Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha comunicato questa settimana ai datori di lavoro americani che le protezioni umanitarie concesse a circa 350.000 immigrati haitiani sono ufficialmente scadute. I licenziamenti sono cominciati subito. A perdere centinaia di dipendenti, ricostruisce il Washington Post, sono soprattutto case di riposo, aeroporti e scuole della costa orientale e del Midwest.
Le strutture per anziani hanno mandato a casa assistenti sanitari, addetti alla ristorazione e personale delle pulizie. Negli aeroporti di Fort Lauderdale e Boston, le società appaltatrici hanno licenziato decine di haitiani impiegati nella pulizia e nella sanificazione delle cabine o nell'assistenza ai passeggeri in sedia a rotelle. Secondo i responsabili del sindacato SEIU 32BJ, soltanto nello scalo della Florida fino a lunedì lavoravano 132 persone oggi rimaste senza impiego. In Florida sono stati licenziati anche giardinieri, autisti di scuolabus e dipendenti delle scuole; a New York, invece, decine di guardie giurate sono state prima allontanate e poi riassunte, nel mezzo della confusione sui requisiti legali.
Il limbo giuridico sulla fine del TPS
Il TPS, lo status di protezione temporanea, è il permesso con cui gli Stati Uniti consentono ai cittadini di Paesi colpiti da guerre o catastrofi di vivere e lavorare legalmente sul territorio americano. L'Amministrazione Obama lo concesse agli haitiani nel 2010, dopo il terremoto che uccise centinaia di migliaia di persone. Un mese fa, però, la Corte Suprema ha autorizzato l'amministrazione Trump a cancellare il programma: una decisione che coinvolge ora fino a 1,3 milioni di immigrati provenienti da Haiti, Siria e altri dodici Paesi.
I giudici della Corte Suprema hanno stabilito che la protezione accordata agli haitiani potesse scadere lunedì, ma gli avvocati sostengono che debba restare in vigore finché il tribunale di grado inferiore, che aveva inizialmente bloccato l'Amministrazione, non avrà formalmente recepito la sentenza. Quel passaggio non è ancora avvenuto. L'Amministrazione Trump ha comunque già comunicato ai datori di lavoro che la designazione è "terminata, con effetto immediato". Un portavoce ha accusato i "giudici attivisti dei tribunali inferiori" di sfidare apertamente la Corte Suprema e ha aggiunto che il risultato non cambierà: per troppo tempo, sostiene la Casa Bianca, il TPS avrebbe funzionato come un'amnistia di fatto mai voluta dal Congresso.
Le imprese chiedono tempo, la Casa Bianca dice no
Negli Stati Uniti lavorano circa 200.000 haitiani con protezione temporanea, quasi la metà dei quali in Florida. Secondo la NAACP, il loro contributo all'economia americana sfiora i sei miliardi di dollari l'anno. I settori più esposti sono la ristorazione, il commercio, la logistica, la sanità e l'assistenza agli anziani. Alcune case di cura hanno chiuso intere ali e ridotto il numero dei posti disponibil ed una struttura di Staten Island ha innalzato da 2.000 a 6.000 dollari il bonus d'ingresso per attirare nuovi dipendenti, mentre altre hanno cominciato a cercare sostituti tra gli studenti delle scuole superiori. "Perdere così tanti dipendenti tutti insieme provoca enormi disagi e danneggia i residenti, che conoscono quelle persone da anni", ha detto Katie Sloan, presidente di LeadingAge, l'associazione delle strutture non profit per anziani.
Nei giorni precedenti la scadenza del TPS, le organizzazioni imprenditoriali avevano chiesto all'amministrazione di concedere più tempo. La National Restaurant Association e la Florida Health Care Association avevano scritto al Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin, avvertendo che una quota rilevante della forza lavoro locale sarebbe scomparsa nel giro di una notte. La decisione è stata criticata anche da alcuni esponenti repubblicani. Il governatore dell'Ohio Mike DeWine ha detto alla CBS che gli haitiani hanno contribuito alla rinascita di Springfield, la città in cui Trump, durante la campagna elettorale del 2024, li accusò falsamente di mangiare cani e gatti, e ha definito la cancellazione del programma un errore.
A Houston una multa da 1,8 milioni dopo 14 anni
La stretta non riguarda soltanto gli haitiani. Joyce Basele, una badante keniota di 64 anni, è stata fermata dall'ICE a Houston il 18 giugno, mentre si era presentata a un controllo di routine con le autorità dell'immigrazione. Era entrata legalmente negli Stati Uniti nel settembre 2005 come familiare a carico del titolare di un visto religioso, suo marito. Dopo il divorzio, però, aveva perso quello status e ricevuto un ordine di espulsione, confermato in appello nel 2012. Dall'agosto di quell'anno, tuttavia, era sottoposta a un regime di supervisione che le consentiva di rimanere nel Paese, con controlli periodici e un permesso di lavoro valido. In 14 anni non ha mai saltato un appuntamento e non ha mai avuto precedenti penali.
A metà luglio le è stata notificata una sanzione civile da 1.820.352 dollari, perché avrebbe "volontariamente omesso o rifiutato" di lasciare gli Stati Uniti. "È difficile conciliare il fatto che per 14 anni il governo abbia vigilato sulla permanenza di una persona con l'affermazione che quella stessa persona si sia rifiutata volontariamente di andarsene", ha replicato a Newsweek la sua avvocata, Leslie Giron Kirby. Il 23 luglio l'espulsione è stata sospesa, mentre resta in esame una richiesta di permesso umanitario.
