I figli di Trump entrano nell'affare del tungsteno in Kazakistan finanziati dal governo Usa
Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno investito nella società che si è fusa con Cove Kaz Capital, gruppo che ha ottenuto fino a 1,6 miliardi di dollari di sostegno federale per estrarre tungsteno in Kazakistan.
Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno investito in una società che oggi controlla uno dei più grandi progetti di tungsteno al mondo, finanziato fino a 1,6 miliardi di dollari dal governo statunitense guidato dal padre. Lo rivela il Financial Times, che ha ricostruito le tappe finanziarie e diplomatiche dell’operazione.
Il 22 settembre il presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, ha comunicato al suo omologo americano Donald Trump l’intenzione di affidare un importante progetto di tungsteno a Cove Kaz Capital, un gruppo di investitori statunitensi in concorrenza con aziende rivali cinesi e russe. La stampa ha rivelato l'esistenza dell'intesa informale il 21 ottobre. Il 6 novembre Cove Capital, società madre di Cove Kaz, e la Compagnia Mineraria Nazionale del Kazakistan hanno annunciato un accordo per sviluppare quella che definiscono "la più grande miniera di tungsteno non ancora sfruttata al mondo".
I due figli del presidente a quel punto erano già entrati nell’affare. Ad agosto avevano acquisito una partecipazione nel gruppo edile Skyline Builders attraverso un veicolo finanziario gestito da una controllata di Dominari Securities. L’entità dell’investimento iniziale non è stata resa pubblica. Il 28 ottobre hanno rafforzato la loro posizione partecipando a un collocamento privato che ha raccolto quasi 24 milioni di dollari. Tre giorni dopo Skyline Builders ha annunciato l’acquisizione del 20% di Kaz Resources, controllata da Cove Capital, per 20 milioni di dollari. Giovedì le tre società si sono fuse: la nuova entità si chiamerà Kaz Resources e sarà quotata al Nasdaq.
Don Jr ed Eric Trump siedono nel consiglio consultivo di Dominari dalla fine del 2024 e detengono una quota anche nella capogruppo Dominari Holdings. Non è la prima volta che entrano a far parte di un progetto del genere riguardante minerali critici. Lo scorso anno l'Amministrazione Trump ha siglato un accordo da 600 milioni di dollari con il produttore di terre rare Vulcan Elements, pochi mesi dopo che 1789 Capital, fondo di venture capital di Donald Trump Jr, aveva investito nella stessa azienda.
A sostenere il progetto sono due agenzie controllate dal governo federale statunitense, l’Export-Import Bank e la Development Finance Corporation, che lo scorso anno hanno emesso lettere di interesse per un totale massimo di 1,6 miliardi di dollari a favore dello sfruttamento dei giacimenti di Northern Katpar e Upper Kairakty, nel Kazakistan centrale. Cove Kaz ne controlla oggi il 70%. I democratici hanno più volte sollevato dubbi sui potenziali conflitti di interesse legati agli investimenti della famiglia presidenziale.
Al momento, però, non ci sono elementi che indichino che Donald Trump Jr. ed Eric Trump conoscessero l’imminente assegnazione del contratto quando hanno investito in Skyline Builders, né che abbiano influenzato la decisione. "Donald Jr. è un investitore passivo in American Ventures e non ha alcun ruolo operativo nella società", ha dichiarato il portavoce del figlio maggiore del presidente. "Non si interfaccia con il governo federale per conto di nessuna delle aziende in cui investe o che consiglia". Eric Trump non ha invece risposto alle richieste di commento.
L’amministratore delegato di Cove, Pini Althaus, ha detto al Financial Times di non aver mai parlato direttamente con i fratelli Trump e di non conoscere l’entità delle loro partecipazioni. Ha però ammesso che Cove ha ricevuto "assistenza diretta dal presidente Trump, dal Segretario di Stato [Marco] Rubio e dal Segretario al Commercio [Howard] Lutnick" per ottenere i diritti di sfruttamento del giacimento kazako.
Il tungsteno è un metallo strategico per la difesa, utilizzato in utensili da perforazione, proiettili perforanti e missili a energia cinetica. L’Amministrazione Trump punta a costruire nuove catene di approvvigionamento per i minerali critici, tra cui proprio il tungsteno, e a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalla Cina. "Il tungsteno è oggi l’oggetto del desiderio del Pentagono, lo vogliono a qualsiasi prezzo", ha dichiarato al Financial Times Christopher Ecclestone, stratega minerario del gruppo di ricerca londinese Hallgarten & Company.