Un giudice congela il fondo da 1,8 miliardi voluto da Trump per indennizzare i suoi sostenitori
La giudice Leonie Brinkema ha sospeso il fondo "anti-strumentalizzazione" della Casa Bianca fino al 12 giugno. Tra i potenziali beneficiari ci sono anche gli assalitori di Capitol Hill.
Una giudice federale ha temporaneamente bloccato venerdì 29 maggio il fondo da quasi 1,8 miliardi di dollari creato dall'amministrazione Trump per indennizzare i sostenitori del presidente che sostengono di essere stati colpiti dalla giustizia sotto Joe Biden. La giudice Leonie Brinkema del tribunale federale dell'Eastern District of Virginia, ad Alexandria, ha vietato all'amministrazione "qualsiasi ulteriore azione" per costituire o gestire il cosiddetto Anti-Weaponization Fund, compreso il trasferimento di denaro, l'esame delle richieste e l'erogazione di pagamenti.
L'ordinanza resterà in vigore almeno fino al 12 giugno, data fissata dalla giudice per una nuova udienza in cui si discuterà l'eventuale prolungamento del blocco. Brinkema ha motivato la sospensione con la necessità di mantenere lo status quo e impedire che le risorse fossero "irreversibilmente erogate" prima dell'esame della richiesta di un'ordinanza restrittiva temporanea avanzata dai ricorrenti.
Il fondo, annunciato dal Dipartimento di giustizia il 18 maggio, è dotato di 1,776 miliardi di dollari. La cifra precisa rimanda all'anno della dichiarazione d'indipendenza americana, il 1776, in una scelta che Le Monde ha letto come una forma di appropriazione partigiana dello Stato federale. La gestione è affidata a una commissione di cinque membri che dovrà essere nominata dall'attorney general facente funzione Todd Blanche. Il Dipartimento aveva annunciato l'intenzione di trasferire le risorse entro sessanta giorni dall'annuncio iniziale e non ha ancora indicato i nomi dei commissari.
Tra i potenziali beneficiari ci sono centinaia di sostenitori di Trump processati per la partecipazione all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, l'azione con cui un migliaio di persone tentò di impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden alle presidenziali del 2020. Il presidente, tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, ne ha graziati oltre un migliaio. I termini usati per definire i destinatari del fondo, "lawfare" e "weaponization", indicano nel lessico trumpiano le indagini e i procedimenti penali avviati contro Trump e i suoi alleati.
Il fondo nasce come strumento di chiusura di una causa che Trump aveva avviato contro l'Internal Revenue Service per la fuga di notizie sulle sue dichiarazioni fiscali durante il primo mandato. In quella causa Trump, insieme ai figli Eric e Donald Jr, chiedeva dieci miliardi di dollari di danni. L'accordo annunciato dal Dipartimento di giustizia prevede che i tre ricevano "scuse formali", ma nessun risarcimento economico né altra forma di indennizzo. La causa è stata ritirata da Trump prima che un giudice federale potesse decidere se respingerla; il Congresso non ha mai autorizzato il fondo.
La causa accolta da Brinkema è stata promossa dal gruppo Democracy Forward per conto di un insieme di ricorrenti che sostengono di essere stati colpiti, secondo le parole del ricorso, "dall'amministrazione Trump-Vance in quanto avversari ideologici o politici" e di non poter quindi accedere al fondo. Tra loro c'è Andrew Floyd, ex procuratore federale che ha dichiarato di essere stato licenziato per il suo lavoro sui casi del 6 gennaio, e un professore della California arrestato durante una protesta contro un'operazione di espulsione di migranti. Almeno altre due cause sono state depositate contro il fondo.
Il Dipartimento di giustizia si è detto "estremamente fiducioso" sulla legalità del fondo e ha citato come precedente un accordo dell'era Obama. Quell'accordo, però, era stato approvato da un giudice, mentre il fondo Trump non lo è. "Non permetteremo che le preferenze politiche dei giudici interferiscano con i nostri sforzi di restituire giustizia alle vittime del lawfare", ha dichiarato un portavoce del dipartimento. Blanche ha sostenuto che non ci sono requisiti partigiani per accedere alle compensazioni, ma secondo i ricorrenti il fondo, per i suoi stessi termini, è disponibile soltanto per chi sostiene di essere stato preso di mira da amministrazioni "democratiche".
Il fondo ha provocato critiche anche all'interno del Partito repubblicano, in particolare per la possibilità che gli autori dell'assalto del 6 gennaio ricevano pagamenti finanziati dai contribuenti. Hillary Clinton, candidata democratica alla presidenza nel 2016, ha definito lo strumento una "cassa nera per premiare gli alleati" di Trump con il denaro dei contribuenti. Skye Perryman, presidente di Democracy Forward, ha sostenuto che "nessuna amministrazione ha l'autorità di spendere denaro pubblico attraverso un programma di ricompense politiche che il Congresso non ha mai autorizzato".