Il 55% degli americani vuole l'impeachment di Trump
Il dato emerge da una rilevazione Strength In Numbers/Verasight e si avvicina ai livelli di consenso registrati contro Nixon durante il Watergate. Anche il 21% degli elettori di Trump nel 2024 sostiene la messa in stato d'accusa.
Il 55% degli adulti statunitensi ritiene che la Camera dei rappresentanti debba votare l'impeachment del presidente Donald Trump. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Strength In Numbers insieme a Verasight tra il 10 e il 14 aprile 2026. Il 37% degli intervistati si dichiara contrario, mentre l'8% non ha un'opinione definita.
Il sondaggio arriva dopo settimane di forti tensioni innescate dai messaggi pubblicati dal presidente sulla piattaforma Truth Social riguardo al conflitto con l'Iran. Il 7 aprile Trump ha scritto che l'intera civiltà iraniana sarebbe morta quella notte. In un altro messaggio aveva già intimato ai leader di Teheran di riaprire lo stretto di Hormuz, usando toni violenti e riferimenti religiosi. Le reazioni critiche sono arrivate da tutto lo spettro politico, incluse voci della destra americana che lo avevano sostenuto nel 2024. Tucker Carlson ha definito le minacce alle infrastrutture civili iraniane un crimine di guerra e ha dichiarato di essersi pentito di aver contribuito alla sua elezione. Si sono espressi in modo critico anche Alex Jones, Megyn Kelly, la deputata Marjorie Taylor Greene, Theo Von e Tim Dillon.
Sul fronte parlamentare, oltre 85 membri della Camera hanno pubblicamente dichiarato di sostenere la messa in stato d'accusa oppure l'applicazione del 25esimo emendamento, che consente la rimozione del presidente in caso di incapacità di svolgere le sue funzioni. La Casa Bianca ha respinto queste iniziative e la leadership repubblicana non ha mostrato interesse a portarle al voto.
Il consenso per l'impeachment si estende ben oltre la base democratica. Secondo l'analisi dei dati demografici, solo tre gruppi si oppongono alla messa in stato d'accusa: i repubblicani, gli elettori di Trump del 2024 e gli anziani, questi ultimi contrari di quattro punti, 47 contro 51. Gli indipendenti, compresi quelli che tendono verso uno dei due partiti, si dividono 50 a 28 a favore dell'impeachment. I non votanti, che nel 2024 avrebbero leggermente preferito Trump a Kamala Harris, sostengono la rimozione con il 53% contro il 25%. Un dato particolarmente rilevante è che il 21% degli elettori di Trump del 2024 ritiene oggi che il presidente debba essere messo in stato d'accusa, ovvero uno su cinque di coloro che lo hanno riportato alla Casa Bianca.
Il 55% rilevato è un valore elevato per gli standard moderni dei sondaggi sull'impeachment. Dopo i fatti del 6 gennaio 2021, ABC News e Washington Post avevano registrato un 56% favorevole a impeachment e rimozione, il Pew Research Center il 54% e Gallup il 52%. Durante la vicenda ucraina dell'autunno 2019, Fox News aveva misurato il 51% e Gallup il 52%. Il picco per la rimozione di Bill Clinton nel gennaio 1999 si era fermato al 33%. Il confronto più significativo resta quello con Richard Nixon: pochi giorni prima delle sue dimissioni, nell'agosto del 1974, Gallup aveva rilevato che il 58% degli americani voleva la sua rimozione al culmine dello scandalo Watergate. Trump si trova quindi in un territorio analogo a quello di Nixon nelle ultime settimane della sua presidenza.
Va segnalata una differenza metodologica. Il sondaggio di aprile ha chiesto se la Camera debba votare l'impeachment, una soglia più bassa rispetto alla formula impeachment e rimozione usata in passato dai principali sondaggisti nazionali. Anche tenendo conto di questa distinzione, il risultato resta tra i più alti mai registrati nella storia recente delle rilevazioni sul tema.
Nonostante il consenso popolare, la Camera a maggioranza repubblicana non procederà contro un presidente del proprio partito. Il processo di impeachment negli Stati Uniti si articola in due fasi distinte. Nella prima, la Camera dei rappresentanti vota a maggioranza semplice la messa in stato d'accusa, che richiede almeno 218 voti su 435. Si tratta di un passaggio simile a un'incriminazione formale, che non comporta la rimozione dall'incarico. Nella seconda fase, il Senato celebra un vero e proprio processo in cui servono i due terzi dei voti, ovvero 67 senatori su 100, per condannare il presidente e rimuoverlo dalla carica. Questa soglia elevata è il motivo per cui nella storia degli Stati Uniti nessun presidente è mai stato rimosso attraverso l'impeachment, nonostante i tre precedenti a carico di Andrew Johnson, Bill Clinton e dello stesso Trump, messo in stato d'accusa due volte durante il primo mandato.
La soglia dei 218 voti alla Camera non è raggiungibile nel 119esimo Congresso a causa della maggioranza repubblicana, ma potrebbe diventarlo dopo le elezioni di metà mandato di novembre. Ai democratici basta un guadagno netto di pochi seggi per conquistare la Camera. Se questo scenario si realizzasse, dal gennaio 2027 disporrebbero dei numeri per avviare la procedura, potendo contare su un mandato popolare già consolidato dai sondaggi. Resterebbe comunque l'ostacolo del Senato, dove la maggioranza dei due terzi necessaria per la condanna richiederebbe il voto di decine di senatori repubblicani contro un presidente del proprio partito, un risultato considerato molto difficile da raggiungere nel clima politico attuale.