I repubblicani al Congresso sfidano Trump: cresce il malcontento in vista delle midterm
Decine di senatori e deputati repubblicani hanno votato contro le priorità del presidente, dal fondo da 1,8 miliardi alla guerra in Iran. Pesano il calo dei consensi e il timore di perdere la maggioranza anche al Senato.
Donald Trump resta il leader indiscusso del Partito Repubblicano, ma la sua presa sui repubblicani al Congresso comincia a indebolirsi. Un numero crescente di esponenti repubblicani, non solo più gli abituali dissidenti, ha iniziato a sfidarlo apertamente, irritato da decisioni che molti nel Partito considerano sempre più azzardate. Lo riporta la CNN, secondo cui la tendenza potrebbe rafforzarsi con l'avvicinarsi delle elezioni di midterm di novembre.
Il malcontento è esploso in particolare attorno alla legge sull'immigrazione da 70 miliardi di dollari, destinata a finanziare l'ICE e la Customs and Border Protection. Il Senato l'ha alla fine approvata venerdì con 52 voti favorevoli e 47 contrari. Ora il testo passa alla Camera, dove il voto finale è atteso la prossima settimana. Il provvedimento, però, ha rischiato di saltare dopo la rivolta di diversi senatori repubblicani contro la richiesta di Trump di inserire un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire le vittime della presunta "persecuzione" dell'era Biden. Secondo i critici, quel fondo servirebbe in realtà a premiare i sostenitori politici più fedeli del presidente.
La rivolta sul fondo risarcimenti
Durante la maratona di voti sugli emendamenti, oltre una decina di senatori repubblicani ha votato contro alcune priorità del presidente: il fondo per i risarcimenti, la sala da ballo della Casa Bianca, la nomina ad interim del fedelissimo Bill Pulte alla guida dell'Intelligence Nazionale e le nuove restrizioni proposte da Trump sulle elezioni (il cosiddetto Save America Act).
In particolare, la senatrice repubblicana dell'Alaska Lisa Murkowski ha votato contro l'intero pacchetto sull'immigrazione, una misura che in condizioni normali avrebbe probabilmente sostenuto. Secondo Murkowski, però, il testo approvato dal Senato concede alla Casa Bianca un potere eccessivo su come spendere i fondi e riduce il controllo del Congresso.
Ma alcune crepe sono emerse anche alla Camera dei Rappresentanti. Per la prima volta dall'inizio della guerra in Iran, a febbraio, l'aula ha votato per chiedere a Trump il ritiro dal conflitto, grazie al sostegno di un piccolo gruppo di deputati repubblicani. Il giorno successivo, quasi venti deputati repubblicani hanno appoggiato una proposta democratica per nuovi aiuti all'Ucraina e ulteriori sanzioni contro la Russia, in aperto dissenso con la linea della Casa Bianca sulla guerra tra Russia e Ucraina.
I ribelli non sono più solo i dissidenti abituali
A colpire però è soprattutto il profilo degli esponenti repubblicani che hanno sfidato Trump. Tra loro ci sono infatti anche senatori impegnati in corse competitive a novembre per la rielezione: Dan Sullivan, dell'Alaska, e Jon Husted, dell'Ohio, hanno votato per affossare il fondo risarcimenti, mentre Ashley Moody, della Florida, ha sostenuto il divieto di concedere risarcimenti pubblici ai condannati per aggressioni contro gli agenti durante l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.
Alla Camera dei Rappresentanti, il deputato Tom Barrett, uno dei repubblicani più vulnerabili alle elezioni di midterm, ha votato per limitare i poteri di guerra di Trump sull'Iran. "Penso che la gente sia frustrata, certamente", ha dichiarato alla CNN.
Secondo persone a conoscenza delle discussioni interne citate dall'emittente televisiva, i membri repubblicani del Congresso temono sempre di più che il calo dei consensi di Trump possa costare al partito persino il controllo del Senato, uno scenario che fino a sei mesi fa appariva impensabile. Molti chiedono alla leadership del partito di concentrarsi su misure capaci di ridurre i costi per le famiglie, invece che sui conflitti all'estero o sui progetti personali del presidente.
La Casa Bianca nega le divisioni
Da parte sua, la Casa Bianca respinge questa ricostruzione. La portavoce Abigail Jackson ha dichiarato alla CNN che Trump "è impegnato a mantenere le maggioranze repubblicane alla Camera e al Senato" e ha accusato media e democratici di alimentare "divisioni inesistenti".
Il presidente, però, non sembra voler mostrare segnali di cambiamento. Nelle ultime ore ha anzi definito "un perdente" il senatore Thom Tillis, che ha già minacciato di votare contro la conferma di Todd Blanche, l'uomo scelto da Trump per guidare il Dipartimento di Giustizia dopo le dimissioni di Pam Bondi.