce solo dai milioni di litri d'acqua al giorno e dal fabbisogno elettrico degli impianti, ma anche dalla mancanza di trasparenza delle aziende tecnologiche. I casi che coinvolgono accordi di riservatezza, società schermo e inquilini non dichiarati hanno affrontato un'opposizione più dura e più rapida a organizzarsi, tanto che i vantaggi legali della segretezza non hanno compensato i costi politici.
Alexandria Ocasio-Cortez ha presentato con il senatore Bernie Sanders una proposta di legge per una sospensione a tempo indeterminato delle costruzioni, ed è oggi la voce più nota di quello che alcuni chiamano un movimento neoluddista. Il paragone è con la rivolta operaia dell'Inghilterra di inizio Ottocento, quando i telai meccanici trasformarono la tessitura da mestiere artigianale svolto in casa a lavoro di fabbrica pagato meno.
Il movimento prese il nome da Ned Ludd, un tessitore di Nottingham probabilmente mai esistito, cominciò con petizioni e lettere ai giornali e passò alla distruzione delle macchine solo nel 1811, davanti all'assenza di risultati e al divieto dei sindacati. Dopo una rivolta finita nel sangue nel 1812 il governo britannico mandò 14mila soldati a Nottingham, il parlamento rese la distruzione dei macchinari un reato punibile con la morte e ventiquattro luddisti finirono impiccati.
"Non era una reazione contro la tecnologia, era una reazione contro lo sfruttamento", ha detto a POLITICO Magazine Miriam Cherry, direttrice del centro di diritto del lavoro della St. Johns University.
Brian Merchant, giornalista tecnologico autore nel 2023 del libro Blood in the Machine, ha detto che oggi molte persone guardano ai data center e vedono pochi che ne traggono beneficio a spese di molti. I neoluddisti, secondo Merchant, non si oppongono alla tecnologia in sé ma a quello che la tecnologia fa sul territorio. Pearson non rivendica l'etichetta ma riconosce "forti somiglianze" e invita a studiare cosa facessero davvero i luddisti.
La corsa di Pearson è tutt'altro che vinta. Il deputato era già stato espulso dall'assemblea del Tennessee nel 2023 come uno dei "Tennessee Three", i democratici che avevano partecipato a una protesta per il controllo delle armi dopo una sparatoria in una scuola vicino a Nashville, per poi essere rieletto quattro mesi dopo.
A maggio i repubblicani del Tennessee hanno ridisegnato i confini del nono distretto, spezzando l'unico collegio a maggioranza nera e democratica dello Stato: oggi il distretto si allunga per 320 chilometri su altre quattordici contee profondamente repubblicane. La nuova linea di confine passa tra i due impianti di xAI ed esclude dal collegio parte dei suoi sostenitori più convinti.
Scott Golden, presidente del Partito Repubblicano del Tennessee, ha detto che le continue violazioni del regolamento dell'assemblea da parte di Pearson e la sua mancanza di rispetto verso le forze dell'ordine potrebbero diventare il centro della campagna per le elezioni generali del 3 novembre. Ha aggiunto che se il deputato è interessato ai piani regolatori forse dovrebbe candidarsi al consiglio comunale.
Brent Taylor, senatore statale repubblicano candidato nello stesso distretto, aveva definito nel 2025 l'impianto di xAI un grande vantaggio per Memphis, citando i circa 300 dipendenti e gli stipendi da Silicon Valley. Aveva anche proposto di discutere con l'azienda l'acquisto delle case più vicine.
Anche dentro il campo democratico la posizione di Pearson non è quella maggioritaria. La senatrice statale London Lamar, sua principale avversaria alle primarie e sostenuta da buona parte degli eletti di Memphis, ha lavorato a proposte di legge per obbligare i data center a dichiarare consumi di acqua ed elettricità. Dice che la questione della moratoria esiste solo per via del suo avversario, ma nel corso della stessa telefonata con POLITICO Magazine si è convinta della necessità di una sospensione temporanea, senza indicarne la durata.
L'opposizione ai data center attraversa anche il campo repubblicano. Il consulente conservatore texano Brendan Steinhauser ha detto che alcuni candidati liquidano le proteste come un'operazione del Partito comunista cinese. Secondo Steinhauser chi la pensa così perderà, perché il fenomeno è per il 99 per cento spontaneo.
Amy Kremer, tra i fondatori del Tea Party, ha organizzato una giornata nazionale di mobilitazione davanti a 140 data center in 42 Stati per chiedere la fine delle esenzioni fiscali agli impianti e regole più severe sui modelli di intelligenza artificiale, dicendo di applicare il vecchio manuale del Tea Party. In Tennessee la contea rurale e conservatrice di Lawrence si è spaccata su un impianto da appena 4,9 megawatt, una frazione degli 1,5 gigawatt richiesti da un data center di xAI: le petizioni contro il progetto hanno raccolto più di 7mila firme e i residenti stanno raccogliendo fondi per un ricorso.
Marsha Blackburn, candidata repubblicana alla guida del Tennessee, si è schierata contro un progetto proposto accanto allo zoo di Nashville dicendo che disturberebbe i leopardi, ma difende gli impianti nelle aree industriali: gli americani, ha detto a una radio di Nashville, vogliono che i propri dati restino negli Stati Uniti e non finiscano nelle mani della Cina.
Dan Diorio, vicepresidente per gli affari istituzionali della Data Center Coalition, l'associazione di categoria del settore, attribuisce agli impianti 5,5 milioni di posti di lavoro, un contributo di 927 miliardi di dollari al prodotto interno lordo e 204 miliardi di gettito fiscale federale, statale e locale.
A Memphis la città ha annunciato che destinerà il 25 per cento delle entrate fiscali dei data center a interventi nei quartieri più vicini agli impianti, mentre a giugno xAI ha offerto ai residenti il servizio internet satellitare Starlink a metà prezzo.
Pearson dice che continuerà a chiedere una moratoria qualunque sia l'esito del voto, insieme all'aumento del salario minimo e alla sanità universale. "Quello a cui assisto è un computer trattato con più cura e attenzione di un essere umano da parte di amministratori eletti, aziende e governo federale", ha detto. "Ed è sbagliato, dovrebbe terrorizzare le persone che un data center venga protetto più di chi ci vive accanto".
