Un giudice federale conferma l'ordine di rimuovere il nome di Trump dal Kennedy Center

Respinta la richiesta di sospensione dell'istituzione, bocciato anche l'appello: i ponteggi sono già stati montati per togliere le lettere dalla facciata del teatro di Washington

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Un giudice federale conferma l'ordine di rimuovere il nome di Trump dal Kennedy Center

Il nome di Donald Trump dovrà essere rimosso dalla facciata del Kennedy Center, il più importante teatro di Washington. Venerdì 12 giugno il giudice federale Christopher Cooper ha respinto la richiesta dell'istituzione di sospendere il suo ordine, e in serata anche la Corte d'appello del Distretto di Columbia ha bocciato il ricorso, lasciando la direzione del centro senza altre vie legali per mantenere il nome del presidente sull'edificio.

La vicenda nasce dalla decisione del consiglio di amministrazione del Kennedy Center di rinominare l'edificio "Trump Kennedy Center" nel dicembre 2025, accostando il nome del presidente repubblicano a quello del lontano predecessore democratico John Fitzgerald Kennedy, assassinato nel 1963. La modifica è stata contestata dalla famiglia Kennedy e dall'opposizione democratica, che l'hanno definita illegale.

Il 29 maggio il giudice Cooper aveva ordinato al consiglio di amministrazione di rimuovere entro due settimane qualsiasi riferimento "al presidente Trump o a qualsiasi individuo diverso dal presidente Kennedy" dall'edificio, dal sito internet e dai marchi registrati. Nella sentenza Cooper aveva scritto che la legge federale "rende cristallino" che fu il Congresso a intitolare il centro a Kennedy, "e solo il Congresso può cambiarlo". La causa era stata promossa dalla deputata democratica dell'Ohio Joyce Beatty, membro di diritto del consiglio del Kennedy Center per la sua posizione parlamentare. Beatty aveva fatto causa all'amministrazione a dicembre, definendo il cambio di nome "una flagrante violazione dello stato di diritto" che "calpesta il nostro ordine costituzionale".

Il presidente aveva reagito alla sentenza di maggio annunciando su Truth Social che avrebbe lavorato con il Congresso per trasferirgli il controllo dell'istituzione. Trump ha indicato il Department of Commerce, il ministero del Commercio, come responsabile di organizzare "tutte le predisposizioni necessarie con il Congresso per consentire un trasferimento pieno e completo di questa istituzione" ai parlamentari, che dovrebbero occuparsi della sua gestione, manutenzione e amministrazione. "Non posso essere coinvolto in una situazione in cui un pericolo per il pubblico è lasciato prosperare alla luce del sole", ha detto Trump, sostenendo che l'edificio sarebbe in grave stato di degrado.

Giovedì 11 giugno l'amministrazione aveva presentato appello alla Corte d'appello del Distretto di Columbia. La direzione del Kennedy Center ha sostenuto che la ristrutturazione è urgente e ha accusato il tribunale di primo grado, con toni simili a quelli usati dal presidente, di ostacolare i lavori. "Il tribunale distrettuale non ci sta consentendo di chiudere per riparare adeguatamente l'edificio, comprese travi e soffitti del parcheggio arrugginiti e potenzialmente pericolosi per la vita, in serio pericolo di cadere sulle persone sottostanti", si legge nel ricorso. "Davvero, un collasso totale!".

Cooper ha sospeso fino a nuovo ordine anche la chiusura per due anni del Kennedy Center per ristrutturazione, decisione presa dalla direzione sotto l'influenza del presidente. Secondo il giudice, il consiglio di amministrazione è venuto meno al proprio "dovere di prudenza" non considerando le ricadute negative della chiusura, in particolare sulle decine di spettacoli e produzioni in programma. Il magistrato ha però autorizzato la prosecuzione dei lavori di riparazione previsti, il cui bisogno appare "evidente", e ha precisato che non si opporrà a una nuova decisione di chiusura se sarà presa al termine di una valutazione più approfondita di costi e benefici.

Venerdì mattina dei ponteggi sono stati montati lungo la facciata dell'edificio, in vista della scadenza fissata dalla giustizia. In serata, dopo il passaggio di alcuni temporali, gli operai sono tornati al lavoro per estenderli, in un'apparente preparazione alla rimozione delle lettere. Una folla si è radunata sulla piazza davanti al Kennedy Center per fotografare la scena e applaudire mentre i ponteggi salivano, mentre migliaia di persone seguivano la diretta su internet. In tarda serata il nome era ancora al suo posto, mentre era stato depositato un nuovo ricorso contro la rimozione, come ha riportato la CBC.

Il Kennedy Center ha già iniziato ad adeguarsi alla sentenza in altri ambiti. Lunedì il sito internet dell'istituzione aveva rimosso il nome di Trump, pur mantenendolo sull'edificio. Un memo interno del 4 giugno firmato dall'ufficio legale del centro ha disposto che firme delle email, carta intestata e altri documenti debbano riportare la dicitura "The John F. Kennedy Center for the Performing Arts" o "Kennedy Center". Una email inviata agli abbonati per i pacchetti del premio Mark Twain del 28 giugno è arrivata senza il nome del presidente.

Il Kennedy Center è stato inaugurato nel 1971 come memoriale vivente di Kennedy. Trump aveva ignorato l'istituzione per gran parte del suo primo mandato, ma al ritorno alla Casa Bianca ha esercitato un'influenza notevole sul teatro: a un mese dall'insediamento ha rimosso i precedenti vertici e li ha sostituiti con un consiglio di amministrazione che lo ha nominato presidente. Il suo nome è stato aggiunto rapidamente all'edificio, scatenando una serie di cancellazioni di artisti in segno di protesta.

Il piano di rinnovamento del Kennedy Center fa parte di una spinta più ampia del presidente a ridisegnare il cuore monumentale di Washington, come ha ricostruito Reuters. Trump intende anche erigere un arco alto 76 metri e costruire una sala da ballo di oltre ottomila metri quadrati nell'area dell'ala est della Casa Bianca, che è stata demolita.

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