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La Corte Suprema dà il via libera agli spot politici scontati per le midterm
I giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington per la cerimonia di insediamento presidenziale, il 20 gennaio 2025. Credito: Vanessa White / U.S. Department of Defense / DVIDS — pubblico dominio.
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La Corte Suprema dà il via libera agli spot politici scontati per le midterm

La decisione, non firmata e con il solo dissenso espresso dalla giudice liberal Ketanji Brown Jackson, consente ai partiti politici di comprare spot televisivi alle tariffe agevolate riservate ai candidati. Per i repubblicani è un vantaggio in vista del voto del 3 novembre.

La Corte Suprema ha dato venerdì il via libera, almeno per ora, all'acquisto di spot radiotelevisivi a tariffa ridotta da parte dei partiti politici, a due mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Con una decisione non firmata di 4 pagine, i giudici hanno sospeso la sentenza di una Corte d'aAppello che aveva bloccato la nuova linea della Federal Communications Commission (FCC). La giudice liberal Ketanji Brown Jackson ha dissentito.

La norma federale al centro della controversia stabilisce che, nei 60 giorni precedenti un'elezione generale, le emittenti debbano riservare ai candidati la tariffa più bassa applicata a qualsiasi inserzionista, la cosiddetta lowest unit charge. A marzo il Media Bureau, la divisione della FCC competente per il settore, ha pubblicato un avviso che estendeva questa tariffa agevolata anche agli spot acquistati dai partiti in coordinamento con i candidati e a quelli dei comitati congiunti di raccolta fondi. È l'interpretazione più ampia sostenuta dai repubblicani.

I democratici sostengono invece che lo sconto spetti soltanto ai singoli candidati e non ai partiti o ai comitati. A contestare questa interpretazione sono stati i candidati democratici Sherrod Brown in Ohio, Roy Cooper in North Carolina, Jon Ossoff in Georgia e Kristen McDonald Rivet in Michigan. Il 29 aprile avevano chiesto alla Commissione al completo di annullare questa norma, ma la FCC non si è ancora pronunciata.

Lo scontro tra la FCC e la corte d'appello

Il 25 agosto la Corte d'Appello federale del Quarto Circuito, con una decisione presa a maggioranza semplice, aveva dato ragione ai quattro esponenti democratici e annullato l'avviso del Media Bureau. Da qui il ricorso d'urgenza alla Corte Suprema presentato dal National Republican Congressional Committee e dal National Republican Senatorial Committee, con il sostegno dell'Amministrazione Trump e della stessa FCC.

La Corte Suprema ha ritenuto probabile che il Quarto Circuito non avesse ancora giurisdizione sulla controversia, perché la Commissione non aveva adottato una decisione definitiva sulla richiesta dei candidati democratici. Ha inoltre stabilito che i comitati repubblicani rischiavano un "danno irreparabile" per effetto della sentenza d'appello: alcune emittenti avevano già cominciato a revocare le tariffe agevolate, costringendo i partiti a spendere di più proprio nelle settimane decisive della campagna elettorale.

Il 30 giugno la stessa Corte Suprema aveva già eliminato, con un voto di 6 a 3 nella causa National Republican Senatorial Committee v. Federal Election Commission, i limiti federali alla spesa che i partiti possono sostenere in coordinamento con i propri candidati. La maggioranza li ha giudicati incompatibili con il Primo Emendamento, che tutela la libertà di espressione. A seguito di questa sentenza i partiti potranno spendere somme illimitate in pubblicità e altre attività elettorali realizzate in coordinamento diretto con i candidati.

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