Una commissione di Trump vuole togliere la separazione tra Stato e Chiesa

La Commissione per la libertà religiosa creata dal presidente sostiene che la separazione sia un errore giuridico e chiede più spazio per la fede in scuole, esercito e amministrazione pubblica

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Una commissione di Trump vuole togliere la separazione tra Stato e Chiesa
Official White House Photo by Joyce N. Boghosian

L'amministrazione Trump ha messo nel mirino la separazione tra Stato e Chiesa. Venerdì la Commissione per la libertà religiosa, l'organo consultivo creato dal presidente l'anno scorso, ha diffuso una bozza di rapporto secondo cui quel principio è un errore giuridico e gli americani dovrebbero considerare la religione un "sostegno essenziale" e ricordare sempre "il Creatore che ci ha fatti e ci concede i nostri diritti".

Il documento, lungo 224 pagine, propone di sostituire l'idea di separare lo Stato dalla Chiesa con quella di costruire ponti tra i due. È in parte un testo programmatico e in parte un saggio filosofico, e riflette la posizione dei suoi membri a favore di un ruolo più forte della religione e della sua espressione pubblica nel governo, nelle scuole e negli spazi comuni.

Il rapporto raccomanda al Dipartimento di Giustizia di emanare linee guida per promuovere una lettura "originalista" del rapporto tra religione e governo previsto dalla Costituzione, cioè un'interpretazione fedele al significato che il testo aveva al momento in cui fu scritto. I padri fondatori avevano idee diverse sull'argomento, ma le sentenze più recenti della Corte Suprema hanno accolto una lettura più restrittiva dei limiti alla libertà religiosa.

Tra le richieste del documento ci sono il diritto per le organizzazioni religiose che collaborano con lo Stato di non rispettare le leggi sui diritti civili o qualsiasi norma in contrasto con le loro convinzioni, il via libera ai simboli religiosi nelle scuole pubbliche, a partire dai Dieci Comandamenti, e il reintegro con un risarcimento economico dei militari puniti per essersi rifiutati di vaccinarsi contro il Covid.

Il testo chiede anche di abolire l'emendamento Johnson, la norma fiscale che vieta agli enti senza scopo di lucro, comprese le organizzazioni religiose, di sostenere apertamente candidati politici. È un obiettivo che il presidente insegue da tempo. Il rapporto prevede inoltre un accesso più ampio ai fondi pubblici per le agenzie religiose e deroghe più estese per chi solleva obiezioni di coscienza, dagli obblighi vaccinali all'uso dei pronomi fino ai contenuti delle lezioni scolastiche.

Il documento suggerisce che le agenzie federali pubblichino manifesti per informare i cittadini sui propri diritti e che attivino linee telefoniche dedicate alle segnalazioni di violazioni della libertà religiosa. Propone la creazione di nuove onorificenze, una Medaglia presidenziale per la libertà religiosa e i First Freedom Hero Awards, e di allestire mostre e targhe nei luoghi storici per ricordare il ruolo della religione nella storia americana. Un'altra raccomandazione obbliga ogni funzionario pubblico che accusi un dipendente di un'espressione religiosa scorretta a fornire una spiegazione scritta.

Il presidente della commissione, Dan Patrick, vicegovernatore repubblicano del Texas, ha spiegato in una conferenza stampa nello Studio Ovale che ogni funzionario, di un ufficio pubblico, di una scuola, dell'esercito o di un ospedale, che denunci una violazione della separazione tra Stato e Chiesa dovrà indicare per iscritto dove esattamente è stata violata la Costituzione, "perché non lo è stata, e da oggi in poi quella frase non dovrà avere più alcun potere sulle persone di ogni fede, mai più in America".

La formula "separazione tra Stato e Chiesa" non compare nella Costituzione, ma l'idea di uno spazio tra governo e religione è contenuta nel Primo Emendamento, che vieta allo Stato di stabilire una religione ufficiale. Sul significato di quel divieto gli americani discutono fin dalla fondazione del paese. L'espressione "muro di separazione tra Stato e Chiesa" risale a Thomas Jefferson, che la usò in una lettera a una comunità battista per appoggiare chi si opponeva alle chiese ufficiali nei singoli Stati.

Nel Novecento la Corte Suprema ha richiamato quella formula per estendere il divieto federale anche ai governi statali e locali, arrivando a vietare le preghiere ufficiali e l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle scuole pubbliche. Negli ultimi anni i giudici hanno invertito la rotta e hanno permesso, per esempio, la preghiera in campo di un allenatore di una scuola pubblica e l'esonero per motivi religiosi dei genitori contrari a una lezione su temi transgender.

La commissione non si è spinta a definire la separazione una "bugia", come aveva fatto Patrick ad aprile, ma sostiene che il principio sia applicato in modo sbagliato. "Per essere chiari, questo non comporta né richiede di sostenere la 'teocrazia' o l'eliminazione totale di ogni separazione tra Chiesa e Stato", afferma il testo, che chiede invece di rispettare una "tensione" tra le clausole del Primo Emendamento che garantiscono la libertà religiosa ma vietano una chiesa di Stato. "In realtà, la Chiesa e lo Stato si rafforzano e si sostengono a vicenda", scrive il rapporto.

Il documento attribuisce il valore della religione al lavoro umanitario, al sostegno alle famiglie e al ruolo di "coscienza" che controlla il governo. Citando un suo membro, il vescovo cattolico e personaggio dei media Robert Barron, sostiene che l'idea di una separazione rigida tra Stato e Chiesa derivi da un'ideologia "Dio è morto" nata in Europa, che vedeva la religione tradizionale come un nemico dell'autonomia individuale.

La commissione, creata l'anno scorso, è formata quasi interamente da cristiani conservatori e da un solo ebreo ortodosso, gruppi che secondo gli esperti rappresentano una minoranza degli americani. A febbraio una coalizione di organizzazioni che riuniscono altre fedi, insieme a cittadini non religiosi e interreligiosi, ha fatto causa all'amministrazione, sostenendo che l'organo è stato costituito senza la trasparenza e la pluralità richieste a una commissione federale. La causa sostiene anche che i commissari hanno descritto gli Stati Uniti come una nazione specificamente giudaico-cristiana o cristiana, a riprova della mancanza di pluralismo. L'amministrazione repubblicana ha chiesto a un tribunale federale di archiviare il ricorso.

Il reverendo Paul Raushenbush, a capo della Interfaith Alliance e tra i promotori della causa, aveva chiesto senza successo di entrare nella commissione. In una nota ha definito la bozza "una lista dei desideri di idee divisive e impopolari che i gruppi religiosi di estrema destra spingono da anni", come l'ampliamento dei voucher per le scuole religiose e l'abolizione dell'emendamento Johnson. Ha aggiunto che il rapporto, pur preoccupandosi dell'antisemitismo, non menziona la crescente islamofobia nel paese.

Il vicepresidente della commissione, Ben Carson, ha detto alla Casa Bianca che il presidente sta facendo per la libertà religiosa più di chiunque altro nel paese. "Il nostro documento fondativo dice che i nostri diritti vengono dal nostro creatore e non dal governo", ha affermato, ricordando che gli Stati Uniti sono "una nazione sotto Dio". Trump, parlando a un raduno della Faith & Freedom Coalition a Washington, ha rivendicato il rapporto: "Abbiamo salvato la religione, stava andando giù". Ha sostenuto che l'amministrazione del suo predecessore, il democratico Joe Biden, aveva condotto un "regno di persecuzione".

Durante le audizioni, hanno detto i commissari, i testimoni avevano subito "persecuzioni" sul lavoro e altrove. Tra chi è stato chiamato a parlare ci sono una dipendente di un rifugio per donne in Alaska che aveva respinto un uomo senza dimora poi querelato per discriminazione di genere e una coppia di genitori affidatari del Vermont che per motivi religiosi si era rifiutata di assecondare i bambini in transizione di genere, nonostante lo Stato lo imponesse.

Il rapporto arriva mentre Stati conservatori come il Texas portano più religione negli spazi pubblici, comprese le aule. Venerdì il consiglio per l'istruzione del Texas ha approvato un programma di letture obbligatorie per oltre cinque milioni di studenti delle scuole pubbliche che include passi della Bibbia. Diversi Stati hanno reso obbligatoria l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle classi e molti chiedono alle scuole di liberare gli studenti per lezioni bibliche durante l'orario scolastico. Il mese scorso la Casa Bianca ha ospitato sul National Mall, il grande viale monumentale di Washington, un festival di preghiera evangelica di un'intera giornata per i 250 anni del paese, con membri della commissione che predicavano dal palco.

Il documento dedica poco spazio alla vasta popolazione di americani senza affiliazione religiosa, per i quali si può essere "buoni senza Dio" e la religione non ha il monopolio della virtù. La bozza è aperta ai commenti del pubblico per quindici giorni, fino al 12 luglio. Arriva due mesi dopo il rapporto di un altro organismo voluto dal presidente, la task force creata per eliminare i "pregiudizi anti-cristiani", secondo cui i cristiani avevano subito discriminazioni durante l'amministrazione Biden. Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre chiesto ad altre agenzie federali esempi di quello che definisce "pregiudizio anti-cristiano". Tra i responsabili di agenzie accusati di fare proselitismo ci sono il segretario alla Difesa Pete Hegseth e la segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins.

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