La Georgia rinuncia a ridisegnare i collegi elettorali

I leader del partito hanno respinto la richiesta del governatore Brian Kemp, a differenza di altri Stati del Sud che hanno ridisegnato in fretta le mappe per favorire il partito.

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La Georgia rinuncia a ridisegnare i collegi elettorali

I leader repubblicani del parlamento della Georgia hanno respinto mercoledì la richiesta del governatore Brian Kemp di ridisegnare i confini dei collegi elettorali, fermando un'operazione che avrebbe ridotto il peso politico degli elettori non bianchi. La decisione è arrivata nel giorno in cui Kemp, anche lui repubblicano, aveva convocato una sessione straordinaria del parlamento statale proprio per rivedere quei confini.

Negli Stati Uniti i confini dei collegi vengono ridisegnati periodicamente e il partito che controlla un parlamento statale può tracciarli in modo da avvantaggiare i propri candidati, una pratica nota come gerrymandering. I leader repubblicani hanno motivato la marcia indietro con il timore di muoversi troppo in fretta dopo una sentenza della Corte Suprema che ha indebolito le tutele del Voting Rights Act per gli elettori delle minoranze.

La scelta della Georgia contrasta con quanto accaduto in altri Stati del Sud, dove le maggioranze repubblicane hanno ridisegnato in fretta i collegi del Congresso prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Lo hanno fatto in parte rispondendo agli appelli del presidente Donald Trump, che vuole rafforzare la fragile maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti.

Attivisti per i diritti civili e parlamentari democratici, soprattutto quelli neri e di altre minoranze, hanno celebrato il risultato dopo settimane di pressioni e dopo aver radunato centinaia di cittadini davanti al Campidoglio della Georgia ad Atlanta. Tra loro c'era Raphael Warnock, primo senatore nero dello Stato, tornato da Washington per partecipare alla protesta.

"Oggi si è visto che le persone comuni non devono aspettare fino a novembre per far sentire la propria voce e proteggere la nostra democrazia", ha dichiarato Warnock. "Possiamo alzarci in piedi e parlare proprio adesso."

Kemp non aveva chiesto di riaprire i collegi prima di novembre. Voleva invece che i confini per il Congresso venissero ridisegnati in vista delle elezioni del 2028. Il governatore, negli ultimi mesi del suo secondo mandato, aveva anche chiesto ai parlamentari di ridisegnare i propri collegi, una mossa che avrebbe reso la Georgia il primo Stato ad applicare al proprio parlamento la sentenza Louisiana contro Callais della Corte Suprema.

Lo speaker della Camera statale Jon Burns ha inviato a Kemp una lettera poche ore prima dell'inizio della sessione, informandolo che i parlamentari non avrebbero affrontato il tema del ridisegno dei collegi. Ha annunciato la decisione poco dopo, mentre i manifestanti riempivano il Campidoglio al grido di "Black voters matter", gli elettori neri contano.

Kemp ritiene che gli attuali collegi della Georgia siano incostituzionali e non vede ragioni per rinviare la loro revisione. "La suddivisione dei collegi legislativi è però responsabilità dell'Assemblea generale ed è nella sua discrezione rimandare la questione a una data successiva", ha scritto in un comunicato.

Burns ha spiegato che i parlamentari vogliono procedere con calma dopo la sentenza Callais, con cui la Corte Suprema ha annullato la mappa dei collegi della Louisiana giudicandola un gerrymander razziale illegale. La decisione apre la strada ai parlamenti statali per ridurre il numero di collegi in cui gli elettori neri e di altre minoranze sono determinanti.

Per lo speaker era più importante concentrarsi sui temi economici che su quelli che ha definito giochi di parte. Ha citato anche le cause ancora pendenti sugli attuali collegi della Georgia e la necessità di capire fino in fondo come la questione razziale possa o non possa essere usata nel disegno dei confini.

In privato, come riferito dall'Associated Press, alcuni repubblicani avevano espresso il timore che un processo affrettato, capace di ridurre il potere politico degli elettori delle minoranze, potesse provocare una reazione negativa. Temevano inoltre che i nuovi confini creassero senza volerlo collegi più competitivi, che i democratici avrebbero potuto vincere, soprattutto nell'area di Atlanta. I repubblicani della Georgia non hanno comunque escluso di tornare sul tema più avanti nel corso dell'anno.

Prima della sentenza Callais, la Sezione 2 del Voting Rights Act, la legge del 1965 che tutela il diritto di voto delle minoranze, era interpretata come un obbligo a disegnare collegi che dessero alle minoranze storicamente svantaggiate una ragionevole possibilità di eleggere i candidati di loro scelta. A livello nazionale questi collegi, chiamati opportunity districts, hanno eletto in misura maggiore deputati neri e di altre minoranze.

Circa un terzo dei 180 deputati statali della Georgia è nero. Aggiungendo elettori latini, asiatici e di altre minoranze, la quota di non bianchi sale al 40%, più o meno in linea con la composizione della popolazione dello Stato. Nella delegazione della Georgia alla Camera dei rappresentanti cinque collegi su quattordici hanno un elettorato in maggioranza o in maggioranza relativa non bianco. Nel 2024 tutti hanno eletto democratici neri.

Con la sentenza Callais una maggioranza conservatrice dei giudici ha concluso che i collegi disegnati tenendo conto della composizione etnica violano la clausola di eguale protezione della Costituzione americana. L'opinione di maggioranza, scritta dal giudice Samuel Alito, ha stabilito che la ripartizione dei collegi deve essere neutrale rispetto all'etnia.

Il ragionamento di Alito non si fondava sugli interessi di partito e i tribunali federali hanno stabilito che il gerrymandering a fini partitici è permesso dalla Costituzione. Negli Stati del Sud, però, l'appartenenza a un partito coincide in larga parte con l'etnia e così la sentenza ha permesso ai repubblicani di rafforzare i propri collegi ridistribuendo gli elettori non bianchi, che tendono a votare per i democratici. Molti attivisti per i diritti civili sostengono che questo renda impossibile per i parlamenti del Sud essere davvero neutrali rispetto all'etnia quando tracciano i confini.

Il tema dei diritti di voto delle minoranze è particolarmente sentito in Georgia, dove il complesso del Campidoglio ospita una statua di Martin Luther King e si trova a pochi isolati dai luoghi in cui il leader dei diritti civili visse, predicò e guidò il movimento che portò all'approvazione del Voting Rights Act nel 1965. Warnock, che è anche pastore della chiesa di Atlanta dove King predicava, ha paragonato la possibilità di ridurre la rappresentanza dei non bianchi alla lunga storia delle leggi Jim Crow, il sistema di segregazione razziale in vigore nel Sud, con le tasse sul voto e i test di alfabetizzazione che un tempo escludevano gli elettori neri. Anche quelle misure, ha ricordato, venivano definite neutrali rispetto all'etnia.

"Se volete ridisegnare le mappe e ne avete il potere, immagino che possiate farlo", ha detto Warnock riferendosi ai repubblicani che lodano King ogni anno nella festa nazionale a lui dedicata. "Ma tenete il nome del dottor King fuori dalla vostra bocca."

A livello nazionale la battaglia sul ridisegno dei collegi è cominciata l'anno scorso, quando Trump ha spinto gli Stati controllati dai repubblicani a ridisegnare le mappe del Congresso a proprio vantaggio. Il Texas è stato il primo a rispondere all'appello.

Il governatore della California Gavin Newsom e i democratici di Sacramento hanno reagito con un proprio gerrymander, poi approvato dagli elettori. Altri Stati hanno seguito. Il bilancio sarebbe stato quasi in pareggio se la Corte Suprema della Virginia, a maggioranza conservatrice, non avesse annullato le nuove mappe disegnate dai democratici e approvate dagli elettori. Nel complesso i repubblicani ritengono di poter guadagnare dieci seggi netti nei vari Stati. Potrebbero non bastare per conservare la maggioranza al Congresso, vista la bassa popolarità del presidente, ma potrebbero limitare i guadagni dei democratici.

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