I droni ucraini mettono la Crimea in crisi tra benzina razionata e blackout

Sebastopoli è al buio e senza carburante, la stagione turistica è saltata e Kyiv promette ora di isolare completamente la regione ucraina illegalmente annessa dai russi. Un reportage di Meduza racconta la vita quotidiana in una penisola sotto attacco.

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I droni ucraini mettono la Crimea in crisi tra benzina razionata e blackout
armyinform

Le autorità di occupazione nominate da Mosca hanno dichiarato venerdì lo stato di emergenza in Crimea. Si sono subito affrettate a presentarlo come una misura puramente economica, necessaria per sbloccare fondi e gestire i risarcimenti dei danni, precisando che non sono previsti né coprifuoco né limitazioni agli spostamenti. Ma la verità è che la decisione è arrivata in un clima sempre più teso. Poco prima, il Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov aveva infatti promesso che Kyiv avrebbe presto tagliato i collegamenti restanti tra la penisola illegalmente annessa e la Russia, trasformando la Crimea a tutti gli effetti in un'"isola". Non sono parole vuote: gli attacchi ucraini stanno colpendo in profondità e la benzina, sulla penisola, è quasi sparita.

Dietro la crisi c'è la campagna di droni con cui l'Ucraina sta martellando le retrovie russe. Kyiv è riuscita a incendiare diverse raffinerie e a portare la guerra in profondità nel territorio russo con un'intensità senza precedenti, ancora prima che il presidente Volodymyr Zelensky annunciasse un'operazione di pressione lunga 40 giorni per costringere Mosca a trattare. In questo quadro, la Crimea è diventata uno dei punti più vulnerabili del fronte russo. Annessa illegalmente nel marzo 2014 e trasformata dal Cremlino in una vetrina simbolica del proprio potere, la penisola occupata è oggi tra i luoghi in cui l'impatto della guerra si avverte con maggiore forza. Kyiv ha infatti colpito centrali elettriche, porti e infrastrutture di trasporto, prendendo di mira quasi tutti i collegamenti che tengono unita la Crimea alla terraferma russa.

Un corrispondente di Meduza, testata indipendente russa in esilio che considera la Crimea territorio ucraino illegalmente annesso, ha trascorso alcuni giorni sulla penisola. Il quadro che emerge dal suo reportage è quello di un territorio assediato, dove la vita quotidiana diventà sempre più difficile tra scarsità di carburante, blackout e allarmi aerei ogni notte.

Benzina introvabile, auto ferme e cavalli per strada

I problemi con il carburante sono cominciati in primavera, racconta Meduza. Già a maggio, a Sebastopoli, non si potevano acquistare più di 20 litri di benzina a persona. Le autorità avevano promesso di risolvere la crisi entro un mese, ma gli attacchi sono continuati e la situazione non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente. Prima la benzina è arrivata con il contagocce, distribuita attraverso talloncini e codici QR ottenibili solo tramite un'app di messaggistica legata al governo russo. Poi, dopo l'attacco su vasta scala avvenuto nella notte del 21 giugno, la vendita si è praticamente fermata: oggi possono rifornirsi di benzina solo i mezzi pubblici e i servizi cittadini.

Chi deve spostarsi è quindi costretto a rivolgersi agli intermediari: una sorta di bagarini del carburante, che riescono a procurare benzina sottobanco e la rivendono a prezzi molto più alti. Un autista della Crimea ha raccontato a Meduza che questi intermediari chiedono tra i 200 e i 300 rubli al litro, cioè 4 o 5 volte più di prima della crisi. Un'altra residente ha detto di essere riuscita a fare il pieno durante una pausa negli attacchi, ma di non usare più l'auto: preferisce tenere il serbatoio pieno per poter raggiungere il ponte di Crimea e passare sulla terraferma, nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare ancora.

Così le auto sono quasi del tutto sparite dalle strade. Sui social, gli abitanti pubblicano persino video di persone costrette a spostarsi a cavallo o scene come quella di seguito: davanti a un centro commerciale, 5 persone sono arrivate insieme per fare la spesa perché solo una di loro era riuscita a trovare carburante. Una immagine che da sola racconta, meglio di qualsiasi reportage, il crollo della normalità nella penisola illegalmente annessa dai russi.

Ciò nonostante in tutta Sebastopoli campeggiano ancora gli stessi cartelloni di prima: famiglie felici con bambini, pensionati sereni sulle panchine, operai sorridenti. Sotto, sempre la stessa scritta: "12 anni di sviluppo". Vicino al Bulevard Storico, una delle attrazioni della città, lo slogan appare accanto a un cantiere recintato e fermo da anni. Poco più in là, il Panorama della Difesa di Sebastopoli, museo storico della città, è stato quasi distrutto da un drone ucraino nella notte del 10 giugno, alla vigilia della Giornata della Russia, la festa nazionale del 12 giugno. Quel giorno, scrive Meduza, le strade erano semivuote e di tricolori se ne sono visti ben pochi. Un pensionato seduto su una panchina ha liquidato la ricorrenza con fastidio: ha detto di non riconoscersi in queste feste e di sentirsi prima di tutto un cittadino di Sebastopoli.

La stagione turistica è saltata

Gli operatori turistici della Crimea puntavano sull'arrivo dei visitatori a luglio, il mese che ogni anno garantisce una parte importante delle entrate locali. Ma la crisi in corso ha fatto saltare la stagione: molti turisti hanno cancellato le prenotazioni, mentre alcuni di quelli già arrivati non sono più riusciti a lasciare la penisola. Anche le attività per i minori sono state interrotte. L'accoglienza nei campi estivi è stata sospesa fino alla fine dell'estate e i bambini di Artek, il celebre centro per ragazzi fondato in epoca sovietica, sono stati evacuati.

Ormai ogni notte in Crimea risuona l'allarme aereo. La tensione è tale che, a metà giugno, le autorità hanno deciso di limitare la circolazione di motorini e motociclette: il loro rumore, infatti, può essere facilmente confuso con quello dei droni. La misura non è bastata a evitare nuovi attacchi. Nella notte del 21 giugno, le forze ucraine hanno colpito la traversata di Kerch e diversi porti della penisola. Ci sono stati morti e, subito dopo, sono iniziati i blackout. Sebastopoli è rimasta al buio e ai cittadini è stato chiesto di risparmiare perfino la batteria del telefono.

La vita quotidiana si è lentamente adattata all'emergenza. I negozi ora chiudono alle 20, i trasporti pubblici si fermano alle 21. In mezzo a tutto questo, però, la Crimea è stata colpita anche da un terremoto. "Cosa ci manca ora? Gli UFO? La peste?", ha commentato ironicamente a Meduza una residente che lavora nel settore vitivinicolo. Per provare a distrarsi dalla guerra, raccontano gli abitanti, c'è chi prende lezioni di chitarra e chi cerca di vedere più spesso gli amici. Ma la normalità è ormai solo una facciata fragile. Quasi nessuno, tra le persone che hanno parlato con Meduza, crede davvero che la penisola possa finire in un blocco totale, come minacciato dall'Ucraina. Eppure molti si preparano comunque, "per ogni evenienza": con il serbatoio pieno, i telefoni carichi e la sensazione che il peggio, questa volta, non sia più un'ipotesi lontana.

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