Un giudice riammette alle elezioni il candidato con lo stesso nome del senatore in Alaska

Per il giudice il criterio di buona fede usato per escludere Dan J. Sullivan, omonimo del senatore repubblicano uscente, non esiste nella legge. Lo Stato farà ricorso alla Corte suprema.

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Un giudice riammette alle elezioni il candidato con lo stesso nome del senatore in Alaska

In Alaska sulla scheda delle primarie per il Senato potranno comparire due candidati con lo stesso nome e lo stesso partito. Un giudice ha stabilito venerdì che Dan J. Sullivan, un insegnante in pensione, ha diritto a sfidare il senatore uscente Dan S. Sullivan, suo omonimo e compagno di partito repubblicano.

La decisione del giudice della Superior Court Thomas Matthews, ad Anchorage, ribalta l'esclusione decisa il 15 giugno dalla direttrice della Divisione elettorale dell'Alaska, l'ente statale che organizza le elezioni. La direttrice Carol Beecher aveva tenuto lo sfidante fuori dalla scheda sostenendo che la sua candidatura non fosse stata presentata "in buona fede" ma con l'intento di confondere gli elettori. Lo sfidante si era allora rivolto al tribunale per tornare in corsa.

Il giudice ha risposto che il criterio della buona fede non è previsto né dalla Costituzione né dalle leggi dell'Alaska né dai regolamenti della stessa Divisione e che si tratta di una novità mai dichiarata prima. "La decisione si basava su un nuovo criterio di buona fede, mai dichiarato in precedenza", ha scritto. Ha aggiunto che l'affermazione della direttrice secondo cui lo sfidante vuole confondere gli elettori non è sostenuta da prove sufficienti.

Matthews ha ricordato che Dan J. Sullivan possiede tutti i requisiti che la Costituzione fissa per candidarsi al Senato: vive in Alaska, è cittadino americano da nove anni e ha più di trent'anni. Lo sfidante ha 69 anni, è un ex insegnante e ha lavorato per il servizio forestale federale. I suoi avvocati avevano sostenuto che la Costituzione indica solo tre requisiti, legati a età, cittadinanza e residenza, e che la direttrice non aveva l'autorità per escluderlo.

Il sistema elettorale dell'Alaska è particolare: alle primarie tutti i candidati, di qualunque partito, compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro più votati passano alle elezioni generali di novembre. Queste ultime si decidono con il voto a scelta classificata, un metodo in cui l'elettore ordina i candidati per preferenza e i voti vengono redistribuiti finché qualcuno raggiunge la maggioranza. Per questo i repubblicani temono che la presenza di un secondo Sullivan tolga voti al senatore uscente.

Il Partito repubblicano dell'Alaska e il comitato nazionale che finanzia le campagne dei senatori repubblicani avevano presentato i reclami contro lo sfidante. Il senatore Sullivan e i suoi alleati lo accusano di lavorare con i democratici e con la campagna di Mary Peltola, ex deputata democratica considerata la sua principale avversaria, per confondere gli elettori e favorire proprio Peltola.

A sostegno dell'esclusione la direttrice aveva citato alcuni elementi: lo sfidante si era registrato come elettore con il nome di Daniel J. Sullivan Jr., aveva cambiato la propria affiliazione in repubblicana proprio in vista della candidatura, aveva un sito di campagna simile a quello del senatore e collaborava con un consulente che in passato aveva lavorato per alcuni democratici. La direttrice non aveva però trovato prove di un coordinamento.

Il seggio dell'Alaska pesa molto sugli equilibri del Senato. È una delle circa sei sfide che si annunciano molto combattute in autunno e uno dei seggi che i democratici sperano di strappare ai repubblicani per riconquistare la maggioranza, una posta in gioco decisiva per il controllo della camera alta a novembre.

Lo sfidante ha detto che condividere nome e partito con il senatore gli ha dato "un megafono istantaneo", ma ha precisato di pensare a una candidatura da tempo, spinto dall'insoddisfazione verso l'uscente. Il senatore, in carica dal 2015, aveva presentato la propria ricandidatura a luglio del 2025, mentre lo sfidante aveva depositato i documenti il 29 maggio, tre giorni prima della scadenza. Entrambi avevano chiesto di comparire sulla scheda come "Sullivan, Dan".

Gli avvocati dello Stato, difendendo l'esclusione, avevano scritto che "la Costituzione non impone agli Stati di mettere sulla scheda un candidato fittizio per poi cercare di limitare i danni con accorgimenti grafici". La Divisione elettorale ha annunciato che presenterà ricorso e il caso dovrebbe arrivare in tempi rapidi alla Corte suprema dell'Alaska. Lo Stato deve iniziare a stampare le schede per le primarie del 18 agosto martedì a mezzogiorno, le 22 in Italia.

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