Vance pronto ad andare a Islamabad per trattare con l'Iran, ma Teheran non conferma i negoziati
Il vicepresidente americano arriverà in Pakistan prima della scadenza della tregua, fissata per martedì sera. Intanto Trump minaccia di nuovo di distruggere centrali e ponti iraniani se non sarà raggiunto un accordo definitivo per porre fine alla guerra.
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, guiderà la delegazione americana a Islamabad per un nuovo round di colloqui con l’Iran prima della scadenza del cessate il fuoco, prevista per martedì sera. Lo hanno riferito ad Axios due funzionari della Casa Bianca. "L’impianto dell’accordo è pronto. Abbiamo ottime possibilità di chiuderlo", ha detto Donald Trump in una breve conversazione telefonica con il sito americano. Poche ore prima, il presidente aveva annunciato la partenza per il Pakistan dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, senza però menzionare Vance.
Teheran non ha ancora confermato la propria partecipazione e sospetta che i negoziati possano essere una copertura per un attacco a sorpresa. Anche per questo, nonostante l'ottimismo professato da Trump, le aspettative restano basse. Questo pomeriggio l’Iran non aveva ancora designato i propri negoziatori e diversi funzionari governativi di Teheran hanno ipotizzato che Trump voglia in realtà solo avere la scusa per riprendere le ostilità. L’agenzia stampa IRNA ha negato che i colloqui siano stati pianificati e ha parlato di "richieste irragionevoli" e "continue contraddizioni" da parte dell’Amministrazione americana.
Iran stated that its absence from the second round of talks stems from what it called Washington's excessive demands, unrealistic expectations, constant shifts in stance, repeated contradictions, and the ongoing naval blockade, which it considers a breach of the ceasefire.
— IRNA News Agency ☫ (@IrnaEnglish) April 19, 2026
La crisi in Medio Oriente è riesplosa ieri, dopo che l’Iran ha attaccato diverse navi commerciali dopo aver annunciato nuovamente la chiusura dello Stretto di Hormuz. Teheran ha motivato la scelta con il rifiuto di Trump di revocare il blocco imposto alle navi iraniane e con le nuove posizioni "massimaliste" attribuite a Washington. Il presidente ha risposto convocando una riunione straordinaria nella Situation Room e, secondo un funzionario americano, al termine ha ribadito di voler tentare un accordo prima di valutare altre opzioni.
Questa mattina, però, Trump ha alzato ulteriormente i toni su Truth Social. "L’Iran ha deciso di aprire il fuoco ieri nello Stretto di Hormuz, in totale violazione del nostro cessate il fuoco", ha scritto. Quindi ha minacciato che, se Teheran non accetterà l’accordo, "gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran".
A complicare il quadro c’è anche il prezzo del carburante, ormai diventato un tema politico a pochi mesi dalle elezioni di midterm. Sempre oggi il Segretario all’Energia Chris Wright ha detto alla CNN che la benzina negli Stati Uniti potrebbe non tornare sotto la soglia di 3 dollari al gallone prima del prossimo anno. "I prezzi hanno probabilmente toccato il picco e inizieranno lentamente a scendere, soprattutto con una risoluzione del conflitto", ha spiegato a State of the Union.
A inizio mese il prezzo medio aveva raggiunto il massimo annuale di 4,16 dollari al gallone; oggi è a 4,05, secondo i dati dell'AAA. Wright ha però sottolineato che resta circa un dollaro sotto il picco del 2022, raggiunto durante la presidenza Biden. La guerra, intanto, però già pesa duramente sui bilanci delle famiglie. Secondo un sondaggio CBS News/YouGov pubblicato questo mese, il 51% degli adulti considera il prezzo della benzina "difficile" da sostenere o una vera e propria "difficoltà finanziaria". È anche così, in termini molto concreti, che si misura il costo politico interno del conflitto con Teheran.