Il Partito Democratico della California ha dato il suo appoggio alla tassa sui miliardari che gli elettori dello Stato voteranno a novembre. Domenica il consiglio esecutivo del partito, un organo di circa 380 membri riunito a San Diego, ha approvato la Proposition 40 superando la soglia del 60% dei voti necessaria a battere le obiezioni interne. La misura prevede un prelievo una tantum del 5% sul patrimonio dei circa 200 miliardari californiani.
In California le leggi possono essere proposte direttamente dai cittadini: chi raccoglie abbastanza firme porta il testo sulla scheda elettorale e sono gli elettori a decidere se approvarlo, senza passare dal parlamento locale. La Proposition 40 ha ottenuto il posto sulla scheda a giugno grazie alle firme raccolte dal sindacato SEIU-United Healthcare Workers West, che rappresenta i lavoratori della sanità. Nella stessa riunione il consiglio del partito ha votato anche contro due misure finanziate da miliardari che puntano a svuotare la Proposition 40.
La tassa si applica a chi era residente in California il 1° gennaio di quest'anno e a fine anno avrà un patrimonio netto di almeno un miliardo di dollari. Il calcolo comprende i beni posseduti in tutto il mondo ma esclude gli immobili detenuti direttamente. Il prelievo si paga in cinque rate annuali dell'1%. Il gettito atteso è di 100 miliardi di dollari tra il 2027 e il 2031 (circa 20 miliardi l'anno), destinati alla sanità, alla scuola pubblica e agli aiuti alimentari per le famiglie povere.
Il sindacato ha proposto la tassa per compensare i tagli decisi dal Congresso con la One Big Beautiful Bill Act, la legge di bilancio firmata dal presidente Donald Trump nel luglio del 2025. Secondo le stime della KFF, una fondazione americana che studia i sistemi sanitari, quei tagli aprono un buco di 19 miliardi di dollari l'anno nella spesa sanitaria della California e possono far perdere la copertura a 1,6 milioni di persone iscritte a Medi-Cal, il programma pubblico che assicura i cittadini a basso reddito.
"Questo appoggio mette fine all'idea che i democratici della California non siano uniti sulla tassa sui miliardari: lo sono", ha detto in un comunicato Dave Regan, presidente del sindacato. Regan ha citato un sondaggio interno secondo cui più dell'80% dei democratici registrati sostiene la misura.
Il governatore Gavin Newsom e Xavier Becerra, candidato democratico alla sua successione, si sono schierati pubblicamente contro la proposta. Newsom, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, dice che il prelievo spingerebbe i contribuenti più ricchi a lasciare lo Stato. Dopo che l'iniziativa ha ottenuto il posto sulla scheda, il governatore e i suoi alleati hanno provato a convincere il sindacato a ritirarla. A un certo punto il sindacato ha offerto di farlo in cambio dell'appoggio di Newsom a una patrimoniale più leggera.
Contro la tassa si sono schierati anche la California Teachers Association, il principale sindacato degli insegnanti, i vigili del fuoco della California Professional Firefighters e Planned Parenthood Affiliates of California. L'opposizione degli insegnanti nasce anche dal fatto che la patrimoniale ha complicato il tentativo di rendere permanente l'imposta sui redditi alti che finanzia le scuole, una misura che sarà anch'essa sulla scheda di novembre e che il partito ha deciso di sostenere.
Un sondaggio del Public Policy Institute of California, un centro di ricerca indipendente dello Stato, ha rilevato a maggio che il 54% degli elettori probabili e il 76% dei democratici avrebbe votato a favore della tassa.
Tra i sostenitori ci sono il senatore Bernie Sanders e il deputato californiano Ro Khanna, secondo cui i fondi per la sanità servono e i californiani più ricchi dovrebbero pagare di più.
Nei giorni prima del voto entrambi gli schieramenti hanno cercato di conquistare i membri del consiglio, riuniti in un albergo vicino all'aeroporto di San Diego. Il sindacato ha allestito una sala con cibo e bevande e un banchetto dove distribuiva magliette e cappellini a favore della tassa.
Il Wall Street Journal ha rivelato che gli oppositori hanno pagato circa 7.000 dollari di camere d'albergo, quote di iscrizione e spese di viaggio per alcuni membri con diritto di voto e per i loro delegati, attraverso la società di consulenza politica Hilltop Public Solutions. La campagna "No on Prop 40" è finanziata dalla California Medical Association, l'associazione dei medici dello Stato, e dalla California Primary Care Association Advocates. Marco Meneghin, dirigente di Hilltop, ha detto in un comunicato che la campagna ha dato "un'assistenza limitata per le spese di viaggio" a volontari e sostenitori che avevano chiesto aiuto, definendola una pratica comune nelle campagne elettorali.
La California ospita il 12% della popolazione americana ma il 27% della ricchezza dei miliardari degli Stati Uniti. Secondo la lista in tempo reale di Forbes i 213 miliardari californiani possedevano 2.182 miliardi di dollari al 1° gennaio 2026, su un totale di 8.189 miliardi in mano ai 938 miliardari americani. Il loro patrimonio è cresciuto del 30% nel 2025, del 41% nel 2024 e del 41% nel 2023, un aumento del 158% in tre anni.
Gli esperti che hanno scritto l'iniziativa, tra cui Emmanuel Saez dell'università di Berkeley e David Gamage dell'università del Missouri, hanno calcolato che un prelievo del 5% su quella cifra frutterebbe 109 miliardi di dollari, che scendono a circa 100 tenendo conto di un 10% di elusione ed evasione. Il 72% della ricchezza dei miliardari californiani è in azioni quotate in borsa, quindi facile da valutare. I contribuenti interessati sono poco più di duecento, un numero che rende possibile controllarli uno per uno.
I miliardari americani pagano in tasse una quota del proprio reddito economico più bassa della media: il 24% contro il 30% dell'insieme dei cittadini tra il 2018 e il 2020. Rispetto al patrimonio il carico è ancora più basso, l'1,3% l'anno nello stesso periodo, contro il 3,1% degli anni della presidenza di Ronald Reagan. Il fisco americano tassa i guadagni sugli investimenti solo quando le azioni vengono vendute. Chi possiede grandi pacchetti azionari può quindi mantenere un tenore di vita alto senza vendere nulla e senza pagare quasi niente di imposta sul reddito.
I circa 200 miliardari californiani versano oggi il 2,5% dell'imposta statale sui redditi, circa 3 miliardi di dollari l'anno, pari all'1% delle entrate complessive della California, che nel bilancio 2025-26 sfiorano i 300 miliardi. Anche se qualcuno lasciasse lo Stato la perdita sarebbe piccola rispetto ai 100 miliardi attesi dalla tassa. Chi era residente il 1° gennaio scorso dovrà comunque pagarla per intero: trasferirsi adesso non serve a evitarla.
La Proposition 40 non è una legge ordinaria ma una modifica della Costituzione californiana, che oggi vieta di tassare oltre lo 0,4% certi beni immateriali. Il testo mette il gettito in conti separati e vincolati alla sanità, alla scuola e agli aiuti alimentari, fuori dal bilancio generale dello Stato. Per le imprese non quotate la valutazione segue una formula già usata da decenni in Svizzera: il valore contabile dell'azienda più 7,5 volte gli utili medi degli ultimi tre anni.
Dopo il voto di domenica la campagna contraria ha definito la tassa "cattiva per il nostro bilancio, cattiva per la nostra economia e cattiva per il nostro futuro", chiedendo "soluzioni intelligenti e durature" al posto di quelli che ha chiamato schemi non collaudati.
Gli elettori californiani decideranno a novembre.
