Trump lancia "Project Freedom" per liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz
Il presidente americano ha annunciato un'operazione con 15.000 soldati e oltre cento velivoli per scortare le imbarcazioni intrappolate dall'inizio della guerra con l'Iran. Teheran parla di violazione della tregua.
Donald Trump ha annunciato il lancio di un'operazione militare per sbloccare le navi commerciali rimaste intrappolate da due mesi nello Stretto di Hormuz, dopo la chiusura di fatto del passaggio strategico imposta dall'Iran. Il presidente americano ha battezzato l'iniziativa "Project Freedom" e ha precisato che la marina statunitense comincerà a guidare le imbarcazioni a partire da lunedì mattina. La Repubblica islamica ha reagito immediatamente, definendo qualsiasi intervento americano una violazione del cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile.
Secondo quanto comunicato dal Central Command, il comando militare americano per il Medio Oriente, l'operazione coinvolgerà cacciatorpediniere lanciamissili, oltre cento velivoli tra aerei e mezzi aerei senza pilota e 15.000 militari. Trump ha descritto l'iniziativa come un gesto umanitario a favore degli equipaggi bloccati, sottolineando che le navi appartengono a paesi che non hanno alcun ruolo nel conflitto in corso. In un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente ha tuttavia avvertito che qualsiasi tentativo di ostacolare le operazioni sarà gestito con la forza.
Lo Stretto di Hormuz è una delle rotte marittime più importanti del mondo. Da questo passaggio, delimitato a nord dall'Iran e a sud da Oman ed Emirati Arabi Uniti, transita normalmente circa un quinto del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, oltre a fertilizzanti, elio per la produzione di semiconduttori e altri prodotti petroliferi. La sua chiusura, decisa da Teheran dopo l'inizio della guerra il 28 febbraio, ha provocato un'impennata dei prezzi dell'energia e ha mandato in tilt i mercati globali. Il prezzo del barile di Brent, riferimento mondiale, ha superato giovedì scorso i 126 dollari, ai livelli più alti dall'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, per poi ripiegare lunedì attorno ai 107 dollari.
I numeri del blocco sono significativi. Secondo i dati della società di monitoraggio marittimo AXSMarine, il 29 aprile si trovavano nel Golfo Persico 913 navi commerciali, di cui 270 petroliere e una cinquantina di gasiere. Un alto responsabile dell'agenzia britannica per la sicurezza marittima UKMTO ha stimato in circa 20.000 i marinai coinvolti, molti dei quali provenienti da India e altri paesi dell'Asia meridionale e sudorientale. Gli equipaggi hanno raccontato all'Associated Press carenze di acqua potabile, cibo e altri rifornimenti essenziali, oltre alla vista di droni e missili intercettati che esplodevano sopra le acque.
Le tensioni sul terreno restano elevate. Lunedì mattina l'agenzia britannica UKMTO ha segnalato che una petroliera è stata colpita da proiettili non identificati nello Stretto di Hormuz, al largo degli Emirati Arabi Uniti. Un episodio analogo era stato registrato domenica sera vicino a Sirik, in Iran, a est dello stretto. Teheran ha negato qualsiasi attacco, sostenendo, attraverso i media semiufficiali Fars e Tabnak, di aver fermato una nave di passaggio per un controllo dei documenti. Dall'inizio della guerra si contano almeno due dozzine di attacchi nella zona, secondo dati dell'Organizzazione marittima internazionale, agenzia delle Nazioni Unite. Una ventina di navi commerciali sono state colpite da proiettili nelle settimane successive allo scoppio del conflitto, in gran parte da droni secondo gli analisti militari.
L'annuncio di Trump rappresenta una scommessa politica e militare. Il New York Times osserva che il presidente sta sfidando Teheran a non sparare per primo né a posare mine, mentre nulla è stato detto sulla revoca del blocco navale americano sui porti iraniani in vigore dal 13 aprile. Il Central Command ha precisato domenica che 49 navi commerciali sono già state respinte. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha dichiarato a Fox News che l'Iran avrebbe incassato meno di 1,3 milioni di dollari in pedaggi dalle navi che continuano a transitare, una cifra definita irrisoria rispetto ai precedenti incassi quotidiani da petrolio. Bessent ha aggiunto che gli stoccaggi petroliferi iraniani si stanno riempiendo rapidamente e che Teheran potrebbe dover cominciare a chiudere i pozzi nella prossima settimana.
La reazione iraniana è stata articolata. Ebrahim Azizi, presidente della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale ed ex comandante dei Guardiani della rivoluzione, ha scritto su X che qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco. L'agenzia di stato Irna ha definito l'annuncio parte del "delirio" di Trump. Mohsen Rezaï, ex comandante in capo dei pasdaran e da marzo consigliere militare della nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei, ha minacciato di affondare le navi da guerra americane e di mandare le forze statunitensi al cimitero, qualificando Washington come pirata. Il vicepresidente del parlamento iraniano Ali Nikzad ha ribadito che Teheran non farà passi indietro sulla sua posizione riguardo allo stretto.
Sul fronte diplomatico, Trump ha parlato di discussioni molto positive con l'Iran, condotte attraverso la mediazione del Pakistan. Islamabad ha ospitato un primo incontro diretto tra le parti l'11 aprile e continua a far circolare messaggi tra Washington e Teheran. La Repubblica islamica ha presentato una nuova proposta di pace in 14 punti che, secondo le agenzie semiufficiali Tasnim e Nour News, chiede il ritiro delle forze americane dalle aree vicine all'Iran, la fine del blocco navale dei porti iraniani, lo sblocco degli averi congelati, il finanziamento delle riparazioni di guerra, la revoca delle sanzioni, un meccanismo per lo Stretto di Hormuz e la cessazione di tutte le ostilità, comprese le operazioni israeliane in Libano. Il piano prevede un accordo entro 30 giorni e punta a chiudere la guerra invece di prolungare la tregua.
Il dossier nucleare resta il principale punto di frizione. Il portavoce del ministero degli esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che in questa fase non sono in corso negoziati nucleari, mentre Stati Uniti e Israele accusano l'Iran di voler costruire la bomba atomica, accusa respinta da Teheran che afferma di perseguire solo scopi pacifici nonostante sia l'unico paese non dotato di armi nucleari ad aver arricchito uranio a livelli vicini a quelli militari. Trump aveva detto sabato di voler esaminare la proposta iraniana, esprimendo però scetticismo sulla possibilità di accettarla perché, a suo dire, gli iraniani non hanno ancora pagato un prezzo sufficiente per quanto fatto all'umanità e al mondo nei 47 anni dalla fondazione della Repubblica islamica. Alla domanda della BBC sulla possibilità di riprendere gli attacchi militari, il presidente ha risposto che si tratta di un'ipotesi possibile in caso di comportamenti scorretti da parte di Teheran.
La guerra, scoppiata il 28 febbraio con i raid americani e israeliani sull'Iran e le rappresaglie di Teheran nella regione, ha provocato migliaia di morti soprattutto in Iran e in Libano. Sul fronte libanese, dopo nuovi avvertimenti di evacuazione rivolti agli abitanti di diverse località del sud del paese, l'esercito israeliano ha condotto raid che hanno causato un morto e otto feriti, tra cui quattro soccorritori, secondo il ministero della salute libanese. Il governo israeliano ha intanto approvato l'acquisto di due nuove squadriglie di caccia F-35 e F-15 dalle aziende americane Lockheed Martin e Boeing, per un valore di diversi miliardi di euro. Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha dichiarato in un messaggio video che il contratto rafforzerà la "schiacciante superiorità aerea" di Israele e ha annunciato un investimento di 350 miliardi di shekel, circa 100 miliardi di euro, nel prossimo decennio per sviluppare l'industria nazionale degli armamenti.