Una corte federale boccia di nuovo la mappa congressuale dell'Alabama
La corte ha giudicato la mappa congressuale del 2023 affetta da discriminazione razziale intenzionale e ha imposto di tornare al piano disegnato dallo special master per il voto di novembre.
Una corte federale in Alabama ha bloccato lo Stato dall'usare la propria mappa congressuale del 2023 per le elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Il collegio composto da tre giudici federali ha deciso il 26 maggio che il piano elettorale approvato dal parlamento statale era "inquinato da discriminazione razziale intenzionale" ai danni degli elettori neri.
La decisione, contenuta in un'ordinanza di 102 pagine firmata dal giudice della corte d'appello Stanley Marcus e dai giudici distrettuali Anna Manasco e Terry Moorer, impone al segretario di Stato dell'Alabama, Wes Allen, di continuare a usare la mappa già adottata per le elezioni del 2024, disegnata senza criteri di natura etnica da uno special master nominato dal tribunale.
Nel 2023 il parlamento dell'Alabama, a maggioranza repubblicana, aveva approvato una mappa congressuale con un solo distretto a maggioranza nera sui sette totali. Una precedente sentenza della stessa corte federale, confermata poi dalla Corte suprema, aveva stabilito che i distretti avrebbero dovuto essere due, dato il peso demografico della popolazione afroamericana concentrata nella Black Belt e lungo la costa del Golfo.
Ad aprile la Corte suprema ha emesso una sentenza, Louisiana v. Callais, che ha ridimensionato la portata della Sezione Due del Voting Rights Act, la legge federale del 1965 che proibisce le pratiche elettorali discriminatorie su base razziale. Subito dopo la decisione, il parlamento dell'Alabama ha approvato di nuovo la mappa del 2023, nel pieno di una tornata elettorale già in corso, scommettendo sul fatto che il nuovo standard fissato dalla Corte suprema avrebbe legittimato il piano.
La Corte suprema ha effettivamente permesso allo Stato di muoversi in quella direzione, dando il via libera all'uso del piano del 2023 mentre il voto per corrispondenza era già iniziato. Gli elettori neri che da anni contestano la mappa hanno però chiesto al tribunale federale un'ingiunzione d'urgenza, sostenendo che la decisione della Corte suprema su Callais non eliminava un altro problema. La mappa resta infatti una violazione del Quattordicesimo Emendamento per discriminazione razziale intenzionale.
Il tribunale ha accolto la tesi dei ricorrenti. Nell'ordinanza scrive che il parlamento dell'Alabama "non può usare Callais per legittimare la decisione, presa prima di Callais, di insistere nella diluizione discriminatoria del voto che noi e la Corte suprema abbiamo accertato". E aggiunge che lo Stato "non può usare Callais per legittimare la serie di scelte specifiche e inusuali con cui ha radicato quella diluizione".
La corte ha ricostruito le mosse procedurali con cui il parlamento statale ha approvato la mappa, definendole un netto scostamento dalle prassi ordinarie. Tra queste, l'adozione di motivazioni legislative inedite pensate per ostacolare la creazione di un secondo distretto a maggioranza nera e la decisione di preservare i distretti della costa del Golfo spezzando invece le comunità della Black Belt.
I giudici hanno respinto anche l'argomento dello Stato secondo cui le scelte sulla mappa sarebbero state dettate da motivi politici e non razziali. "Questo enorme fascicolo non contiene alcuna prova di un movente partitico", scrivono nell'ordinanza. La mappa, secondo la corte, ha distribuito gli elettori neri tra i vari distretti "almeno in parte perché sono neri".
La sentenza arriva a meno di tre mesi dalle primarie speciali fissate per l'11 agosto. Lo Stato aveva infatti rinviato le primarie del 19 maggio in quattro distretti congressuali in attesa di capire quale mappa sarebbe stata utilizzata. Gli elenchi elettorali restano organizzati secondo la mappa dello special master usata fino a pochi giorni fa. I giudici hanno ritenuto amministrativamente più semplice mantenere quel piano piuttosto che imporre un riassegnamento d'urgenza degli elettori ai distretti del 2023.
L'ordinanza sarà quasi certamente impugnata davanti alla Corte suprema, che ha già esaminato la causa in più occasioni. La decisione segna comunque un punto fermo: anche dopo Callais, i tribunali federali possono ancora bloccare una mappa elettorale ritenuta intenzionalmente discriminatoria sulla base del Quattordicesimo Emendamento. È una via stretta ma praticabile, dopo che la Corte suprema ha reso molto più difficile usare la Sezione Due del Voting Rights Act per contestare la diluizione del voto delle minoranze.
Il caso, noto come Allen v. Milligan, è una delle diverse battaglie sulla ridistrettazione che si stanno combattendo negli Stati del Sud dopo la sentenza di aprile della Corte suprema, con cause analoghe in Louisiana, Georgia e Tennessee. La mappa appena ritenuta incostituzionale era stata approvata, scrivono i giudici, per "evadere le inequivocabili richieste degli ordini della corte".