La CIA non crede che l'Iran rispetterà l'intesa sul nucleare
Ratcliffe, Rubio e Hegseth hanno espresso dubbi sulla volontà di Teheran di rispettare gli impegni sul nucleare previsti dall'intesa preliminare annunciata domenica con gli Stati Uniti.
Il direttore della CIA, l'agenzia di intelligence per l'estero degli Stati Uniti, John Ratcliffe, ha detto al presidente Donald Trump e ad altri alti funzionari che le informazioni raccolte dai servizi segreti americani sollevano seri dubbi sulla volontà dell'Iran di fare le concessioni sul nucleare che Washington chiede per arrivare a un accordo definitivo, secondo quanto riportato da Axios.
Ratcliffe non è l'unico scettico ai vertici dell'amministrazione. Nelle discussioni interne il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno espresso preoccupazioni e sollevato dubbi sul memorandum d'intesa, l'accordo preliminare annunciato domenica, mentre il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner lo hanno difeso.
Nei giorni precedenti all'annuncio ci sono stati diversi incontri ad alto livello tra Trump e i suoi consiglieri. Durante quelle riunioni il presidente e il suo staff hanno discusso informazioni raccolte da varie agenzie di intelligence che mostravano come il modo in cui i funzionari iraniani parlavano dell'accordo tra loro fosse diverso da quello che dicevano ai mediatori e agli americani. Sulla base di quei dati Ratcliffe e Rubio hanno detto di dubitare che Teheran accetterà di compiere i passi sul nucleare richiesti da Washington. Secondo una fonte, l'intelligence indica che le intenzioni iraniane non sono in linea con gli impegni previsti dall'accordo.
La Casa Bianca ha difeso l'intesa. "Il presidente Trump ascolta tutte le opinioni su ogni questione, ma tutti capiscono che è lui a prendere la decisione finale", ha detto un funzionario. Lo stesso funzionario ha aggiunto che il memorandum rispetta tutte le linee rosse fissate dall'amministrazione, perché garantisce che l'Iran non potrà mai possedere un'arma nucleare, non potrà tenere il suo uranio altamente arricchito e non potrà tenere in ostaggio le forniture mondiali di energia. La CIA e il Dipartimento di Stato non hanno voluto commentare, mentre il Pentagono non ha risposto.
Gli elementi sul nucleare del memorandum firmato domenica dipendono da un accordo più dettagliato che le parti dovranno raggiungere nei prossimi sessanta giorni. Venerdì Vance, Witkoff e Kushner dovrebbero incontrare il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, insieme ai mediatori pachistani e qatarioti, per discutere questa fase successiva. Il testo completo dei quattordici punti dell'intesa preliminare non è ancora stato pubblicato e una fonte che lo conosce sostiene che gli iraniani otterranno più di quanto concederanno, a meno che non accettino un accordo sul nucleare che soddisfi gli obiettivi americani.
L'intesa serve a prolungare il cessate il fuoco e ad avviare sessanta giorni di trattative, che possono essere estese con il consenso di entrambe le parti. Nel testo l'Iran ribadisce l'impegno preso in passato a non acquisire né procurarsi mai un'arma nucleare e si impegna a mantenere lo stato attuale del suo programma nucleare finché i negoziati proseguono. Gli Stati Uniti, da parte loro, non imporranno nuove sanzioni e non invieranno altre forze nella regione. Se si arriverà a un accordo definitivo sul nucleare, entro trenta giorni Washington ritirerà le forze mobilitate per la guerra e cancellerà tutte le sanzioni contro l'Iran secondo un calendario concordato.
Gli scettici interni all'amministrazione sostengono che è improbabile che l'Iran firmi un accordo sul nucleare alle condizioni americane e che nel frattempo trarrà più vantaggi degli Stati Uniti dal memorandum. Due alti funzionari hanno replicato che i benefici per Teheran dipendono dai passi concreti che farà. Uno di loro ha detto ai giornalisti che entro due o tre settimane si capirà se l'Iran fa sul serio sulle concessioni nucleari e che, in caso contrario, il processo potrebbe fermarsi senza che Teheran abbia ottenuto granché. "Sono un po' preoccupato che la visione iraniana dell'accordo sembri diversa da quella che il team negoziale americano descrive", ha detto ad Axios il senatore repubblicano Lindsey Graham, chiedendo la pubblicazione immediata del documento.
Mentre gli aspetti nucleari restano condizionati, il memorandum prevede la riapertura in tempi brevi dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita gran parte del petrolio mondiale. Il testo stabilisce che l'Iran farà il possibile per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali senza alcun costo per sessanta giorni, mentre gli Stati Uniti toglieranno gradualmente il blocco navale fino a rimuoverlo del tutto entro trenta giorni. L'Iran avvierà inoltre un dialogo con l'Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello stretto, con la partecipazione di altri Paesi del Golfo. I media statali iraniani hanno parlato della possibilità di imporre pedaggi di transito una volta scaduti i sessanta giorni.
Uno dei punti più controversi del negoziato riguarda lo sblocco dei fondi e dei beni iraniani congelati. Il memorandum lascia ampio spazio all'interpretazione, perché afferma che gli Stati Uniti si impegnano a renderli pienamente disponibili una volta attuata l'intesa. I funzionari americani parlano di un modello in cui si paga in base ai risultati: se Washington vedrà gesti positivi da parte di Teheran, potrà sbloccare una parte dei fondi in cambio. Il testo prevede anche che l'accordo definitivo includa un piano concordato per la creazione di un fondo da 300 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione e allo sviluppo economico dell'Iran. Chi sostiene l'intesa la descrive come una prospettiva di lungo periodo, che diventerà realtà solo se l'Iran smantellerà il suo programma nucleare e avvierà riforme interne profonde.