Le scorte di greggio degli Stati Uniti sono scese al livello più basso degli ultimi 45 anni. Secondo un'analisi di Bank of America Global Research, diffusa a metà luglio e basata su dati Bloomberg, il Paese dispone infatti di appena 43 giorni di copertura, conteggiando anche la Strategic Petroleum Reserve, la riserva strategica federale. La media di lungo periodo è invece di circa 65 giorni.
Questo margine di sicurezza si è ridotto mentre il presidente Donald Trump prosegue il tira e molla contro l'Iran e sui mercati cresce il timore di un'ulteriore stretta dell'offerta. Il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno colpito insieme la Repubblica islamica. Teheran ha subito reagito dichiarando chiuso lo Stretto di Hormuz e attaccando le navi in transito, bloccando una rotta dalla quale passava circa il 20% del petrolio mondiale.
Il calo delle scorte non implica tuttavia una carenza immediata, ma lascia al mercato sempre meno strumenti per assorbire nuove interruzioni impreviste dell'offerta. Il West Texas Intermediate, che all'inizio del 2026 valeva 57 dollari al barile, ha raggiunto i 113 dollari in aprile. Martedì il Brent ha chiuso a 79,36 dollari, in calo del 5,3%, per poi risalire mercoledì di circa l'1%, verso gli 80 dollari; il WTI si è attestato intorno ai 75 dollari.
Scorte strategiche
Agli Stati Uniti restano 43 giorni di petrolio
Contando anche la riserva strategica federale, le scorte americane coprono 43 giorni di consumi: è il livello più basso degli ultimi 45 anni. La media di lungo periodo è di 65 giorni.
1 Il serbatoio
Il margine di sicurezza si è ridotto di un terzo
Quanto durerebbero le scorte americane di greggio ai consumi di oggi.
22 giorni in meno rispetto alla media di lungo periodo, ferma a 65.
Il conteggio comprende le scorte commerciali e la Strategic Petroleum Reserve, la riserva federale d'emergenza. Scorte più basse non significano una carenza immediata: lasciano però al mercato meno spazio per assorbire nuove interruzioni delle forniture.
2 Il prezzo
Da 57 a 113 dollari al barile, e ritorno
Il WTI, il greggio di riferimento americano, ha quasi raddoppiato il prezzo nei due mesi successivi all'attacco del 28 febbraio. Le voci di accordo lo hanno poi riportato sotto gli 80 dollari.
WTI in dollari al barile: 57 il 2 gennaio, 65,95 il 23 febbraio, 113 il 7 aprile (massimo del 2026), 82,59 il 17 aprile, 92,19 il 23 luglio, 75,77 il 4 agosto.
Prezzi di chiusura selezionati, in dollari al barile. Tocca i punti per leggere data e valore. Nei mesi di guerra il greggio ha oscillato più volte tra i due estremi.
3 La strozzatura
Da Hormuz passava un barile su cinque
Fino al 28 febbraio dallo Stretto transitava circa un quinto del petrolio scambiato nel mondo. Poi Teheran lo ha dichiarato chiuso e ha iniziato ad attaccare le navi in transito: le petroliere che risalgono il Golfo di Oman non entrano più nel Golfo Persico.
Mappa dello Stretto di Hormuz, tra Iran a nord e penisola arabica a sud: il passaggio è chiuso dal 28 febbraio. Prima della guerra vi transitava circa il 20% del petrolio mondiale.
4 La trattativa
Sul tavolo c'è un'intesa di 60 giorni
Da febbraio le trattative si sono interrotte e riaperte più volte: finora non è stato firmato nessun accordo duraturo.
L'impatto sull'economia e le speranze di un accordo
Il rincaro del greggio ha alimentato un'inflazione già elevata. L'aumento del prezzo della benzina si è trasmesso ai costi di trasporto e, di conseguenza, a quelli di un'ampia gamma di prodotti. In questo contesto la Federal Reserve, ora guidata da Kevin Warsh, ha mantenuto il tasso di riferimento nell'intervallo fra il 3,50% e il 3,75%. Alla riunione di luglio, però, tre membri del Consiglio Direttivo hanno votato a favore di un rialzo di un quarto di punto e Wall Street si attende almeno un aumento entro la fine del 2026.
Tuttavia, i consumi delle famiglie continuano a reggere, nonostante il rincaro di beni essenziali come carburanti e generi alimentari. Anche il mercato del lavoro resta uno dei punti di forza dell'economia americana, sebbene la crescita stia rallentando.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato alla CNBC che i negoziati con l'Iran sono in corso e che un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz potrebbe essere raggiunto nel giro di uno o due giorni. Oggi Trump ha ribadito che l'intesa potrebbe arrivare entro domani. Iran e Oman stanno infatti mettendo a punto la bozza di un accordo sul transito delle navi commerciali e, secondo Axios, l'annuncio di un'intesa della durata di 60 giorni potrebbe arrivare a breve. Da febbraio, tuttavia, le trattative si sono interrotte e riaperte più volte.
