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I democratici stanno preparando le inchieste su Trump dopo le midterm
Illustrazione generata dall'intelligenza artificiale.
Politica interna 20 min di lettura

I democratici stanno preparando le inchieste su Trump dopo le midterm

Affari di famiglia, immigrazione, grazie presidenziali, licenziamenti e politica estera: se riconquisteranno la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, i democratici sono pronti ad aprire indagini a tutto campo sull'attuale Casa Bianca.

I deputati democratici stanno preparando una serie di inchieste parlamentari sul presidente Donald Trump, sulla sua Amministrazione e sulla sua famiglia, da avviare a partire dal prossimo gennaio se a novembre riconquisteranno la maggioranza alla Camera. Il Washington Post ha parlato con una decina tra deputati e collaboratori destinati a guidare le Commissioni: i principali dossier riguardano la ricchezza accumulata dal presidente durante il mandato, lo smantellamento dell'apparato federale e le iniziative giudiziarie contro gli avversari politici.

"C'è così tanta corruzione e tanto sfruttamento che servirà l'intera Camera dalla parte democratica per condurre le indagini in modo adeguato", ha detto al giornale Robert Garcia, deputato della California che, con una maggioranza democratica, finirebbe per guidare la Commissione Vigilanza. Nelle ultime settimane i suoi collaboratori si sono rivolti anche a organizzazioni esterne per ricevere indicazioni su come condurre indagini efficaci. Garcia ha già indicato pubblicamente il caso di Jeffrey Epstein e la gestione dell'ICE tra le prime inchieste che intende aprire.

Midterm 2026 · il piano dei democratici
Se i democratici riprendono la Camera, a gennaio si aprono le inchieste su Trump
Il Washington Post ha parlato con una decina di deputati e collaboratori destinati a guidare le commissioni. I dossier già pronti riguardano la ricchezza accumulata dal presidente durante il mandato, lo smantellamento dell’apparato federale e le cause contro gli avversari politici.
Il conto della Commissione Vigilanza
Quanto ha guadagnato il presidente nel primo anno del secondo mandato
Il rapporto dei democratici della Vigilanza, pubblicato il 20 gennaio, distingue il denaro già incassato da quello che esiste soltanto sulla carta.
9,72mld $
Il totale stimato dai democratici Ma quasi tutto questo denaro il presidente non lo ha ancora incassato.
Ogni banconota vale un miliardo di dollari. La terza è divisa: solo un quarto è denaro davvero incassato. L’ultima esiste per meno di tre quarti, perché il conto non chiude su una cifra tonda.
2,25 mld $ già in tasca: due banconote e un quarto
7,47 mld $ che esistono solo sulla carta
Sono 7.470 milioni di dollari che il presidente non ha ancora in tasca: soprattutto criptovalute e asset digitali non ancora venduti. Il loro valore può cambiare da un giorno all’altro.
Chi indaga su che cosa
Cinque commissioni, cinque fronti già aperti
Con una maggioranza democratica sarebbero questi i deputati alla guida delle commissioni. Apri una riga per vedere i dossier che ciascuno ha già messo in agenda.
I conti da rifare
Quattro cifre che finiranno davanti alle commissioni
Il caso che apre il capitolo sulle grazie
Tre mesi scontati su trentasei
3 mesi scontati davvero in cella
33 mesi cancellati dalla grazia del 14 novembre
Joseph Schwartz, proprietario di una catena di case di riposo, aveva trattenuto ai dipendenti 38 milioni di dollari di contributi e imposte senza versarli al fisco. La grazia è arrivata sette mesi dopo la sentenza e ha cancellato anche l’obbligo di risarcire le vittime. È il modello di caso su cui i democratici della Commissione Giustizia vogliono aprire un’inchiesta.
Fonti: Washington Post; Commissione Vigilanza della Camera, rapporto del 20 gennaio 2026; ProPublica; Associated Press; Dipartimento di Giustizia. Dati aggiornati a settembre 2026.

Gli affari della famiglia Trump e le grazie presidenziali

I democratici della Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti hanno già avviato un monitoraggio continuativo dei profitti riconducibili alla famiglia presidenziale, con particolare attenzione alle criptovalute e agli affari con soggetti esteri. In un rapporto pubblicato il 20 gennaio, hanno stimato in 2,25 miliardi di dollari i guadagni già incassati dal presidente nel solo primo anno del secondo mandato attraverso pagamenti provenienti dall’estero, oligarchi e altri soggetti. La cifra salirebbe a 9,72 miliardi di dollari includendo anche gli incrementi patrimoniali ancora soltanto teorici, cioè non ancora realizzati.

Jamie Raskin, deputato del Maryland che guiderebbe la Commissione Giustizia in caso di vittoria democratica a novembre, ha già chiesto informazioni sugli investimenti di 1789 Capital e American Ventures, due fondi di venture capital legati a Donald Trump Jr. ed Eric Trump, per accertare se le aziende finanziate abbiano successivamente ottenuto contratti pubblici o decisioni favorevoli. Nel mirino figurano anche l'accordo con l'agenzia delle entrate statunitense, l'IRS, che mette la famiglia Trump e le sue imprese al riparo da futuri controlli fiscali, così come la vendita di un accesso anticipato ai post del presidente su Truth Social e gli affari del genero Jared Kushner.

Un secondo fronte di potenziali indagini riguarda le grazie concesse a persone condannate per frode che avevano finanziato in precedenza le campagne del presidente, anche perché molti dei beneficiari sono stati esonerati dall'obbligo di risarcire le vittime. Tra i casi segnalati c'è quello di Joseph Schwartz, dirigente di case di riposo che l'anno scorso ha speso quasi un milione di dollari in attività di lobbying per ottenere la grazia, arrivata poi 7 mesi dopo la condanna a 3 anni di carcere per aver trattenuto ai dipendenti 38 milioni di dollari in contributi e imposte senza versarli al fisco.

Jared Huffman, capogruppo democratico nella Commissione Risorse Naturali, punta invece agli accordi minerari ed energetici che avrebbero favorito sostenitori del presidente. L'Amministrazione Trump, ad esempio, ha offerto a una società energetica tedesca 1,2 miliardi di dollari perché rinunciasse alle concessioni per l'eolico offshore, imponendole di reinvestire quasi tutta la somma in un impianto di gas naturale liquefatto in Louisiana appartenente a un finanziatore di Trump. "Trump sta usando il fondo per i risarcimenti come un fondo nero", ha detto Huffman, definendo l'operazione uno spreco di denaro pubblico.

Immigrazione, apparato federale e intelligence

Sulla lotta all'immigrazione l'opinione pubblica si è raffreddata, soprattutto dopo l'operazione condotta dall'ICE a Minneapolis all'inizio dell'anno, nella quale sono morti alcuni cittadini americani. I democratici vogliono ora indagare sulle accuse di abusi rivolte agli agenti, sulla detenzione di immigrati regolari e cittadini statunitensi, sull'aumento dei decessi nei centri di detenzione, sull'invio della Guardia Nazionale nelle città governate dal centrosinistra e sulla gestione di spese e appalti da parte dell'ex Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem.

Le Commissioni competenti sulle singole agenzie intendono inoltre verificare se uffici come quello che gestisce i prestiti agli studenti nel Dipartimento dell'Istruzione o quello responsabile della sicurezza sul lavoro nel Dipartimento del Lavoro stiano continuando a svolgere ancora le funzioni loro affidate dal Congresso.

Jim Himes, capogruppo democratico nella Commissione Intelligence, contesta, inoltre, l'epurazione dei funzionari che avevano contraddetto il presidente. Tra questi figurano gli autori di una valutazione che aveva messo in discussione le motivazioni usate per espellere presunti membri di una banda venezuelana senza garanzie processuali e quelli di un rapporto secondo cui i raid statunitensi contro i siti nucleari iraniani avevano provocato solo danni limitati.

"Andrò caso per caso a parlare con alcune di queste persone che hanno perso il lavoro", ha detto Himes. Nella lista dei suoi target rientrano anche i licenziamenti di massa del DOGE, la chiusura dell'Agenzia per la Cooperazione Internazionale USAID, lo smantellamento del Dipartimento dell'Istruzione, la riduzione del calendario vaccinale pediatrico e il blocco di fondi già stanziati dal Congresso.

Giustizia, pressioni sulle istituzioni e politica estera

I procedimenti giudiziari contro gli avversari politici costituiscono un capitolo a parte: dall'indagine contro l'ex direttore dell'FBI James Comey a quella contro la procuratrice generale di New York Letitia James, fino a quella contro i parlamentari democratici che a novembre avevano diffuso un video nel quale ricordavano ai militari la possibilità prevista dalla legge di rifiutare ordini illegittimi.

I democratici vogliono anche tornare sul fondo da 1,8 miliardi di dollari che Trump aveva tentato di creare per le vittime della cosiddetta persecuzione governativa. Il progetto era naufragato in estate, quando alcuni repubblicani avevano respinto l'ipotesi di risarcire i condannati per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

I democratici puntano inoltre a convocare i vertici delle istituzioni private che, a loro giudizio, hanno ceduto alle pressioni della Casa Bianca: vale a dire gli studi legali che hanno chiuso i programmi sulla diversità per evitare sanzioni, i dirigenti di Apple e Google, che hanno rimosso dalle loro piattaforme le applicazioni utilizzate per segnalare i controlli sull'immigrazione e David Ellison, accusato di aver spostato a destra l'informazione della CBS News e di aver posto fine al programma di Stephen Colbert pur di ottenere il via libera federale all'acquisto di Paramount.

Gregory Meeks, capogruppo democratico nella Commissione Esteri, vuole infine capire perché parte della diplomazia ufficiale americana sia stata affidata a privati cittadini, alcuni dei quali potrebbero trovarsi in conflitto d'interessi, invece che ai funzionari di carriera. Il riferimento è in particolare a Steve Witkoff e allo stesso Jared Kushner, coinvolti in ruoli di primo piano nei negoziati con Iran, Israele, Russia e Ucraina pur senza incarichi formali.

Meeks guarda anche all'investimento da 500 milioni di dollari con cui soggetti legati agli Emirati Arabi Uniti hanno acquistato una quota di una società di criptovalute guidata dai figli di Trump e di Witkoff pochi giorni prima dell'insediamento. "Che ruolo ha il Dipartimento di Stato in tutto questo?", si chiede Meeks. La Casa Bianca ha già risposto che Witkoff ha ceduto le proprie quote nella società di criptovalute e che le attività private dei due uomini non hanno alcun legame con i loro incarichi diplomatici.

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