Gli Stati Uniti lanciano nuovi attacchi sull'Iran mentre i negoziati sono in stallo

Il Pentagono parla di autodifesa vicino a Bandar Abbas. Rubio: l'accordo è ancora possibile ma servono giorni. Teheran nega che la firma sia imminente

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Gli Stati Uniti lanciano nuovi attacchi sull'Iran mentre i negoziati sono in stallo
U.S. Central Command Public Affairs

Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi militari nel sud dell'Iran nella notte di lunedì, colpendo siti missilistici e imbarcazioni che secondo Washington stavano tentando di posare mine nelle acque del Golfo Persico. Il raid è avvenuto mentre a Doha, in Qatar, arrivavano i negoziatori iraniani per i colloqui che dovrebbero portare alla fine della guerra cominciata a febbraio.

Lo US Central Command, il comando militare che coordina le operazioni americane nell'area, ha definito l'operazione un atto di "autodifesa" condotto "per proteggere le nostre truppe dalle minacce delle forze iraniane". Il portavoce Tim Hawkins, capitano della Marina, ha aggiunto che le forze armate statunitensi "continuano a difendere i propri uomini usando moderazione durante il cessate il fuoco in corso" tra i due paesi.

Teheran non ha ancora reagito formalmente all'attacco. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baqai, parlando poco prima del raid, aveva detto che pur essendo stati fatti progressi nelle trattative un accordo "non è imminente". "È corretto dire che siamo giunti a una conclusione su una parte consistente delle questioni discusse, ma affermare che la firma di un accordo è imminente, nessuno può sostenerlo", ha precisato Baqai.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha provato a ridimensionare l'impatto del raid sul negoziato, indicando i colloqui di martedì a Doha tra il principale negoziatore iraniano, il ministro degli Esteri di Teheran e il primo ministro del Qatar. "Vedremo se riusciremo a fare progressi. Penso che ci sia molto da discutere sul linguaggio specifico del documento iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni", ha detto Rubio ai giornalisti durante una visita ufficiale in India. Il presidente Donald Trump, sempre secondo Rubio, è determinato a "fare un buon accordo o nessun accordo".

Rubio è stato netto sugli attacchi compiuti lunedì: "Gli stretti devono essere aperti. Saranno aperti in un modo o nell'altro, quindi devono essere aperti. Quello che sta accadendo lì è illegale, è insostenibile per il mondo, è inaccettabile". Hawkins ha precisato che il raid statunitense ha colpito un'area vicino a Bandar Abbas, città portuale del sud dell'Iran e sede di una base navale che si affaccia sullo Stretto di Hormuz, come riferito dal New York Times. I media di Stato iraniani avevano già segnalato che le autorità locali di Bandar Abbas stavano indagando dopo che erano state udite delle esplosioni.

Il memorandum d'intesa attualmente sul tavolo prevede secondo i media statunitensi un'estensione del cessate il fuoco di sessanta giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e la pianificazione di ulteriori negoziati sul programma nucleare iraniano. Lo Stretto di Hormuz è la stretta via d'acqua attraverso cui passa circa il venti per cento del petrolio mondiale e dovrebbe essere bonificato dalle mine e riaperto durante la tregua estesa.

CBS News, partner americano della BBC, ha riferito che secondo l'intelligence statunitense la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ferito in un attacco israeliano il primo giorno di guerra che uccise suo padre e predecessore, si trova in un luogo non rivelato. La difficoltà di comunicare con i suoi inviati starebbe rallentando il ritmo dei colloqui con Washington.

Le trattative in corso non porteranno a un accordo definitivo nell'immediato. Restano da negoziare in una fase successiva le questioni più controverse, fra cui l'alleggerimento delle sanzioni contro l'Iran, lo sblocco dei fondi iraniani congelati all'estero e le richieste americane affinché Teheran ridimensioni le proprie ambizioni nucleari.

All'inizio della guerra l'Iran possedeva circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento, una soglia vicina al 90 per cento di grado militare necessario per costruire una bomba atomica. Lunedì sera Trump ha annunciato che l'uranio arricchito sarà "immediatamente" consegnato agli Stati Uniti per essere distrutto, oppure "preferibilmente, in coordinamento con la Repubblica Islamica dell'Iran, distrutto sul posto".

Sempre lunedì il presidente ha invitato i leader di numerosi paesi ad aderire agli Accordi di Abramo, l'insieme di trattati che mira a normalizzare le relazioni con Israele, come parte dell'intesa che sta cercando di negoziare con Teheran. Secondo il Washington Post, Trump ha indicato che Arabia Saudita e Qatar dovrebbero firmare per primi, seguiti da Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania. "Chiedo in modo perentorio che tutti i paesi firmino immediatamente gli Accordi di Abramo, e che, se l'Iran firma il suo accordo con me, sarebbe un onore averlo anch'esso in questa ineguagliata coalizione mondiale", ha scritto sui social.

L'iniziativa diplomatica ha incontrato la perplessità di diversi falchi repubblicani al Senato, fra cui Lindsey Graham della South Carolina e Ted Cruz del Texas. Graham ha avvertito che un accordo con l'Iran in questa fase rischierebbe di rendere il regime "più potente nel tempo".

Le forze americane e iraniane rispettano un cessate il fuoco dall'8 aprile. L'Iran ha mantenuto il controllo sul traffico marittimo nel Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz mentre la Marina degli Stati Uniti ha cercato di bloccare i porti iraniani. Il conflitto era cominciato il 28 febbraio con vasti attacchi americani e israeliani contro l'Iran, lanciati al termine di mesi di pressioni di Trump per fermare il programma nucleare di Teheran. Teheran aveva risposto colpendo Israele e gli Stati del Golfo alleati di Washington e di fatto chiudendo lo Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui prezzi del petrolio a livello globale.

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