La crisi del carburante travolge le compagnie aeree americane

L'aumento del prezzo del jet fuel innescato dalla guerra in Iran sta costando miliardi al settore aeronautico statunitense. Spirit Airlines ha cessato le operazioni dopo il fallimento del salvataggio federale. Altre compagnie rischiano lo stesso destino.

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La crisi del carburante travolge le compagnie aeree americane
Immagine generata con l'intelligenza artificiale

Spirit Airlines ha cessato le operazioni. È la prima vittima di rilievo della crisi del carburante per aerei, il jet fuel, che sta mettendo sotto pressione il trasporto aereo mondiale. Il vettore low cost statunitense ha chiuso dopo il fallimento dei tentativi di ottenere aiuti dal governo federale. Come riferisce il Wall Street Journal, venerdì sera il team operativo si era riunito in una war room nel quartier generale della compagnia, in Florida, per monitorare gli ultimi voli. Spirit stava consumando la liquidità necessaria per uscire dalla bancarotta, la seconda in meno di due anni.

La compagnia era però già in difficoltà da tempo, soprattutto dopo che un giudice aveva bloccato la fusione con JetBlue. La guerra in Iran ha dato il colpo di grazia, facendo schizzare i prezzi del jet fuel. All’interno dell’Amministrazione Trump i funzionari si sono divisi sull’opportunità e sulle modalità di un salvataggio, mentre alcuni obbligazionisti di Spirit hanno fatto resistenza, temendo di subire perdite. "Che sia finita così è davvero deludente", ha commentato amaramente l’amministratore delegato Dave Davis.

Spirit Airlines chiude definitivamente, cancellati tutti i voli
La compagnia aerea low-cost ha annunciato la cessazione immediata delle operazioni dopo il fallimento delle trattative per un salvataggio. Quasi 17.000 dipendenti coinvolti e migliaia di passeggeri bloccati senza possibilità di rimborso per le spese extra sostenute.

Le compagnie aeree chiedono aiuti, rischio rincari

Anche i grandi vettori soffrono. Ad aprile American Airlines ha stimato che i costi del carburante potrebbero aumentare di 4 miliardi di dollari e ha avvertito che a causa di questo potrebbe chiudere il 2026 in perdita. Solo 3 mesi prima, la compagnia di Fort Worth, in Texas, aveva previsto utili fino a 2,70 dollari per azione. Anche United Airlines ha tagliato le stime di profitto.

Le low cost restano però le più esposte. Il mese scorso i loro dirigenti hanno incontrato il Segretario ai Trasporti Sean Duffy e il numero uno della Federal Aviation Administration, Bryan Bedford, per una verifica sulla tenuta finanziaria del comparto. Dopo l'incontro, hanno chiesto all'Amministrazione Trump 2,5 miliardi di dollari di aiuti per compensare l'effetto dei rincari del carburante.

Per le compagnie che puntano sui passeggeri più attenti al prezzo, aumentare le tariffe è una mossa delicata. "Non puoi semplicemente trasferire un aumento di questa portata sui clienti da un giorno all'altro", ha detto al Wall Street Journal l'amministratore delegato di un'altra compagnia low cost, Avelo, Andrew Levy. "Ma non c'è modo di evitarlo".

Da quando la guerra in Iran ha messo sotto pressione le forniture di jet fuel, le tariffe aeree sono già aumentate cinque volte e un sesto rincaro era in corso a fine aprile. I vettori contano di recuperare quasi per intero l'aumento dei costi entro la fine dell'anno, ma molto dipenderà dalla reazione dei consumatori. "Non possiamo fare nulla sui prezzi del carburante", ha dichiarato l'amministratore delegato di Southwest Bob Jordan. "Alla fine, sono i consumatori a decidere quanto sono disposti a pagare e quanto no, non certo un algoritmo".

L'uscita di scena di Spirit ridisegna il mercato

La fine di Spirit, paradossalmente, offre comunque una boccata d'ossigeno ai concorrenti. JetBlue ha annunciato subito 11 nuove destinazioni e secondo gli analisti verranno eliminate lentamente dal mercato le rotte non redditizie, restituendo alle compagnie low cost superstiti maggiore potere sui prezzi.

Non sarebbe, del resto, la prima volta che il costo del carburante ridisegna la geografia del trasporto aereo. Già nel 2008, tra economia in frenata e prezzi del carburante alle stelle, Aloha Airlines, ATA Airlines e Skybus Airlines cessarono le operazioni nell’arco di circa una settimana.

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