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Jon Ossoff è il Dem più promettente per il 2028
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Elezioni 4 min di lettura

Jon Ossoff è il Dem più promettente per il 2028

Il senatore della Georgia insulta il presidente con frasi costruite per i social senza perdere voti repubblicani. Su Kalshi è il favorito per la nomination del 2028.

Jon Ossoff, senatore democratico della Georgia, è diventato in pochi mesi il politico più discusso del suo partito grazie a una formula che nessun altro democratico riesce a riprodurre: attaccare l'amministrazione Trump con battute costruite per essere ritagliate e diffuse sui social, senza per questo perdere il sostegno di una parte degli elettori repubblicani del suo Stato. Lo racconta un reportage pubblicato sull'Atlantic, firmato da Elaine Godfrey, che ha seguito un comizio del senatore ad Athens, in Georgia.

Ogni settimana milioni di americani incontrano Ossoff sul telefono, attraverso clip prodotte con cura in cui il senatore lancia un nuovo insulto o una nuova critica al presidente. "Sta cercando di mettere la sua faccia sui soldi. Avete visto? Si sta costruendo un monumento", ha detto a maggio parlando di Trump. "Fa queste cose ora perché nessuno lo onorerà quando sarà morto." Il mese scorso un suo riferimento a Natalie Harp, collaboratrice del presidente, ha fatto salire del 5.000 per cento le ricerche su Google del nome di lei.

Il senatore ha lavorato in passato come documentarista e si vede dall'allestimento dei suoi eventi: luci professionali, cartelli con caratteri curati e colori accesi, bandiere americane, riprese dal basso che lo inquadrano mentre guarda la folla. Ogni clip diffusa dopo un comizio è tagliata nel formato giusto per i social. Le fotografie hanno il vantaggio di poter essere riutilizzate per un'altra campagna, magari più importante, in futuro.

Ad Athens il linguaggio è stato insieme poetico e tagliente. Sulla guerra in Iran: "Sprofondiamo nelle sabbie mobili di una guerra sconsiderata." Su Trump: "Il nostro compito non è solo contenere la sua malvagità, ma curare il marcio che l'ha generata." Il presidente è "il vecchio distrutto", mentre il deputato repubblicano Mike Collins, suo avversario a novembre, è "un piccolo bigotto che si sgretola". In poche righe Ossoff ha condensato quasi tutte le critiche democratiche all'amministrazione: "Hanno raddoppiato i vostri premi assicurativi e tagliato Medicaid per ridurre le tasse ai loro donatori aziendali e ai super ricchi. Vi hanno fatto pagare di più per tutto. Ci hanno mentito per portarci in guerra e hanno passato quasi tutto l'ultimo anno a coprire il pedofilo più famoso del mondo."

Il senatore insiste molto sugli affari della famiglia Trump e ha concluso davanti al pubblico di Athens che "conviene essere un Trump, soprattutto quando il mondo intero sa che papà è un delinquente". Pochi giorni dopo l'allarme di un ex ricercatore di Anthropic sui rischi dell'intelligenza artificiale per l'umanità, Ossoff ha aggiunto un passaggio sul tema, dicendo che il presidente ha troppi interessi economici con le aziende tecnologiche per poterle regolare. "Un presidente capace si muoverebbe subito per mettere in sicurezza e rassicurare gli americani, manderebbe di corsa gli ispettori nei laboratori più avanzati, rafforzerebbe il paese contro il bioterrorismo", ha detto. "Ma il presidente Trump è compromesso."

Nei suoi discorsi Ossoff elenca anche gli appoggi ricevuti da repubblicani della Georgia che apprezzano il lavoro del suo ufficio nell'assistenza ai cittadini, i cosiddetti servizi al collegio: la pratica, molto diffusa negli Stati Uniti, per cui lo staff di un parlamentare aiuta gli elettori del proprio territorio a risolvere problemi con le agenzie federali, dai rimborsi fiscali ai passaporti. Poi chiude con una citazione dell'e pluribus unum, il motto nazionale americano.

Una parte della sinistra democratica considera Ossoff troppo moderato, o troppo generico, sostenendo che il suo richiamo non vada molto oltre l'impressione gradevole che trasmette. Fred Hicks, stratega democratico che lavora in Georgia, ha invece detto all'Atlantic che altri democratici "si presentano a una sparatoria con una tesina", mentre Ossoff "riesce a sistemare le cose in frasi brevi e a rendere molto semplici idee complesse".

Il compito di fermarlo tocca a Mike Collins, che parte in una posizione difficile. Il 2026 si annuncia come un anno favorevole ai democratici a livello nazionale e in Georgia Ossoff ha il vantaggio di essere il senatore uscente. Collins deve poi affrontare tre vicende che insieme pesano parecchio sulla sua campagna: un suo ex collaboratore aveva pubblicato sui social una svastica e una propria foto con una tunica in stile Ku Klux Klan; il genero del deputato, influencer, ha diffuso contenuti di matrice suprematista bianca e teorie cospirazioniste antisemite; la commissione etica della Camera sta indagando su di lui per il presunto uso improprio di fondi pubblici.

Ossoff non punta soltanto a battere Collins. L'obiettivo è vincere con un margine tale da trascinare anche gli altri candidati democratici nello Stato: per questo ha investito 36 milioni di dollari in un'operazione che va oltre la sua rielezione. Una vittoria larga avrebbe anche l'effetto di dimostrare al partito che il senatore ha un richiamo ampio in uno Stato che nel 2024 aveva votato per Trump.

Diversi democratici prevedono che se vincerà a novembre Ossoff si dedicherà subito a un progetto più grande: la corsa alla Casa Bianca nel 2028. Il senatore ha ripetutamente negato di volerlo fare. Se vincesse, dovrebbe lasciare il seggio al Senato conquistato con fatica. Se la Georgia eleggerà quest'anno un governatore repubblicano quel seggio andrebbe a un sostituto scelto proprio dal governatore, con conseguenze pesanti per i democratici. Ossoff ha inoltre due figlie sotto i cinque anni ed è molto attento a proteggere la propria vita familiare. Sulla piattaforma di scommesse previsionali Kalshi, dove si punta sull'esito di eventi futuri, le sue probabilità di ottenere la nomination democratica nel 2028 sono le più alte tra tutti i possibili candidati del partito, mentre Kamala Harris non ha ancora sciolto la riserva sulla propria corsa.

Non è affatto certo che Ossoff sarebbe un buon candidato alla presidenza. Come Barack Obama, il senatore della Georgia è sicuro di sé quando legge dal gobbo elettronico. A differenza di Obama, non ha ancora dimostrato di essere a suo agio quando parla a braccio. Nelle interviste raramente abbassa la guardia: interrogato sulla sua parolaccia preferita da Tim Miller del Bulwark, che conduce colloqui in tono scherzoso, ha risposto che "è una di quelle domande private". In un messaggio su Twitter del 2012 aveva scritto di averci pensato due volte prima di condividere una canzone esplicita perché non voleva che qualcuno gli chiedesse conto di quel link quindici anni dopo. "È sempre stato serio", ha detto Hicks. "Direbbe che il momento che viviamo richiede una certa gravità."

Le campagne presidenziali, come disse l'ex consigliere di Obama David Axelrod, sono una risonanza magnetica dell'anima. Richiedono qualcosa di più della capacità di tenere un discorso: per esempio sedersi con Joe Rogan per un'intervista di tre ore che segue il flusso dei pensieri, o quella facilità disinvolta che fa venire voglia agli elettori di sedersi accanto al candidato al bancone di un bar. Il risultato delle primarie democratiche del 2028 potrebbe dipendere da quanto Ossoff imparerà a uscire dal copione.

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