Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato il 22 settembre a New York un accordo che riscrive in parte le regole della presenza militare americana sull'isola. Il testo modifica e integra l'accordo di difesa del 27 aprile 1951, che resta la base giuridica delle attività statunitensi in Groenlandia, e dichiara di volerne rafforzare "il carattere permanente". Entrerà in vigore quando una nota diplomatica comunicherà agli Stati Uniti che Danimarca e Groenlandia hanno completato le procedure parlamentari di ratifica.
Nel precedente accordo del 1951 le aree di difesa venivano concordate di volta in volta "sulla base dei piani di difesa della NATO", per proteggere la Groenlandia e il resto dell'area del Trattato Nord Atlantico. Il nuovo accordo aggiunge in diversi articoli, a cominciare dal primo, una terza finalità precedentemente non prevista: la difesa del "continente americano". Nel preambolo le parti riconoscono l'interesse comune a consentire agli Stati Uniti l'accesso militare all'isola, "anche attraverso la realizzazione del sistema di difesa Golden Dome". Il riferimento al futuristico sistema antimissile statunitense compare però solo in questa sezione e in nessun articolo operativo.
Le nuove basi militari
Ai sensi del nuovo accordo, gli Stati Uniti potranno ammodernare ed espandere le attività della Pituffik Space Base e costruire nuove installazioni militari a Narsarsuaq e a Mestersvig, con modalità tecniche ancora da concordare. Il testo del 1951 rimandava invece la scelta delle nuove aree a intese successive. Ciascuna delle tre parti può proporre ulteriori aree per la costruzione di nuove basi, i cui dettagli di attuazione andranno decisi di comune accordo.
La discussione passa dal Permanent Committee, l'organismo di consultazione sulla presenza militare americana creato da un memorandum del 1991. Se entro 90 giorni non si trova un'intesa, la trattativa sale al livello dei viceministri e poi dei Ministri, ma il testo non prevede alcun meccanismo per superare un eventuale disaccordo. Gli appalti per costruire e gestire le aree andranno comunque a imprese groenlandesi "nella massima misura possibile", compatibilmente con le loro capacità.
Al di fuori dalle basi militari vere e proprie, Danimarca e Groenlandia valuteranno con procedure accelerate le richieste di costruzione di altre installazioni senza presenza di personale militare. Washington potrà sollevare obiezioni su costruzioni o cambi di destinazione d'uso nelle vicinanze di un'area interessata dal nuovo accordo, se li dovesse ritenere una minaccia per la sicurezza della propria base militare. Le eventuali contromisure andranno decise insieme. Le parti si impegnano poi a collaborare contro lo spionaggio sull'isola.
Lo stop ai Paesi fuori dalla NATO
Nessuno Stato esterno alla NATO potrà aprire basi militari in Groenlandia, con o senza personale, né mantenervi una presenza persistente delle proprie Forze Armate, salvo diversa intesa fra tutte le parti facenti parte dell’accordo. Anche in questo caso esiste una differenza, in quanto il precedente testo del 1951 si limitava a mettere le aree a disposizione degli alleati, senza clausole di esclusione per i Paesi terzi.
Ai sensi del nuovo accordo, invece, Stati o aziende di Paesi che non sono membri o partner della NATO, né dell'Unione Europea, non potranno avere neppure il controllo, un'influenza significativa o l'accesso a informazioni riservate nei settori particolarmente sensibili. Fa eccezione il caso in cui tutte le parti concordino che la loro attività non rappresenti una minaccia.
Il nuovo testo include esplicitamente fra questi settori le infrastrutture critiche e l'estrazione di risorse, comprese quindi quelle minerarie. A far rispettare le nuove regole sarà la Groenlandia con le proprie leggi sul controllo degli investimenti, in cooperazione con le autorità danesi, che si consulteranno a loro volta con quelle americane. L'accordo non definisce quali Paesi rientrino fra i Paesi "partner" della NATO.
Indipendenza e continuità con il 1951
Il preambolo del nuovo accordo riconosce il popolo groenlandese come titolare del diritto all'autodeterminazione e richiama la legge del 2009 sull'autogoverno, che disciplina la procedura per l'indipendenza. L'articolo XI però vincola le alleanze di un eventuale Stato indipendente groenlandese. Le autorità di Danimarca e Groenlandia dovranno infatti garantire che resti nella NATO, chiedendo l'adesione se necessario, e che subentri in tutti i diritti e gli obblighi danesi previsti dall'accordo e da quelli precedenti.
Il governo autonomo groenlandese dovrà apporre la firma accanto a quello danese, come già avvenuto nell'accordo di Igaliku del 2004, mentre nel 1951 le parti erano solo due. Il testo è redatto anche in groenlandese, ma in caso di divergenza prevale la versione inglese.
Invece il diritto degli aerei americani di sorvolare e atterrare ovunque in Groenlandia, acque territoriali comprese, era già previsto nel 1951 quasi con le stesse parole. Il nuovo testo aggiunge solo l'accesso sottomarino per le navi governative americane nelle acque territoriali. Restano invariate le norme del 1951 sulla giurisdizione esclusiva americana e sulle esenzioni fiscali, coordinate con l'accordo NATO sullo status delle forze richiamato in allegato.
Quanto alla durata, l'accordo "non ha una data di scadenza" e si può modificare solo con il consenso di tutte le parti, ma il consenso reciproco era già richiesto nel 1951. Non viene toccato nemmeno l'articolo che lega l'accordo originale alla durata del Trattato Nord Atlantico che ha istituito l’Alleanza Atlantica.
