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Il piano di privatizzazione della FIFA mette in crisi Infantino
Donald Trump e Gianni Infantino durante una riunione della task force della Casa Bianca per i Mondiali 2026, Washington, 6 maggio 2025. Foto ufficiale della Casa Bianca / Molly Riley
Cronaca 3 min di lettura

Il piano di privatizzazione della FIFA mette in crisi Infantino

Il progetto da 4,2 miliardi di dollari per cedere agli investitori privati una quota degli affari del Mondiale è stato ìritirato dopo tre giorni. UEFA e altre federazioni si ribellano, mentre persino la Casa Bianca di Trump prende le distanze dall’operazione.

Gianni Infantino ha ritirato il piano con cui la FIFA intendeva cedere a investitori privati fino al 20% di una società incaricata di gestire le attività commerciali legate al Mondiale. Presentata martedì 28 luglio e affossata nel giro di 3 giorni, l'operazione si chiamava FIFA Forward Enterprise e puntava a raccogliere 4,2 miliardi di dollari attraverso un veicolo valutato circa 20 miliardi. A guidare il gruppo di investitori sarebbe stata Thrive Eternalcostola di Thrive Capital, il fondo di Joshua Kushner, mentre JPMorgan avrebbe seguito l'operazione. "Dopo aver ascoltato con attenzione tutte le posizioni, è diventato chiaro che il progetto ha creato divisioni", ha scritto il presidente della FIFA annunciando la retromarcia. "Di conseguenza, questa proposta non andrà avanti".

Il coinvolgimento dei Kushner ha conferito all'operazione anche una forte dimensione politica. Negli ultimi anni Infantino ha costruito un rapporto particolarmente stretto con Donald Trump: ha partecipato al suo insediamento nel gennaio 2025 e ha collaborato con la Casa Bianca nell'organizzazione del Mondiale attraverso la task force presidenziale dedicata al torneo. Joshua Kushner è il fratello di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero del presidente. Questa rete di rapporti ha reso ancora più delicata la scelta della FIFA di affidare un ruolo centrale al suo fondo, anche se Trump ha dichiarato di non aver mai discusso con Infantino il progetto per l'ingresso degli investitori privati.

La nuova società avrebbe riunito la gestione dei diritti commerciali della federazione internazionale — dalle televisioni alle sponsorizzazioni, fino alla biglietteria e alle licenze — e l'organizzazione materiale dei tornei. In cambio, Infantino offriva a ciascuna delle 211 federazioni affiliate fino a 40 milioni di dollari: 20 milioni per il ciclo di bilancio 2027-2030, contro gli 8 previsti fino a quel momento, più altri 20 milioni opzionali e immediati, finanziati con i 4,2 miliardi di capitale privato. Per ottenerli, però, le federazioni avrebbero dovuto approvare il progetto entro il 19 settembre.

UEFA e confederazioni hanno respinto l'operazione

La UEFA ha reagito duramente minacciando di boicottare le competizioni della FIFA, Mondiale compreso, e ha definito il piano "irresponsabile e indifendibile", sostenendo che il governo dello sport non possa essere subordinato al rendimento degli investitori. "L'attuale dirigenza della FIFA ha perso la fiducia dell'UEFA e di molti altri membri della famiglia del calcio", ha dichiarato la confederazione calcistica europea, giudicando l'operazione "tutto tranne che trasparente".

Giovedì si sono riuniti anche i 41 membri della CONCACAF, la confederazione calcistica del Nord e Centro America, che hanno respinto il progetto contestando sia l'assenza di un esame da parte degli organi di governo sia una scadenza considerata artificialmente breve. Sulla stessa linea si è schierata la Confederazione calcistica asiatica: il suo presidente, lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa, ha affermato che il futuro del calcio mondiale deve essere sempre definito "attraverso una consultazione adeguata e il rispetto".

Dimissioni, accuse interne e sfiducia verso Infantino

Carlos Cordeiro, consigliere di alto livello della presidenza, ex banchiere di Goldman Sachs e rappresentante della FIFA nella task force della Casa Bianca sul Mondiale, si è dimesso definendo l'operazione "un cattivo affare per il calcio". "Non posso restare a guardare mentre la FIFA valuta di vendere una quota del Mondiale", ha scritto Cordeiro. "Non ho avuto alcun ruolo in questa proposta e mi oppongo senza riserve". Il direttore operativo Kevin Lamour ha invece sostenuto che il personale della federazione fosse stato ingannato sul modo in cui la proposta era stata costruita, descrivendola come il "progetto di una persona sola".

Claudius Schafer, presidente di European Leagues, l'organismo che riunisce 53 campionati professionistici maschili e femminili, ha dichiarato ad Al Jazeera che la posizione di Infantino non è più accettabile. "Quando ho visto come si è svolta tutta la vicenda e che gli organi chiave della FIFA non erano stati coinvolti, allora c'è sostanzialmente una sola conseguenza", ha spiegato Schafer, insistendo soprattutto sul metodo: "Nessuno sapeva dei piani, nemmeno il Consiglio FIFA, che è l'organo di governo della FIFA".

Le federazioni calcistica nazionali hanno rincarato la dose. Quella inglese ha affermato che "il Mondiale appartiene al calcio e sempre gli apparterrà", la KNVB olandese ha dichiarato di non avere più fiducia nella guida di Infantino, le federazioni svedese e belga hanno contestato la trasparenza e le regole di governo, Football Australia ha richiamato l'indipendenza dell'istituzione, mentre contro il piano si è schierato persino il primo ministro britannico Andy Burnham. Il ritiro ha cancellato il progetto, ma non la crisi che ha aperto: sul tavolo non c'è più la scadenza del 19 settembre, bensì il futuro stesso di chi aveva tentato di portare avanti da solo un'operazione che doveva essere destinata a trasformare radicalmente il controllo economico della Coppa del Mondo di calcio.

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