Comey incriminato di nuovo dal dipartimento di Giustizia di Trump

L'ex direttore dell'FBI affronta una seconda incriminazione dopo che a novembre un giudice federale aveva annullato la prima per la nomina irregolare della procuratrice. La notizia è uno scoop della CNN.

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Comey incriminato di nuovo dal dipartimento di Giustizia di Trump
CSIS | Center for Strategic & International Studies

L'ex direttore dell'FBI James Comey è stato incriminato per la seconda volta dal dipartimento di giustizia dell'amministrazione Trump. La notizia è stata anticipata dalla CNN, che cita due fonti a conoscenza della vicenda. I capi d'accusa specifici non sono stati immediatamente resi noti. Gli avvocati di Comey, contattati dall'emittente, hanno rifiutato di commentare.

La nuova mossa arriva a pochi mesi dal fallimento del primo tentativo. Nel settembre del 2025 il dipartimento di giustizia aveva accusato Comey di aver mentito al Congresso in merito a presunte fughe di notizie alla stampa. Quel caso è stato però archiviato il 24 novembre da un giudice federale, che ha stabilito come la procuratrice federale ad interim per il Eastern District of Virginia, Lindsey Halligan, fosse stata nominata in modo irregolare aggirando il via libera del Senato. Halligan, descritta come una fedelissima del presidente priva di esperienza nella pubblica accusa, era stata installata da Trump dopo la rimozione del precedente procuratore Erik Siebert, che si era opposto a procedere contro Comey.

Secondo la ricostruzione della CNN, l'iniziativa sembra essere stata rilanciata dall'attorney general ad interim Todd Blanche, che ha accelerato sui casi spinti pubblicamente dal presidente da quando ha assunto l'incarico. Trump ha più volte chiesto che i suoi avversari politici venissero perseguiti, considerando l'ex direttore dell'FBI un protagonista chiave nel presunto tentativo di trasformare in arma il sistema giudiziario contro di lui.

La prima incriminazione di settembre era stata costruita sulla testimonianza resa da Comey il 30 settembre 2020 davanti alla commissione giustizia del Senato, in un'audizione sull'inchiesta dell'FBI sui legami tra Russia e campagna Trump del 2016. Le accuse erano due, una per false dichiarazioni al Congresso e una per ostruzione di un procedimento congressuale, ed erano state formalizzate pochi giorni prima che scattasse la prescrizione di cinque anni. Comey si era dichiarato non colpevole. Il suo collegio difensivo, che comprende Patrick Fitzgerald e Michael Dreeben, aveva sostenuto che le domande poste all'epoca dal senatore Ted Cruz erano fondamentalmente ambigue, che le risposte di Comey erano letteralmente vere e che il capo d'imputazione per ostruzione non specificava alcuna dichiarazione falsa. La difesa aveva inoltre denunciato irregolarità davanti al gran giurì, sostenendo che Halligan avesse trattenuto i giurati oltre l'orario, firmato due diverse incriminazioni e permesso testimonianze improprie. Il Washington Post ha riferito che lo stesso dipartimento di giustizia ha riconosciuto come il gran giurì al completo non avesse mai visto la versione finale dell'atto d'accusa.

I rapporti tra Comey e Trump sono compromessi da quasi un decennio. L'ex direttore era caduto in disgrazia presso il presidente già prima della sua prima elezione, quando l'FBI indagava sulla campagna Trump e sui suoi legami con la Russia. Comey, nominato da Barack Obama nel 2013 per un mandato di dieci anni, è stato licenziato il 9 maggio 2017, pochi mesi dopo l'insediamento di Trump. La Casa Bianca aveva inizialmente attribuito la decisione alla gestione dell'inchiesta sulle email di Hillary Clinton, ma lo stesso Trump aveva poi dichiarato a Lester Holt della NBC News che si trattava di una sua scelta personale, legata alla cosiddetta "cosa russa". In una successiva conversazione nello Studio Ovale con il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov e l'ambasciatore Sergey Kislyak, riportata dal New York Times, il presidente aveva definito Comey "un pazzo, un vero squilibrato" e aveva sostenuto che il licenziamento avesse alleggerito la pressione legata al caso Russia.

Dopo l'allontanamento, Comey è diventato uno dei critici più attivi del presidente. Ha pubblicato il memoir A Higher Loyalty, ha scritto editoriali sul New York Times e sul Washington Post e ha sostenuto i candidati democratici, da Joe Biden nel 2020 fino a Kamala Harris nel 2024. La sua testimonianza al Senato del giugno 2017, accompagnata dai memo redatti dopo gli incontri con Trump, è stata interpretata da diversi osservatori come un elemento centrale nelle valutazioni sull'ostruzione della giustizia poi confluite nell'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller.

Sul fronte giudiziario, i giudici federali hanno criticato duramente la conduzione del primo procedimento. Hanno ordinato la diffusione di materiale del gran giurì e contestato quella che un magistrato ha definito una tattica di "incriminare prima e indagare dopo". Il caso era stato archiviato senza pregiudizio dalla giudice Cameron McGowan Currie, lasciando aperta la strada a una nuova azione, strada che ora il dipartimento di giustizia ha imboccato. Restano da chiarire i capi d'accusa della seconda incriminazione e quale procuratore l'abbia firmata, dopo che il primo tentativo era naufragato proprio sulla legittimità della nomina di chi rappresentava l'accusa.

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