Gavin Newsom arretra nei sondaggi sul 2028

Il governatore della California è sceso dal 25 al 15% nei sondaggi. Per l'analista Nate Silver punta sull'eredità di Biden per tenersi i democratici più fedeli al partito.

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Gavin Newsom arretra nei sondaggi sul 2028
Bureau of Reclamation

Gavin Newsom, governatore della California, aveva iniziato l'anno come favorito per la candidatura democratica alle presidenziali del 2028, ma i sondaggi mostrano un arretramento netto. Secondo un'analisi di Nate Silver, l'esperto di sondaggi americano, pubblicata sulla sua newsletter Silver Bulletin, il sostegno tra i potenziali elettori democratici per le primarie, le consultazioni interne con cui i partiti scelgono chi candidare, è sceso dal 25% di gennaio al 15% di oggi.

Anche i mercati di previsione, dove si scommette sull'esito delle elezioni, segnalano lo stesso movimento: la probabilità che Newsom ottenga la candidatura è passata dal 35,5% del primo gennaio al 23,3% di oggi. Nessun avversario si è imposto come alternativa naturale e il campo resta molto aperto, tanto che i primi sei candidati messi insieme hanno una probabilità di vittoria inferiore al 60%.

I maggiori guadagni sono andati all'ex vicepresidente Kamala Harris e al senatore della Georgia Jon Ossoff. Harris viene dallo stesso Stato di Newsom e ha posizioni quasi identiche alle sue, mentre Ossoff è più giovane e può vantare di aver vinto elezioni in uno Stato in bilico, cioè uno Stato dove l'esito non è scontato e i due partiti se la giocano fino all'ultimo.

Per Silver il calo di Newsom è semplicemente un "ritorno alla media", il fenomeno per cui un valore eccezionale tende prima o poi a riavvicinarsi ai livelli normali. Il governatore, scrive, non ha argomenti particolarmente convincenti per essere il candidato e il suo sostegno iniziale rifletteva soprattutto la notorietà. Come governatore dello Stato più popoloso del paese, Newsom è il candidato "di turno" dell'establishment democratico, l'ala più legata all'apparato del partito, ed è il democratico più conosciuto che non sia Harris o un ultraottantenne come Joe Biden o Bernie Sanders. Quel posizionamento è però un problema, perché l'establishment democratico è molto impopolare, anche tra gli elettori del partito.

Newsom ha provato a smarcarsi con alcune mosse verso il centro. Ha invitato nel suo podcast figure conservatrici come Charlie Kirk, attivista della destra americana, si è spostato a destra sul tema delle atlete transgender e a gennaio ha annunciato la sua contrarietà a una proposta di tassa sulla ricchezza in California che potrebbe essere sottoposta al voto degli elettori a novembre.

La strategia, scrive Silver, è però contraddittoria. Tra gli ospiti più recenti del podcast di Newsom c'è stato Hunter Biden, il figlio dell'ex presidente graziato dal padre. E il governatore ha cominciato a rivendicare apertamente l'eredità di Joe Biden, cosa singolare visto che nel 2022 aveva di fatto condotto una campagna parallela in vista di una possibile sfida proprio a Biden. A ottobre scorso aveva definito Biden "uno dei presidenti di maggior successo dell'ultimo secolo".

Silver, che ha più volte invitato i democratici a voltare pagina rispetto a Biden, considera la scelta di Newsom un errore, perché gli elettori non si stanno affezionando all'eredità di Biden, come a volte accade per gli ex presidenti. Un sondaggio della CNN sul gradimento dei presidenti viventi assegna a Biden solo il 30% di giudizi favorevoli, meno del 38% di consensi con cui aveva lasciato la Casa Bianca. Nello stesso sondaggio il presidente Donald Trump è al 34%, Bill Clinton al 38%, George W. Bush al 42% e Barack Obama è l'unico ex presidente davvero popolare, con il 57% di giudizi positivi.

Chi ha un'opinione favorevole di Biden, nota Silver, è quasi solo elettorato democratico convinto. Tra chi si dichiara democratico il gradimento di Biden è al 71%, ma scende al 51% tra chi si limita a propendere per il partito e crolla al 20% tra gli indipendenti, contro il 56% di Obama. Anche tra gli elettori neri solo il 53% ha un giudizio favorevole.

Obama resta invece amatissimo nel partito, con un gradimento del 96% tra i democratici. Nel sondaggio della CNN il 30% degli elettori indica Obama come il presidente che ammira di più, contro appena l'1% che cita Biden. Per Silver Obama è "praticamente l'unico democratico che ancora unisce" le varie anime del partito, compresi i più giovani e quelli di sinistra.

Silver divide il partito democratico in tre correnti. La prima è la sinistra, che preferisce a Newsom candidati come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. La seconda è quella dei centristi che insistono sull'efficienza di governo, critici sia dei risultati di Newsom alla guida della California sia delle sue reali possibilità di vittoria.

La terza corrente, forse la più numerosa, è quella che Silver chiama i "lib della Resistenza", gli elettori più fedeli al fronte anti-Trump: progressisti ma non di estrema sinistra, in media più anziani, istruiti e in prevalenza donne, più legati al partito che a una precisa ideologia. Sono quelli convinti che Biden sia stato messo da parte ingiustamente, per una fissazione esagerata dei media sulla sua età.

Le tre correnti hanno spiegazioni diverse della sconfitta del 2024. La sinistra pensa che il partito debba spostarsi più a sinistra sui temi economici e redistributivi. I centristi ritengono che debba abbassare i toni sulle battaglie culturali che pagano poco nelle urne e dimostrare di saper governare. I "lib della Resistenza" negano invece che i democratici abbiano un problema di sostanza: per loro la sconfitta è dipesa dal non aver combattuto abbastanza, contro Trump e contro una copertura mediatica ostile, e dal fatto che la candidata Kamala Harris fosse una donna nera.

Newsom, secondo Silver, risponde proprio alle preoccupazioni di quest'ultima corrente: è un "combattente" che pubblica messaggi tutti in maiuscolo come fa il presidente, ed è uno che vince. La sua tesi è che il sostegno rumoroso a Biden serva da segnale ai democratici più fedeli al partito, per rassicurarli che avevano ragione sul 2024.

Silver riconosce a Newsom meriti reali: la sua mossa sul ridisegno dei collegi elettorali in California è stata "sostanziale e intelligente" e il governatore può vincere, restando alla pari con un avversario come il vicepresidente JD Vance. Ma il suo argomento sull'eleggibilità è debole: i margini con cui ha vinto in California sono stati modesti e la California è tutto fuorché uno Stato in bilico. Candidati come Ossoff, che hanno ottenuto buoni risultati in Stati contesi, hanno carte più solide da giocare.

Forse Newsom ha capito che non potrà mai liberarsi dell'etichetta di democratico dell'establishment e quindi tanto vale abbracciarla. Per Silver è una scelta tatticamente difendibile ma anche "un segno di debolezza": se riesce a tenersi i "lib della Resistenza", il governatore avrà comunque una base solida nel sistema proporzionale delle primarie democratiche, dove i delegati si assegnano in proporzione ai voti ricevuti. Potrebbe ripetersi quanto accaduto a Biden nel 2020 e a John Kerry nel 2004, quando il partito si strinse attorno al favorito iniziale come scelta "meno peggiore", salvo poi ritrovarsi con candidati mediocri alle presidenziali.

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