I padri fondatori avrebbero già rimosso Trump

In un'analisi sul Los Angeles Times l'editorialista conservatore sostiene che l'accordo da 1,776 miliardi mostra un presidente che si comporta come giudice di sé stesso

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I padri fondatori avrebbero già rimosso Trump
Photo by Stephen Walker / Unsplash

Il presidente Donald Trump ha chiuso lunedì una causa da 10 miliardi di dollari che aveva intentato lui stesso contro il fisco americano, l'Internal Revenue Service, accusato di aver fatto trapelare illegalmente le sue dichiarazioni dei redditi durante il primo mandato. L'accordo prevede la creazione di un fondo da 1.776.000.000 di dollari, una cifra in cui il "1776" richiama l'anno della dichiarazione di indipendenza alla vigilia del 250° anniversario degli Stati Uniti, che sarà controllato dallo stesso Trump e servirà soprattutto a risarcire i rivoltosi del 6 gennaio già graziati in massa dal presidente. Per l'editorialista conservatore Jonah Goldberg, direttore della rivista Dispatch, in un'analisi pubblicata sul Los Angeles Times, l'operazione è la prova più nitida del fatto che il presidente stia esercitando un potere arbitrario, esattamente quello che i padri costituenti americani avevano cercato di impedire.

Il principio in gioco, scrive Goldberg, è quello formulato dallo statista britannico Edmund Burke: "nessun uomo dovrebbe essere giudice della propria causa". Madison lo richiama nel Federalist 10, in un passaggio sulla separazione dei poteri: "A nessun uomo è permesso di essere giudice della propria causa, perché il suo interesse condizionerebbe certamente il suo giudizio e, non improbabilmente, corromperebbe la sua integrità". Alexander Hamilton lo cita nel Federalist 80 come la ragione per cui le controversie tra Stati federati devono essere risolte dai tribunali federali e non dai giudici locali, esposti al rischio di parzialità.

L'idea che il presidente non possa essere arbitro di sé stesso è alla base, per Goldberg, di tutti i poteri del Congresso: l'autorità esclusiva su tasse e spesa pubblica, il diritto di dichiarare guerra, l'advice and consent sulle nomine, l'impeachment. I presidenti non sono sovrani arbitrari, ma amministratori con poteri definiti e limitati.

La storia dell'impeachment come rimedio risale alla convenzione di ratifica della Costituzione tenuta in Virginia nel 1788. Il delegato George Mason, autore della costituzione virginiana, sollevò il timore che il potere di grazia potesse essere abusato dal presidente: cosa sarebbe successo, si chiese, se avesse "graziato spesso crimini che lui stesso aveva consigliato"? Madison rispose che esisteva una garanzia: "se il presidente è collegato in modo sospetto con qualcuno e ci sono motivi per credere che lo proteggerà, la Camera può metterlo in stato d'accusa e rimuoverlo se trovato colpevole". Trump è stato sottoposto a impeachment dopo i fatti del 6 gennaio ma non è stato condannato, un esito che Goldberg considera un errore.

Il presidente ha detto di recente che, se la Cina invadesse Taiwan, sarebbe lui a decidere se gli Stati Uniti dovrebbero difendere l'isola: "Io. Sono l'unico che decide". L'estate scorsa Trump aveva dichiarato all'Atlantic che la differenza fra il primo e il secondo mandato è che oggi non ha più nessuno nella sua amministrazione capace di frenarlo. "Gestisco il paese e il mondo", ha detto, presentando Congresso e tribunali come irrilevanti.

Dopo che il presidente, scrive Goldberg, ha rimosso unilateralmente con la forza il presidente del Venezuela sostituendolo con un satrapo compiacente e senza l'approvazione del Congresso, il New York Times gli ha chiesto se ci fossero limiti alla sua volontà. "Sì, una cosa. La mia morale. La mia mente. È l'unica cosa che può fermarmi", ha risposto Trump.

Per avviare l'impeachment di un presidente, scrive Goldberg richiamando Hamilton nel Federalist 65, non serve che abbia commesso un reato. L'impeachment riguarda "la cattiva condotta degli uomini pubblici" e "l'abuso o la violazione di una pubblica fiducia". Si tratta di uno strumento di natura politica, che si attiva quando la condotta del presidente danneggia "la società stessa".

Potrebbe perfino essere legale che il presidente faccia da giudice nella propria causa e crei un fondo finanziato dai contribuenti per ricompensare alleati e collaboratori, ammette Goldberg. È già chiaro che gli inquilini della Casa Bianca possono iniziare guerre senza che il Congresso o i tribunali si frappongano in modo efficace. Ma per l'editorialista è difficile immaginare scenari più adatti a far apparire fondata, agli occhi di Madison e dei suoi contemporanei, la rassicurazione che l'impeachment sarebbe stato il rimedio in caso di abusi presidenziali, una rassicurazione che oggi appare mal riposta.

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