Nel 1975 il 42 per cento degli americani diceva di ricevere amici o parenti a casa almeno una volta al mese. Oggi lo fa il 12 per cento: in mezzo secolo la quota è calata del 70 per cento. È il risultato del confronto fra due sondaggi raccolti dal giornalista Derek Thompson, secondo cui negli Stati Uniti sta scomparendo l'abitudine di invitare gente a casa. Il calo è più forte di quello della frequenza in chiesa, di cui si parla molto di più: chi va a una funzione religiosa almeno una volta al mese è passato dal 58 al 24 per cento.
In cinquant’anni gli inviti a casa sono calati del 71%
Quota di americani che ha svolto ogni attività almeno dodici volte nell’anno precedente, nel 1975 e nel 2026. Ricevere amici o parenti è l’abitudine che si è persa di più, anche più della frequenza in chiesa.
Il primo dei due sondaggi è il DDB Needham Life Style, un'indagine annuale sulle abitudini degli americani che il politologo Robert Putnam aveva usato nel 2000 per il suo libro Bowling Alone, uno studio molto citato sul declino della vita sociale negli Stati Uniti. Fra il 1975 e il 1998 la quota di chi riceveva ospiti almeno una volta al mese era scesa dal 42 al 19 per cento e quella di chi dava o partecipava a una cena ogni mese dal 16 al 5 per cento. Nello stesso periodo chi non aveva mai invitato nessuno a casa durante l'anno era triplicato (dal 5 al 15 per cento). Putnam scriveva che, se la tendenza fosse continuata, l'abitudine di andare a trovare gli amici sarebbe potuta "scomparire del tutto dalla vita americana in meno di una generazione".
Per capire com'è andata dopo, l'istituto di sondaggi Data for Progress ha ripetuto a settembre le stesse domande e le ha confrontate con le risposte del 1995. Quasi tutte le attività sociali sono in calo. Chi ha giocato a carte almeno una volta nell'ultimo anno è passato dal 72 al 53 per cento, chi ha fatto volontariato dal 50 al 38 per cento e chi è andato alla riunione di un club dal 45 al 26 per cento. Chi ha ricevuto qualcuno in casa almeno una volta è sceso dall'88 al 67 per cento e chi ha dato o partecipato a una cena dal 70 al 57 per cento: un calo di circa un quinto, che si aggiunge a quello già misurato da Putnam.
I dati non sostengono l'ipotesi che gli americani abbiano semplicemente spostato le serate con gli amici al ristorante o al bar. Già Putnam notava che la pratica di ricevere gli amici non si era trasferita fuori casa, ma sembrava sparire del tutto. Negli ultimi decenni la socialità di persona è calata e i ristoranti registrano un forte aumento di clienti che mangiano da soli.
Alcune attività sono effettivamente cresciute. Rispetto al 1975 la quota di chi va a un concerto pop o rock almeno una volta l'anno è passata dal 12 al 32 per cento, quella di chi prende l'aereo per motivi personali dal 25 al 43 per cento e quella di chi segue un corso di fitness dal 19 al 32 per cento. Secondo Thompson però gran parte dell'esercizio fisico si fa da soli, in palestra con un podcast nelle orecchie o sul tappetino in casa. E in vent'anni il tempo trascorso in casa è aumentato di oltre un'ora e mezza al giorno: secondo un'analisi dei dati sull'uso del tempo del Bureau of Labor Statistics, l'istituto di statistica del lavoro americano, nel 2022 gli americani passavano a casa circa cento minuti al giorno in più rispetto al 2003.
Thompson indica almeno quattro spiegazioni. La prima risale al 1970, quando l'economista svedese Staffan Burenstam Linder scrisse nel libro The Harried Leisure Class che, man mano che una società si arricchisce, il tempo libero assume i ritmi frenetici del lavoro. Ogni ora non lavorata sembra sottratta a un guadagno possibile, così si tende a fare più cose insieme. Una serie su Netflix guardata alle nove di sera mentre si risponde alle email si adatta bene a questa logica, mentre organizzare una lunga cena coordinandosi con altre persone altrettanto impegnate no.
La seconda spiegazione riguarda il lavoro femminile. Storicamente erano le donne a tenere il calendario sociale della famiglia, a organizzare feste di compleanno e cene di quartiere. Nel 1970 la quota di donne fra i 25 e i 54 anni che lavoravano o cercavano lavoro superò per la prima volta il 50 per cento, oggi è vicina all'80 per cento. Gli uomini non si sono fatti carico del lavoro organizzativo che serve a riempire il calendario e nelle famiglie con due stipendi le occasioni di incontro si sono diradate. Organizzare una cena richiede di gestire inviti e spesa tenendo conto delle esigenze degli ospiti, un lavoro molto simile a quello d'ufficio che entrambi i genitori fanno già tutto il giorno. Questa spiegazione da sola non basta, perché dagli anni Cinquanta il tempo libero complessivo è aumentato.
Il terzo fattore è il tempo dedicato ai figli. Gli americani hanno meno bambini di un tempo, ma passano con loro molte più ore. Secondo uno studio pubblicato nel 2004 dalle sociologhe Liana C. Sayer e Suzanne M. Bianchi e dal sociologo John P. Robinson, fra il 1975 e il 1998 le madri hanno aumentato di circa 200 minuti a settimana il tempo trascorso con i figli. Nel nuovo secolo la crescita è continuata e per i padri sposati è stata ancora più forte. Le serate che un tempo si passavano a ricevere altri adulti oggi si passano a lavare, accompagnare, aiutare nei compiti e giocare con i figli.
La quarta spiegazione è che per invitare qualcuno a cena servono amici. Il numero medio di amicizie strette però cala a ogni generazione, soprattutto fra chi non ha una laurea. Secondo Data for Progress i due gruppi che più spesso dicono di non aver mai ricevuto nessuno in casa nell'ultimo anno sono gli elettori indipendenti (44 per cento) e chi non ha un titolo universitario (39 per cento). Per Thompson ricevere gli amici rischia di diventare un bene di lusso. Sul dato degli indipendenti avanza un'ipotesi: chi è poco inserito in reti sociali solide potrebbe essere meno incline a legarsi a qualsiasi gruppo, compresi i partiti. Il distacco dalle istituzioni si tradurrebbe così in una crescita degli elettori senza partito.
Su tutto pesa la comodità della casa. Ogni generazione ha trovato modi migliori per intrattenersi senza uscire e l'intrattenimento tende sempre più verso i video, soprattutto quelli brevi. Thompson richiama la cosiddetta fallacia della quantità fissa di lavoro, l'idea sbagliata che le macchine avrebbero reso superfluo il lavoro umano: la tecnologia non ha eliminato il lavoro, perché nascono sempre nuovi problemi da trasformare in mestieri. Ha invece reso le altre persone meno necessarie per il tempo libero, che da questo punto di vista si è rivelato una risorsa più limitata e più facile da sostituire. Per Thompson il problema non è individuale ma di coordinamento: una cena richiede di far combaciare gli impegni, pulire casa, fare la spesa e accettare il rischio di una serata mediocre, mentre la televisione o TikTok non chiedono niente.
