Gli Stati Uniti dicono di non aver quasi ucciso civili in Iran
Davanti al Senato il capo del Comando centrale degli Stati Uniti ha ammesso un solo bombardamento contro civili. Le organizzazioni umanitarie parlano di almeno 1.700 morti e 300 eventi documentati.
L'ammiraglio Brad Cooper, responsabile delle operazioni militari americane in Iran, ha dichiarato giovedì davanti al Senato che il bombardamento della scuola elementare Shajarah Tayyebeh, avvenuto il 28 febbraio e costato la vita a 175 persone secondo le autorità di Teheran, potrebbe essere l'unico episodio che ha causato vittime civili in una campagna militare costituita da oltre 13.600 raid.
Le Forze Armate americane non hanno ancora assunto formalmente la responsabilità dell'attacco, che secondo Cooper resta sotto indagine. All'inizio di marzo una indagine preliminare aveva però indicato un errore di puntamento: gli Stati Uniti intendevano colpire una base iraniana adiacente alla scuola. Non è chiaro perché, a più di due mesi di distanza, il Pentagono non abbia ancora riconosciuto pubblicamente l'apparente errore.
Da parte sua, Cooper ha promesso trasparenza e la pubblicazione dei risultati dell'indagine. Ha anche detto ai senatori che il suo staff aveva agito in modo preventivo, avvertendo i civili iraniani più di cento volte del rischio di essere usati come scudi umani.
I dati che il Pentagono dice di non poter confermare
La testimonianza ha suscitato forte scetticismo all'interno della Commissione Forze armate del Senato e dure critiche da parte delle organizzazioni che monitorano le vittime civili nei conflitti. Cooper ha riconosciuto che il suo staff non ha indagato sugli altri incidenti documentati dalla stampa e dai gruppi per i diritti umani, pur definendo la prevenzione delle morti civili una questione a cui tiene personalmente.
Da parte sua, il New York Times ha verificato l'esistenza di danni causati dalla campagna militare americana ad almeno 22 scuole e 17 strutture sanitarie iraniane. La Mezzaluna Rossa iraniana, principale organizzazione umanitaria del Paese, ha riferito il 2 aprile che almeno 763 scuole e 316 strutture sanitarie sono state danneggiate o distrutte nel conflitto. La Human Rights Activists News Agency stima in almeno 1.700 le vittime civili iraniane del conflitto.
Un solo caso di vittime civili in 13.600 raid: la versione del Pentagono e i dati che la contraddicono
L'ammiraglio Brad Cooper, responsabile delle operazioni militari Usa in Iran, ha detto al Senato che la scuola Shajarah Tayyebeh — 175 morti il 28 febbraio secondo Teheran — potrebbe essere l'unico episodio con vittime civili dell'intera campagna. Organizzazioni, stampa e Mezzaluna Rossa documentano invece numeri molto più alti.
Cosa riconosce Washington, cosa documentano stampa e ONG
Cooper ha riconosciuto che il suo staff non ha indagato sugli altri incidenti segnalati. New York Times, Mezzaluna Rossa iraniana e HRANA forniscono numeri di ordine di grandezza ben diverso.
Il team del Comando Centrale passato da dieci ufficiali a uno solo
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha eliminato decine di posizioni dedicate al monitoraggio delle morti civili. La maggior parte lavorava nel Civilian Harm Mitigation Response, ufficio creato dal suo predecessore Lloyd J. Austin III.
Dal raid sulla scuola all'audizione al Senato
Tocca un evento per i dettagli.
Sostenere che Washington stia esaminando un solo episodio è palesemente assurdo, vista la quantità di segnalazioni disponibili.
Interrogato dalla senatrice democratica Kirsten Gillibrand sui dati pubblicamente disponibili relativi a scuole e ospedali colpiti, Cooper ha risposto che non esiste alcun modo per confermare quelle informazioni e che, al momento, non ci sono indicazioni in tal senso. Emily Tripp, direttrice esecutiva di Airwars, organizzazione britannica non profit che documenta le vittime civili nei conflitti, ha definito "ridicola" al New York Times questa posizione. Airwars ha documentato almeno 300 episodi con vittime civili in Iran, molti dei quali legati allo sgancio di bombe di grosso calibro in aree densamente popolate. Secondo Tripp, il Pentagono dispone sia del personale sia delle infrastrutture necessarie per svolgere indagini credibili.
Annie Shiel, direttrice per gli Stati Uniti del Center for Civilians in Conflict, ha invece ricordato che la politica del Pentagono prevede una indagine preliminare di ogni segnalazione di vittime civili per verificare se le forze americane fossero attive nell'area. Sostenere che Washington stia esaminando un solo episodio è, secondo Shiel, "palesemente assurdo", vista la quantità di segnalazioni disponibili.
Il team che si occupa di vittime civili ridotto a un solo ufficiale
Il portavoce del Comando Centrale, il capitano Tim Hawkins, ha detto che saranno condotte altre indagini preliminari su possibili episodi di vittime civili, senza però fornire dettagli, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha eliminato decine di posizioni, all'interno del Pentagono e dei principali comandi militari americani, dedicate proprio al monitoraggio delle morti civili. Gran parte di quelle figure lavorava nel Civilian Harm Mitigation Response, l'ufficio creato dal predecessore di Hegseth, Lloyd J. Austin III.
Cooper ha rivelato che il team incaricato di analizzare le vittime civili presso il Comando Centrale è passato, nell'ultimo anno, da 10 ufficiali a uno solo. La maggior parte del personale è stata riassegnata ad altri incarichi e, secondo l'ammiraglio, continua comunque a contribuire alla prevenzione delle morti civili. Dalla testimonianza, però, non è emerso con chiarezza quale sia oggi questo ruolo. Secondo funzionari militari citati dal New York Times a condizione di anonimato, alcune indagini prima gestite dal Comando sono state trasferite a un gruppo ridotto al minimo che lavora dal Pentagono.
William H. McRaven, ammiraglio in pensione ed ex comandante dello United States Special Operations Command, ha detto al New York Times che "era piuttosto evidente fin dall'inizio" che gli Stati Uniti fossero probabilmente responsabili dell'attacco alla scuola. McRaven ha aggiunto che i tempi dell'indagine gli sembrano più lunghi del previsto.
Durante l'audizione in aula, il senatore democratico Mark Kelly, ex membro delle Forze Armate, ha chiesto a Cooper se, qualora l'inchiesta confermasse un errore nel processo di puntamento, fosse disposto a reintegrare parte del personale rimosso dalla squadra incaricata di prevenire e valutare le vittime civili. L'ammiraglio ha però evitato di assumere impegni: ha definito la domanda "ipotetica" e ha risposto che ogni decisione dovrà attendere l'esito dell'indagine.