Trump: "i leader iraniani capiscono solo il linguaggio delle bombe"

Il conflitto è congelato tra blocco navale, sanzioni e rischio di nuovi raid americani. Trump valuta se colpire ancora o puntare sulla “massima pressione”. La chiusura dello Stretto di Hormuz intanto pesa sempre di più sui prezzi dell’energia e prolunga la presenza militare americana nella regione.

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Trump: "i leader iraniani capiscono solo il linguaggio delle bombe"

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran è entrato ormai in una fase di stallo simile a una guerra fredda. Non c’è uno scontro aperto, ma neppure un accordo in vista: al centro ci sono invece inasprimento delle sanzioni finanziarie, blocchi navali e trattative ancora ferme prima della possibilità di avviare nuovi colloqui.

In questo contesto, secondo funzionari statunitensi citati da Axios, l’Amministrazione Trump teme sempre di più che Washington possa restare intrappolata in un conflitto congelato, senza una via d’uscita immediata. Gli Stati Uniti rischierebbero così di mantenere per molti altri mesi le proprie forze nella regione. Lo Stretto di Hormuz, intanto, resterebbe chiuso, il blocco navale americano andrebbe avanti e le due parti resterebbero in attesa che sia l’altra a cedere per prima.

Le conseguenze di questo stallo rischiano di essere soprattutto economiche e strategiche. I prezzi dell’energia potrebbero restare molti elevati per mesi, mentre il rischio di una guerra aperta potrebbe riaccendersi in qualsiasi momento. Con le elezioni di midterm di novembre ormai a soli sei mesi di distanza, una fonte vicina al presidente ha definito un conflitto congelato “la cosa peggiore per Trump dal punto di vista politico ed economico”.

Il presidente oscilla, quindi, tra l’ipotesi di nuovi attacchi militari e la scelta di attendere gli effetti della strategia di “massima pressione”. L’obiettivo delle sanzioni finanziarie è spingere Teheran a negoziare sul suo programma nucleare, che secondo Washington potrebbe portare a capacità militari. “Tutto quello che capiscono sono le bombe”, avrebbe però detto di recente Trump a un consigliere, che ha riferito la frase ad Axios. Lo stesso consigliere ha descritto il presidente come “frustrato ma realistico”: non vorrebbe usare la forza, ma non avrebbe intenzione di fare marcia indietro.

Dentro la Casa Bianca, alcuni alti consiglieri spingono per mantenere per ora il blocco dello Stretto di Hormuz e aumentare la pressione economica sul regime iraniano, prima di tornare eventualmente ai bombardamenti. Il Segretario di Stato Marco Rubio, che è anche Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ha detto a Fox News che il livello di sanzioni contro l’Iran e la pressione esercitata sul Paese sono “straordinari”, aggiungendo, però, che si potrebbe ancora fare di più. Rubio ha auspicato che il resto del mondo si unisca agli Stati Uniti nelle sanzioni “paralizzanti” e in altre misure per costringere il regime a concessioni che per ora non intende fare.

Trump sta però consultando anche esponenti della linea dura esterni all’Amministrazione. Tra loro ci sono il commentatore del Washington Post Marc Thiessen, il generale in pensione Jack Keane e il senatore repubblicano Lindsey Graham. Tutti gli stanno consigliando una qualche forma di azione militare per rompere lo stallo.

Graham, in particolare, in un post su X pubblicato lunedì, ha invitato il presidente a non arretrare e a respingere l’ultima proposta iraniana. L’Iran aveva offerto di negoziare un accordo parallelo per riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco statunitense sulle navi dirette verso l’Iran o in uscita dal Paese.

Secondo Axios, alla fine non è stata presa ancora alcuna decisione. Una fonte ha riferito che Trump non sarebbe incline ad accettare la proposta iraniana, perché rinvierebbe il negoziato sul programma nucleare iraniano, il cui stop è stato indicato dal presidente come la principale ragione per attaccare l’Iran.

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