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Il ritorno degli ispanici ai Dem rimette in gioco la nuova mappa del Texas
Andrea Hanks, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 12 min di lettura

Il ritorno degli ispanici ai Dem rimette in gioco la nuova mappa del Texas

La nuova mappa del Texas si basa sul voto ispanico a favore dei repubblicani, ma i sondaggi del 2026 dicono il contrario. Con un nuovo strumento interattivo abbiamo misurato quanto vale questo spostamento: con i dati di oggi, 3 seggi in più per i democratici.

Nell’estate del 2025 il Texas ha ridisegnato i suoi 38 collegi elettorali per la Camera dei Rappresentanti con un obiettivo esplicito: permettere ai repubblicani di conquistare fino a 5 seggi aggiuntivi nelle elezioni di novembre 2026. La strategia si basava soprattutto su quanto accaduto nel 2024, quando l’elettorato ispanico dello Stato — per decenni una delle basi più solide del Partito democratico — si era diviso quasi alla pari tra Donald Trump e Kamala Harris. Diversi collegi a maggioranza ispanica sono quindi stati ridisegnati partendo dall’ipotesi che quello spostamento verso i repubblicani sarebbe durato anche nel 2026 e successivamente.

I sondaggi degli ultimi mesi raccontano però una storia diversa. Tra gli ispanici texani, il democratico James Talarico è avanti di 19 punti su Ken Paxton nella corsa al Senato, secondo un sondaggio YouGov di fine agosto, mentre Gina Hinojosa è preferita rispetto a Greg Abbott di 12 punti nella sfida per il governatorato. Un’indagine di Hart Research per TelevisaUnivision, condotta tra gli elettori latinos di tre collegi texani competitivi, attribuisce inoltre ai democratici un vantaggio di 20 punti nel voto per la Camera, in un campione che nel 2024 si era diviso quasi perfettamente a metà tra i due partiti.

La domanda, in vista delle elezioni di metà mandato, è quindi inevitabile: se questo ritorno verso i democratici si confermasse, quanti seggi potrebbe spostare?

Che cosa assume il nostro modello

Il nostro modello parte dai risultati del 2024 in ciascun collegio e li corregge tutti nella stessa direzione, in base a quanto è cambiato il clima politico nazionale. Oggi i sondaggi sul voto per la Camera assegnano ai democratici un vantaggio di circa 6 punti, contro uno svantaggio di 2,5 punti nel 2024: si tratta di uno spostamento complessivo di circa 8,5 punti. Per stimare il risultato di novembre, però, il modello ne applica poco più di 7, correggendo per la storica tendenza dei sondaggi a sovrastimare i democratici e per i possibili movimenti ipotizzati dell’elettorato da qui al giorno del voto.

Questo spostamento viene applicato in modo uniforme a tutti gli elettori, compresi gli ispanici. È una semplificazione deliberata: il modello non stima separatamente il comportamento dei diversi gruppi demografici. Di conseguenza, se uno di questi gruppi si sposta molto più della media nazionale, il modello rischia di sottovalutare o sovrastimare soprattutto i collegi in cui quel gruppo rappresenta una quota elevata dell’elettorato.

In Texas questa semplificazione però pesa più che altrove, perché la nuova mappa elettorale ha distribuito gli elettori ispanici tra diversi collegi competitivi proprio facendo affidamento sulla tenuta del loro spostamento verso i repubblicani. Nella proiezione attuale del nostro modello, i democratici conquistano così 9 dei 38 seggi texani alla Camera, mentre 3 collegi restano sostanzialmente in equilibrio: il TX-28 di Henry Cuellar, centrato su Laredo, il TX-15 nella valle del Rio Grande, attorno a McAllen, e il TX-35, tra San Antonio e Seguin.

Quanto si sono mossi gli ispanici

Misurare lo spostamento di un singolo gruppo demografico è però meno semplice di quanto sembri. Innanzitutto, non esistono raccolte sistematiche di sondaggi che riportino in modo omogeneo le intenzioni di voto suddivise per etnia. E anche quando si analizzano le crosstab dei singoli sondaggi, emerge un secondo problema: i sottocampioni sono spesso troppo piccoli per offrire stime particolarmente solide.

Una sintesi pubblicata a marzo dal sito Fifty Plus One assegnava ai democratici un vantaggio di 16 punti tra gli ispanici, mentre un’indagine del Pew Research Center di luglio portava questo vantaggio a 23 punti. Il vero problema, però, è stabilire quale sia il punto di partenza. Le stime sul voto ispanico nel 2024 variano infatti da un vantaggio democratico di appena 3 punti, secondo Pew, a uno di 15 punti secondo il Cooperative Election Study, la grande indagine accademica basata su circa 60.000 interviste e sul voto verificato attraverso i registri elettorali.

La conseguenza è importante: a seconda della fonte scelta come riferimento per il 2024, lo stesso dato del 2026 può indicare un forte ritorno degli ispanici verso i democratici oppure uno spostamento molto più contenuto. Per questo abbiamo scelto un approccio diverso: abbiamo raccolto i 138 sondaggi condotti quest’anno a livello di singolo collegio, relativi a 77 distretti, e li abbiamo confrontati non con altri sondaggi, ma con i risultati effettivi del 2024 negli stessi collegi.

Poiché non possiamo osservare direttamente come siano cambiati i comportamenti dei singoli elettori, abbiamo deciso invece le differenze nella composizione demografica dei collegi per stimare quali gruppi abbiano contribuito maggiormente allo spostamento complessivo. È un’applicazione di quella che in statistica viene definita inferenza ecologica: una famiglia di metodi utilizzata per ricavare indicazioni sul comportamento dei gruppi a partire da dati aggregati, quando non sono disponibili microdati individuali.

Se tutti i gruppi elettorali si fossero spostati nella stessa misura rispetto al 2024, la distanza tra i sondaggi di oggi e i risultati di allora dovrebbe essere simile in tutti i collegi. Ma non è così: nei distretti con una maggiore presenza ispanica, i democratici ottengono risultati migliori di quanto prevederebbe uno spostamento uniforme dell’elettorato. Tenendo conto della composizione dei votanti nei singoli collegi e del vantaggio personale dei candidati nel 2024, la nostra stima è che gli ispanici si siano mossi verso i democratici di circa 6,5 punti in più rispetto allo spostamento medio nazionale ed a seconda delle specifiche adottate nel calcolo, la stima varia indicativamente tra 5 e 8 punti.

Applicato al Texas, tutto questo significherebbe che l’elettorato ispanico dello Stato è passato dalla sostanziale parità del 2024 a un vantaggio democratico di circa 14 punti oggi. È un risultato che risulta coerente con quello dei sondaggi diretti sugli ispanici texani citati in precedenza, che indicano margini di vantaggio per i democratici compresi tra 12 e 20 punti.

Voto 2024Stima 2026Spostamento
Elettori ispanici
TexasparitàD+14+14
Stati UnitiD+3D+17+14
Tutti gli elettori
TexasR+14R+6+8
Stati UnitiR+1,5D+6+7,5

Vantaggio in punti percentuali: D = democratici avanti, R = repubblicani avanti. Il 2024 è il voto presidenziale (Pew Research Center per gli ispanici a livello nazionale, Cooperative Election Study e AP VoteCast per il Texas); il 2026 è il voto per la Camera stimato oggi. Lo spostamento è verso i democratici.

La spiegazione tecnica

L’unità di base dell'analisi è il singolo collegio: abbiamo 77 distretti con almeno un sondaggio, per un totale di 138 rilevazioni. Questi dati non ci permettono di osservare direttamente il comportamento dei singoli elettori. Per ciascun collegio conosciamo però due informazioni fondamentali: di quanto il sondaggio del 2026 si discosta dal risultato del 2024, una volta corretto per lo spostamento nazionale complessivo, e la composizione dell’elettorato, cioè il peso relativo di ispanici, neri e bianchi tra gli elettori di questi collegi.L'idea alla base del modello è semplice: lo spostamento complessivo di un collegio è dato dalla somma degli spostamenti dei diversi gruppi, ciascuno ponderato per il proprio peso tra gli elettori.Swing del collegio d = Σg (peso del gruppo g nel collegio d) × (swing del gruppo g)Il problema è che gli spostamenti dei singoli gruppi (s_g) sono proprio le incognite più grandi. In un singolo collegio sono tre incognite per una sola equazione. La soluzione che abbiamo trovato è usare le differenze di composizione demografica tra collegi come fonte di identificazione: ciò significa che se i collegi con più ispanici sono quelli che si muovono di più, allora si può ipotizzare che una parte di quella differenza possa essere attribuita al comportamento dell’elettorato ispanico.È una regressione ecologica nel senso di Goodman, ovvero pesata in base alla precisione dei sondaggi e corretta per il vantaggio personale dei candidati osservato nel 2024. Lo spostamento dell’elettorato bianco viene poi ricavato per differenza, imponendo che la media ponderata degli spostamenti dei diversi gruppi coincida con lo spostamento nazionale complessivo. Il modello assume che, in media, ciascun gruppo si muova nello stesso modo nei diversi collegi: un’ipotesi utile per identificare l’effetto medio, ma che non pretende di descrivere perfettamente ogni singolo distretto. Con 77 collegi osservati, inoltre, il margine di incertezza resta significativo.Tale metodo ha tre limiti principali:Preferenze e partecipazione. Lo spostamento misura la variazione del voto osservato, non necessariamente un cambiamento delle opinioni individuali. Se nei collegi con molti elettori ispanici nel 2026 partecipano al voto elettori che nel 2024 erano rimasti a casa, il coefficiente può catturare anche una diversa composizione dell’elettorato, e non soltanto uno spostamento delle preferenze.Assunzione di costanza. Il modello presume che lo spostamento dell'elettorato ispanico non cambi sistematicamente al variare della quota di ispanici presenti in un collegio e che l’effetto stimato sia, in media, trasferibile a livello nazionale.Incertezza e dipendenza dal modello. Come mostrato da Freedman e altri studiosi, le regressioni ecologiche possono essere sensibili alle specifiche adottate. Per questo gli errori standard vengono clusterizzati per collegio. Anche le stesse quote di elettori ispanici utilizzate nel modello sono soggette ad errore: derivano da stime CVAP e ACS che incorporano a propria volta una loro componente di incertezza.

Infine, va chiarito il punto di partenza, perché da quello dipende l’interpretazione dell’intero spostamento. L’exit poll di Edison del 2024 assegnava a Trump un vantaggio di 10 punti tra gli ispanici del Texas, ed è il dato citato più spesso dai media. Ma la nostra analisi dimostra che è anche una stima isolata: la stima di AP VoteCast, basata su un campione decisamente più ampio, mostrava un elettorato ispanico quasi perfettamente diviso a metà tra i due candidati, mentre il Cooperative Election Study, uno studio ricalibrato sul risultato effettivo dello Stato, colloca i due partiti sostanzialmente alla pari sia nel voto presidenziale sia in quello per la Camera dei Rappresentanti. Per questo motivo, nello strumento qui sotto abbiamo scelto di assumere la parità come valore di riferimento per il 2024.

Ispanici del Texas, 2024
FonteCome misura il votoIspanici del Texas, 2024
Exit poll EdisonInterviste ai seggi e per telefono il giorno del voto, per le reti televisiveTrump avanti di 10
AP VoteCastSondaggio per Associated Press su un campione molto più ampio, nei giorni del votoquasi parità
Cooperative Election Study, presidente60.000 interviste con voto verificato sui registri, ricalibrate sul risultato vero del Texasparità
Cooperative Election Study, CameraStessa indagine, voto per la CameraDemocratici avanti di 1
Usato nello strumentoIl valore condiviso da tre fonti su quattroparità

Vantaggio in punti percentuali tra gli elettori ispanici del Texas nel voto del novembre 2024.

Muovi il cursore e vedi come cambia il Texas

Il widget qui sotto permette così di verificare direttamente l’effetto dello spostamento del voto ispanico sui risultati dei singoli collegi. Il cursore imposta il vantaggio dei democratici tra gli elettori ispanici del Texas; tutte le altre componenti del voto — bianchi, neri e asiatici — restano ferme ai valori stimati oggi dal nostro modello. Per ciascun collegio, il margine cambia in proporzione al peso degli ispanici tra gli elettori registrati. Se, per esempio, gli ispanici rappresentano il 60% degli iscritti, uno spostamento di 10 punti nel loro voto modifica il margine complessivo del collegio di circa 6 punti.

Quattro pulsanti permettono di passare rapidamente tra i principali valori di riferimento: il voto del 2024, la proiezione del modello con uno spostamento uniforme dell’elettorato, la nostra stima specifica per gli ispanici e il livello indicato dai sondaggi di agosto. Il cursore è impostato per default sulla nostra stima.

Con lo spostamento uniforme previsto dal modello, i democratici conquistano 9 dei 38 seggi in palio in Texas. Applicando invece la stima elaborata in questo articolo, i seggi conquistati salgono a 12: passano ai democratici anche il TX-28 di Henry Cuellar, centrato su Laredo, il TX-15 nella valle del Rio Grande e il TX-35 tra San Antonio e Seguin. Sono proprio tre dei collegi che la nuova mappa era stata disegnata per rendere più favorevoli ai repubblicani.

Spingere il vantaggio democratico tra gli ispanici fino ai livelli indicati dai sondaggi più favorevoli non produce però ulteriori guadagni immediati. Il TX-23, lungo il confine tra Eagle Pass e Del Rio, passerebbe ai democratici solo con un vantaggio di circa 25 punti tra gli ispanici, mentre conquistare il TX-9, nella parte orientale di Houston, richiederebbe invece un margine superiore ai 35 punti.

Lo stesso meccanismo funziona però anche nella direzione opposta. Se il voto ispanico restasse sui livelli del 2024, il deputato Vicente Gonzalez perderebbe la rielezione nel distretto TX-34, che si trova tra Brownsville e Corpus Christi, e i democratici scenderebbero da 9 a 8 seggi. A livello nazionale, invece, l’effetto è molto più contenuto. Applicando lo stesso spostamento del voto ispanico a tutti i 435 collegi, i democratici passano dai 223 seggi proiettati dal modello a 225 o 226. E tutti i 2/3 collegi che cambiano schieramento si trovano proprio in Texas.

Nel resto del Paese, gli elettori ispanici sono spesso concentrati in distretti già saldamente democratici, come a Los Angeles o nel Bronx, oppure in collegi della Florida dove i repubblicani mantengono comunque vantaggi consistenti. Solo la nuova mappa approvata dal Texas nel 2025 ha fatto esattamente il contrario: ha distribuito una parte rilevante dell’elettorato ispanico dentro collegi competitivi. È per questo che, in Texas, uno spostamento del loro voto può incidere sul risultato delle elezioni nei singoli distretti molto più che in qualsiasi altro Stato.

Una precisazione finale è necessaria. Il modello ufficiale di Focus America continua a utilizzare uno spostamento uniforme dell’elettorato: l’analisi presentata qui non sostituisce quindi la nostra proiezione, ma serve invece semplicemente a misurare che cosa cambierebbe in Texas se lo spostamento specifico degli ispanici suggerito dai sondaggi di collegio fosse reale.

La distinzione conta soprattutto oggi, visto che i dati nei singoli distretti sono ancora limitati. Man mano che arriveranno nuovi sondaggi nei collegi della valle del Rio Grande e nelle altre aree decisive del Texas, saranno quei dati a entrare direttamente nel modello e ad aggiornare automaticamente le probabilità di vittoria e la proiezione dei seggi, più dei fondamentali. A quel punto non sarà più necessario ipotizzare separatamente uno spostamento dell’elettorato ispanico: se sarà reale, verrà assorbito direttamente dalle proiezioni dei singoli collegi.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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