Che cos'è la Great American State Fair, la fiera di Trump per i 250 anni degli Stati Uniti

Sedici giorni sul National Mall organizzati da Freedom 250: padiglioni dei 50 stati, ruota panoramica e rodeo, ma anche stand pro-Trump, stati assenti e accuse di propaganda

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Che cos'è la Great American State Fair, la fiera di Trump per i 250 anni degli Stati Uniti
Secretary Doug Burgum

La Great American State Fair è la grande fiera che il presidente Donald Trump ha allestito sul National Mall di Washington per celebrare i 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti. Si estende per dieci isolati sul prato tra il Campidoglio e il Washington Monument, dura sedici giorni e si è aperta mercoledì sera con un comizio del presidente in stile campagna elettorale. Resterà allestita fino al 10 luglio.

A organizzarla è Freedom 250, un'organizzazione creata da Trump con un ordine esecutivo come partenariato tra pubblico e privato. La sua nascita ha causato tensioni con America 250, la commissione bipartisan che il Congresso aveva istituito da anni proprio per pianificare l'anniversario. I critici vedono in Freedom 250 il tentativo del presidente di aggirare quel gruppo nato dieci anni fa. America 250, che ha meno fondi federali e una portata più ridotta, organizza per il 4 luglio un concerto a Los Angeles e una serie di eventi locali.

Il cuore della fiera sono i padiglioni dedicati a 56 tra stati e territori, ai quali si aggiungono stand di dipartimenti del governo federale, una ruota panoramica alta circa 34 metri, un rodeo e una replica in scala ridotta dell'arco di trionfo che Trump vuole costruire a Washington. Gli organizzatori l'hanno presentata come "un'esposizione di livello mondiale e una fiera mondiale dei giorni nostri".

Nei padiglioni statali ogni stato mette in mostra industrie, tradizioni e personaggi famosi. Si può mungere una mucca meccanica nel Michigan, attraversare un agrumeto profumato di arance nella Florida, provare il lazo nel Wyoming, ballare la salsa a Puerto Rico e raccogliere le collane di Mardi Gras in Louisiana. Il New Jersey ha portato un castello di sabbia di oltre tre tonnellate, fatto con sabbia trasportata dalla costa atlantica. Il Montana espone una gigantesca gabbia toracica di dinosauro, il Texas la facciata dell'Alamo e una capsula spaziale, l'Arizona un'installazione che immerge i visitatori nei paesaggi dello stato.

Accanto al folklore statale, la fiera ospita molti contenuti vicini al presidente. C'è uno stand dove i genitori possono iscrivere i figli ai "Trump accounts", un'esposizione dedicata a Truth Social, il social network fondato da Trump, un padiglione "Faith and Family" con un forte accento sui valori cristiani e gli stand dei grandi appaltatori della difesa, come la Northrop Grumman con un suo simulatore di volo. Sul Mall è parcheggiato anche uno dei "Freedom Truck", musei mobili prodotti dall'organizzazione conservatrice PragerU e dal Hillsdale College, un'università cristiana di destra: dentro si trovano un George Washington generato dall'intelligenza artificiale e un messaggio video del presidente. Allo stand del Dipartimento di Stato veniva distribuita una replica di carta del passaporto in edizione limitata con il volto di Trump.

Non tutti gli stati hanno partecipato. Almeno dieci governi, concentrati nel Nord-Est e nel Nord-Ovest del Pacifico e guidati in gran parte dai democratici, hanno rinunciato a inviare personale o a spendere denaro. Tutti hanno citato i costi: per allestire un padiglione servivano almeno 100mila dollari, in alcuni casi fino a mezzo milione, e molti hanno preferito investire nelle celebrazioni in casa. Maine, Massachusetts, Pennsylvania, Vermont e Rhode Island sono tra gli assenti. La governatrice del Massachusetts, la democratica Maura Healey, ha definito l'evento un uso "ridicolo" dei soldi dei contribuenti. Gli stand degli assenti si sono ridotti a un cartellone con il nome dello stato e qualche sedia vuota. Alcuni stati, come North Carolina e Illinois, sono stati rappresentati da aziende o associazioni del territorio al posto del governo.

Proprio il North Carolina è finito al centro di una polemica. In un video del suo padiglione era comparsa l'immagine di una bandiera confederata sovrapposta a parte della bandiera dello stato. Gli organizzatori dello stand hanno detto di essere venuti a conoscenza di un'immagine "non approvata" e di averla rimossa subito. Uno degli sponsor, l'azienda Mt. Olive Pickles, ha ritirato la propria partecipazione scrivendo su X di fondarsi su "valori di dignità umana, opportunità e libertà". Da Freedom 250 hanno risposto che gli stati hanno pieno controllo editoriale sui contenuti dei loro stand.

L'evento è stato accusato di essere troppo politico. Doveva aprirsi con dei concerti, ma diversi musicisti si erano ritirati per timore che la manifestazione fosse diventata di parte, così Trump ha trasformato la serata inaugurale in un comizio, con sorvoli militari e Lee Greenwood che cantava "God Bless the USA". Alcuni deputati democratici hanno accusato Freedom 250 di edulcorare la storia americana, glissando su temi come la schiavitù e il genocidio dei nativi. La portavoce dell'organizzazione, Rachel Reisner, ha replicato che celebrare i 250 anni del paese non è un atto di parte e che la fiera ha "qualcosa per tutti, che tu abbia 8 o 85 anni".

I primi giorni sono stati segnati da difficoltà. La giornata inaugurale ha avuto problemi ai generatori che hanno fermato a intermittenza la ruota panoramica e sciolto parte del gelato, la pioggia ha costretto a chiudere in anticipo, l'acqua costava 5 dollari e foto e video diffusi sui social mostravano una scarsa affluenza di pubblico. Trump ha invece descritto la serata di apertura come un successo, scrivendo su Truth Social che il pubblico era "incredibile" e parlando di almeno 45mila persone presenti.

Per i suoi critici la fiera è soprattutto una vetrina. Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic il risultato è una sorta di villaggio Potemkin, in cui quasi niente è ciò che dichiara di essere, una versione da discount della grandiosità che il presidente vorrebbe lasciare in eredità. Tra una mucca finta da mungere, un ologramma di Abraham Lincoln nello stand dell'Illinois e l'immagine di un George Washington creato dall'intelligenza artificiale in quello del New Jersey, l'orgoglio autentico dei singoli stati emerge a tratti, ma resta schiacciato dalla cornice politica costruita attorno alla celebrazione.

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