Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Ha spiato al-Qaeda per gli Stati Uniti. Ora l’ICE vuole espellerlo
Agenti delle squadre speciali dell’ICE presidiano l’esterno del centro di detenzione Delaney Hall, a Newark, nel New Jersey, il 10 giugno 2026. Credito: U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) / Flickr – Pubblico dominio.
Immigrazione 5 min di lettura

Ha spiato al-Qaeda per gli Stati Uniti. Ora l’ICE vuole espellerlo

Blerim Skoro sostiene di aver lavorato per CIA e FBI contribuendo all’arresto di terroristi. Fermato mentre rinnovava i documenti, rischia di essere rimandato in Kosovo, dove potrebbe subire torture.

Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale statunitense responsabile dell’immigrazione e delle dogane, hanno arrestato Blerim Skoro il 3 agosto, mentre si trovava in un ufficio dell’immigrazione del New Jersey per rinnovare i propri documenti. Skoro, 55 anni, nato in Kosovo, sposato con una cittadina americana e padre di tre figli, lavora come tassista a Staten Island. Sostiene di essersi infiltrato in al-Qaeda per conto della Central Intelligence Agency dopo gli attentati dell’11 settembre. I suoi avvocati si sono rivolti a un tribunale federale per contestarne la detenzione e impedirne l’espulsione.

“Non avrei mai pensato che mi avrebbero tradito così”, ha detto Skoro alla CBS News durante un colloquio telefonico dal centro di detenzione di Elizabeth, nel New Jersey. “Vi prego: se devo morire, che sia in questo Paese, così i miei figli potranno seppellirmi.” Nel novembre 2022 un giudice federale aveva già sospeso la sua espulsione verso il Kosovo, riconoscendo il rischio che vi fosse catturato e torturato, in applicazione della Convenzione contro la Tortura. La decisione di allora non gli aveva però concesso la residenza legale negli Stati Uniti. Secondo i suoi avvocati, il provvedimento teneva conto anche del contributo dato da Skoro all’arresto di persone legate ad al-Qaeda, al-Shabaab e Hezbollah.

Dal carcere alle indagini dell’FBI su bin Laden

Il rapporto di Skoro con gli apparati di sicurezza americani è iniziato in carcere. Nel 2000 fu arrestato per traffico di droga: racconta di aver accettato di trasportare eroina per una banda criminale albanese perché faticava a mantenere i figli e i genitori, arrivati negli Stati Uniti come profughi dopo la fuga dal Kosovo negli Anni Novanta. In una prigione di Manhattan entrò in contatto con un gruppo di islamisti radicali. I documenti dell’FBI che lo indicano come informatore confidenziale confermano che, dopo l’11 settembre, gli investigatori si servirono proprio di quel legame.

Tra il 2002 e il 2006, mentre era detenuto nel penitenziario federale di Allenwood, in Pennsylvania, Skoro afferma di aver raccolto informazioni su 3 uomini legati a reti terroristiche:

  • Faysal Galab, uno dei Lackawanna Six, descritti dagli investigatori federali come la prima cellula terroristica interna agli Stati Uniti;
  • Randall “Ismail” Royer, condannato a vent’anni per il coinvolgimento nella rete jihadista della Virginia;
  • Junuz Fuaz, indicato come membro di Hezbollah.

Anche documenti dell’FBI del 2004 ottenuti dalla CBS News, in gran parte oscurati per motivi di sicurezza nazionale, identificano inoltre Skoro come informatore in un’indagine su Osama bin Laden. Alcune delle informazioni da lui fornite sono state definite, all'interno di questo documento, come “utilizzabili” e “attendibili” e comprendevano dettagli su un “campo di addestramento siriano”.

Gli anni sotto copertura e l’arresto di Betim Kaziu

Skoro pensava che quel lavoro gli avrebbe garantito uno sconto di pena, ma nel 2007 venne rimpatriato in Kosovo. In una dichiarazione depositata nel suo procedimento giudiziario sostiene che la CIA gli chiese allora di infiltrarsi in al-Qaeda partendo proprio dai Balcani. Dice di essere rimasto sotto copertura dal 2007 al 2009, di aver visitato in Siria un campo che descrive come legato all’organizzazione poi divenuta l'ISIS e di aver operato anche in Libano, Giordania, Pakistan ed Egitto. Fotografie e video girati in quel periodo, che lo mostrano in ambienti mediorientali insieme a terroristi noti, sono stati utilizzati nel documentario del 2024 The Accidental Spy e, lo scorso anno, in una puntata di un programma su YouTube.

A quel periodo risale anche l’arresto di Betim Kaziu, il terrorista di Brooklyn condannato nel 2012 a 27 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata all’omicidio di militari americani all’estero e per il tentativo di fornire sostegno materiale ad al-Shabaab. In una dichiarazione del dicembre 2020, Skoro ha scritto di aver telefonato di nascosto al proprio referente della CIA per comunicargli la posizione di Kaziu, che in quel momento ospitava nel suo appartamento in Kosovo.

Kaziu fu arrestato il 27 agosto 2009 dalla polizia kosovara e successivamente consegnato alla task force antiterrorismo di New York. Skoro ha mostrato alla CBS News uno scambio di email del 24 settembre 2009 con un uomo di nome “Chris”, che indica come il suo referente nella CIA: “Sono stato molto contento di vedere che il nostro amico Kaziu è di nuovo negli Stati Uniti.” La CIA non ha confermato la ricostruzione. Skoro sostiene inoltre di aver contribuito a intercettare carichi di uranio diretti in Kosovo, sventando un possibile attentato con una bomba sporca, e di aver fornito altre informazioni all’FBI e alla polizia di New York dall’aprile 2015, quando afferma di essere stato contattato da un reclutatore dell’ISIS.

Era arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1994, chiedendo asilo dopo aver disertato dall’esercito jugoslavo. Racconta di aver assistito a stupri e all’uccisione di bambini da parte dei soldati durante la guerra in Kosovo. Nel 2014 rientrò illegalmente dal Canada negli Stati Uniti dopo che, secondo il suo racconto, la sua copertura era saltata e un agguato in Kosovo lo aveva ferito a una gamba. E' finito per la prima volta nel mirino dell’ICE nel 2016, quando la polizia di New York lo aveva fermato perché utilizzava la tessera dei trasporti a tariffa agevolata della figlia.

Il ricorso contro la detenzione

Joshua Dratel, precedente avvocato difensore di Skoro, ha dichiarato alla CBS News che negli ultimi dieci anni il suo assistito ha condotto una vita “del tutto rispettosa della legge e produttiva, insieme alla sua famiglia, dopo un’esperienza terribile affrontata per gli Stati Uniti con grande coraggio e abilità”. Bhairavi Desai, direttrice esecutiva della New York Taxi Workers Alliance, il sindacato al quale Skoro è iscritto, si è detta “sconvolta” nello scoprire quanto fosse fragile la posizione dell’uomo, da lei descritto come un autista “notevole, spiritoso e gentile”.

“Pensavo che, visto il lavoro svolto nella guerra al terrorismo per conto della CIA, avesse già ottenuto uno status permanente. Sembra davvero brutale essersene serviti in questo modo e adesso scartarlo.” Gli attuali legali, Amy Greer e Rene Kathawala, quest’ultimo avvocato pro bono dello studio Orrick, hanno presentato il 4 agosto un ricorso di habeas corpus, integrato il 17 agosto. Sostengono che, in virtù della protezione ottenuta nel 2022, l’ICE non possa espellere Skoro senza prima rivolgersi a un giudice.

“Anche questo caso riguarda la possibilità per l’ICE di arrestare arbitrariamente e detenere a tempo indeterminato, senza preavviso, motivazione né procedura, uno straniero al quale sia stata riconosciuta la protezione dall’espulsione in base alla Convenzione contro la tortura”, si legge nel ricorso. “La risposta è un no netto.” Il 17 agosto il giudice federale Robert Kirsch ha ordinato al governo di rispondere entro tre giorni.

Questo mese, però, l’ICE ha rimpatriato alcuni cittadini messicani che godevano della stessa protezione, dopo che il Dipartimento di Stato aveva ricevuto dal governo messicano assicurazioni che non sarebbero stati maltrattati. Anche in quel caso, come ha riferito il New York Times, la procedura era cominciata senza passare da un tribunale federale. Non si tratta certo di un episodio isolato. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, l’amministrazione ha trasferito in Messico circa 20 mila cittadini di Paesi terzi nell’ambito degli accordi di espulsione. Sono inoltre documentati casi di persone allontanate dagli Stati Uniti nonostante godessero della protezione prevista dalla Convenzione contro la Tortura.

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.