Servono sei mesi per bonificare le mine iraniane dallo Stretto di Hormuz
L'assessment della Difesa, riferito in un briefing riservato al Congresso, prevede conseguenze economiche prolungate. Il prezzo della benzina negli Stati Uniti è salito a 4,02 dollari al gallone.
Bonificare lo Stretto di Hormuz dalle mine collocate dall'esercito iraniano potrebbe richiedere fino a sei mesi, e l'operazione difficilmente partirà prima della fine della guerra tra Stati Uniti e Iran. È quanto il Pentagono ha comunicato al Congresso, secondo una ricostruzione del Washington Post. La valutazione, se confermata, implica che l'impatto economico del conflitto si protrarrà fino alla fine dell'anno o oltre.
La stima è stata illustrata martedì da un alto funzionario della Difesa durante un briefing riservato per i membri della Commissione Forze Armate della Camera, come riferito da tre fonti a conoscenza della discussione. Il quotidiano della capitale riporta che la previsione ha suscitato frustrazione sia tra i democratici sia tra i repubblicani. È un segnale ulteriore che i prezzi di benzina e petrolio potrebbero restare elevati ben oltre un eventuale accordo di pace.
Mercoledì il costo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti era di 4,02 dollari, secondo i dati di AAA, contro i 2,98 dollari registrati poco prima dell'inizio della guerra a febbraio. Trump ha oscillato sul tema: questo mese ha dichiarato che i prezzi "potrebbero restare gli stessi o salire leggermente" entro il voto di midterm, salvo poi sostenere che sarebbero stati "molto più bassi" prima delle elezioni. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha indicato la fine di settembre come orizzonte possibile per tornare a una benzina a tre dollari.
Secondo tre funzionari che hanno parlato in forma anonima per la delicatezza della materia, ai parlamentari è stato riferito che l'Iran potrebbe aver piazzato venti o più mine nello Stretto di Hormuz e nelle acque adiacenti. Alcune sono state fatte galleggiare a distanza con tecnologia GPS, rendendo difficile l'individuazione durante il posizionamento. Altre sarebbero state deposte da forze iraniane con piccole imbarcazioni. Lo stretto è una via d'acqua cruciale per il transito del petrolio mediorientale attraverso il Golfo Persico.
Il Pentagono non ha voluto rispondere nel merito. Il portavoce Sean Parnell ha confermato che la comunicazione è avvenuta in un briefing riservato ai parlamentari, ma ha definito le informazioni "inaccurate". "Decidendo di pubblicare queste false affermazioni, il Washington Post ha reso chiaro che gli interessa più portare avanti un'agenda che la verità", si legge nella nota. Il Comando Centrale statunitense, responsabile delle operazioni nell'area, ha rifiutato di commentare. La Casa Bianca ha rimandato al Pentagono.
Il blocco del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è diventato uno dei nodi centrali della guerra. Teheran ha dichiarato chiuso il passaggio e ha attaccato alcune navi per colpire l'economia globale e l'amministrazione Trump, mentre Washington e la Repubblica Islamica premono per imporre le rispettive condizioni. Prima del conflitto, circa il 20 per cento del petrolio mondiale transitava per lo stretto, con Giappone, Corea del Sud, Cina e altri paesi asiatici particolarmente dipendenti dall'energia mediorientale.
Trump ha chiesto all'Iran di porre fine al programma nucleare, consegnare tutto l'uranio altamente arricchito e riaprire completamente lo stretto, minacciando nuove azioni militari in caso di rifiuto. Teheran ha risposto che non proseguirà i negoziati finché il presidente non revocherà il blocco navale imposto questo mese per soffocare l'economia iraniana basata sul petrolio.
La posa delle mine è iniziata a marzo, mentre proseguivano gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran. Trump ha minacciato conseguenze "a un livello mai visto prima" se Teheran non avesse rimosso gli ordigni. Nei giorni successivi il Pentagono ha rivendicato operazioni contro le imbarcazioni iraniane impiegate per la posa. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha scritto sui social che le forze statunitensi stavano distruggendo quelle navi con "spietata precisione" e che gli Stati Uniti "non permetteranno ai terroristi di tenere in ostaggio lo Stretto di Hormuz".
Il viceministro degli Esteri iraniano, Majid Takht-Ravanchi, ha negato che il suo paese stia posando mine. Il New York Times, citando funzionari statunitensi, ha scritto questo mese che l'Iran non sarebbe in grado di individuare tutte le mine che ha disseminato. La valutazione del Pentagono è stata trasmessa ai parlamentari dopo che Trump aveva scritto sui social che "l'Iran, con l'aiuto degli Stati Uniti, ha rimosso, o sta rimuovendo, tutte le mine marine" dallo stretto, un messaggio pubblicato venerdì su Truth Social nel tentativo di rassicurare i mercati e segnalare la vicinanza di un accordo.
Martedì il presidente ha annunciato l'estensione a tempo indeterminato di un cessate il fuoco di due settimane. La leadership iraniana, ha dichiarato, è "seriamente fratturata" e deve "presentare una proposta unitaria". Le sue parole sono arrivate mentre fonti indicavano una riluttanza di Teheran a un nuovo round negoziale. A marzo CNN aveva riferito di una valutazione della Defense Intelligence Agency secondo cui l'Iran avrebbe potuto tenere chiuso lo stretto da uno a sei mesi, con le mine tra i fattori rilevanti. All'epoca Parnell aveva detto alla stessa emittente che una chiusura di sei mesi era "un'impossibilità e del tutto inaccettabile" per Hegseth.
Resta da capire con quali mezzi il Pentagono condurrà la bonifica. Tra le opzioni evocate dai funzionari ci sono elicotteri, droni e sommozzatori specializzati nell'eliminazione di ordigni esplosivi. Alcune navi commerciali hanno attraversato lo stretto durante il cessate il fuoco, ma il traffico si è di nuovo bloccato nel fine settimana, quando le forze iraniane hanno aperto il fuoco su alcune petroliere e hanno dichiarato nuovamente chiuso il passaggio.
Richard Nephew, esperto di diplomazia iraniana e senior researcher alla Columbia University, ha dichiarato al Washington Post che un orizzonte di sei mesi per la bonifica è destinato a scuotere i mercati del petrolio e del gas, vista la preoccupazione di assicuratori, armatori e comandanti nell'attraversare una rotta minata. "Non ci saranno molte persone disposte a correre quel rischio", ha osservato, aggiungendo che la presenza di mine potrebbe non causare una "interruzione totale", ma che le conseguenze di uno stretto a doppio senso parzialmente inutilizzabile sarebbero comunque significative.
L'Iran dispone di oltre 5.000 mine navali, che potrebbero rivelarsi particolarmente efficaci date le acque poco profonde e le corsie di navigazione strette dello stretto, stando a una valutazione della Defense Intelligence Agency. La stessa testata ha ricordato che oltre la metà degli elettori statunitensi attribuisce "molto" al presidente la responsabilità dell'impennata dei prezzi della benzina.