Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi nel fine settimana prima a Mosca e poi a Kyiv per tentare di riaprire il negoziato sulla guerra in Ucraina, dieci giorni dopo una missione del direttore della CIA John Ratcliffe che non ha prodotto alcuna apertura da parte del Cremlino. Il programma prevede un incontro con Vladimir Putin sabato e una visita a Volodymyr Zelensky domenica: si tratterebbe della prima volta in Ucraina per i due inviati di Donald Trump da quando il presidente è tornato alla Casa Bianca, dopo diversi viaggi a Mosca, soprattutto da parte di Witkoff. Zelensky ha confermato in serata la tappa di Kyiv, mentre dagli Stati Uniti continuano ad arrivare indicazioni di cautela legate alla sicurezza e alla logistica del viaggio.
La visita nella capitale ucraina era stata messa in dubbio nel corso della giornata di ieri. Una persona informata dei fatti aveva detto al Kyiv Independent che Witkoff "ha cominciato ad avere paura" e che si stavano valutando alternative. "I russi non vogliono che vengano qui a Kyiv, e Witkoff è sempre sensibile ai sentimenti russi. Gli stanno dicendo che è pericoloso", aveva spiegato la fonte. Gli inviati avevano inizialmente pensato di raggiungere la capitale in aereo, ma lo spazio aereo ucraino resta chiuso e Witkoff sarebbe riluttante a compiere il viaggio in treno. In serata, tuttavia, la testata ucraina riferiva che l'intenzione restava quella di arrivare a Kyiv domenica.
Secondo funzionari americani citati da Axios, la missione è stata preparata per mesi e più volte rinviata. Un primo tentativo era saltato ad agosto, quando Trump aveva preferito tenere vicini i propri inviati durante il confronto con l'Iran. Zelensky aveva annunciato la nuova doppia tappa giovedì. La Casa Bianca aveva già chiesto all'Ucraina di non colpire Mosca durante la visita di Ratcliffe del 25 agosto e ora ottenuto garanzie analoghe per la missione di Witkoff e Kushner. Kyiv ha promesso di sospendere i propri attacchi durante gli incontri e ha chiesto alla Russia di fare lo stesso, ma Mosca non ha annunciato un impegno equivalente.
Il precedente di Ratcliffe spiega perché Washington stia tentando un nuovo canale. Il viaggio a sorpresa compiuto dal direttore della Central Intelligence Agency a Mosca il 25 agosto non ha prodotto alcuna apertura russa e potrebbe avere persino rafforzato la convinzione di Putin di poter ottenere di più continuando la guerra. Secondo il Washington Post, che cita funzionari occidentali ed esponenti dell'establishment russo, "è stato un tentativo di convincere Putin a fermare la guerra e Putin lo ha letto come debolezza".
Ratcliffe non ha incontrato direttamente Putin. Ha visto invece il direttore dell'FSB Aleksandr Bortnikov e il direttore dell'intelligence estera Sergej Naryškin. La scelta di Bortnikov è stata deliberata: appartiene alla cerchia ristretta del presidente russo e in passato ha gestito con Washington anche gli scambi di prigionieri. Il messaggio lanciato dall'americano è che, se Mosca continua a puntare a ottenere la completa cessione del Donbass da parte dell'Ucraina, "semplicemente non succederà", e che prolungare il conflitto non farà altro che aggravare le difficoltà russe. Ratcliffe avrebbe inoltre proposto un vertice a tre tra Trump, Putin e Zelensky, ipotesi più volte respinta da Mosca. Tornato negli Stati Uniti, ha concluso di avere recapitato il messaggio senza però "aver spostato l'ago della bilancia".
L'escalation russa degli ultimi giorni
Nei giorni successivi la Russia ha invece intensificato gli attacchi contro Kyiv. Il 4 settembre un drone ha colpito direttamente la sede centrale dell'SBU, il Servizio di Sicurezza Ucraino, in via Volodymyrska, di fronte alla cattedrale di Santa Sofia. L'obiettivo, secondo Zelensky, era l'ufficio del direttore ad interim dell'SBU Oleksandr Poklad, che non si trovava nella stanza in quel momento ed è rimasto illeso. Il bilancio aggiornato è di almeno 12 feriti. Zelensky ha dichiarato che gli obiettivi per la risposta ucraina sono già stati individuati.
Per una fonte vicina al Ministero degli Esteri russo citata dal Washington Post, l'escalation serve anche a segnalare a Washington che Mosca non intende rendere più flessibile la propria posizione. Al Cremlino prevale la convinzione che qualche altro mese di guerra sia ancora sostenibile per la Russia e molto più difficile da sopportare per l'Ucraina. Putin scommette soprattutto sull'inverno e sulla capacità dei bombardamenti contro infrastrutture energetiche e idriche di aumentare la pressione sulla società civile ucraina.
I costi per Mosca, però, continuano ad aumentare. Nei primi 7 mesi del 2026 il deficit federale russo ha raggiunto 6.455 miliardi di rubli, pari al 2,8% del PIL, contro un obiettivo di 3.786 miliardi per l'intero anno. Gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno inoltre aggravato la crisi dei carburanti: alla fine di agosto la produzione di benzina era scesa a circa il 70% della domanda interna, costringendo il governo russo a limitare le esportazioni e a ricorrere maggiormente alle importazioni.
Bortnikov, secondo la ricostruzione del Washington Post, sarebbe consapevole dei rischi economici e sociali di una guerra prolungata, dalla penuria di carburante all'aumento dei prezzi e al possibile malcontento interno, ma non sarebbe stato disposto a presentarsi da Putin per sostenere un accordo basato sull'attuale linea del fronte.
Budanov, l'ex capo delle spie che vuole trattare con Mosca
Dall'altra parte del tavolo ci sarà Kyrylo Budanov, quarant'anni, capo dello staff del presidente ucraino, generale e fino a gennaio responsabile dell'intelligence militare. In un'intervista al New York Times, Budanov ha detto di aspettarsi una ripresa formale dei colloqui diretti tra i due Paesi entro la fine di settembre, pochi giorni dopo le elezioni parlamentari russe del 18-20 settembre e alcune settimane prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La missione di Witkoff e Kushner, secondo lui, dovrebbe rappresentare il primo passo di questa nuova fase.
Budanov ha costruito la propria carriera combattendo contro la Russia. Durante la guerra nel Donbass iniziata nel 2014 ha guidato incursioni dietro le linee nemiche; in una di queste è stato ucciso in combattimento il figlio di un generale russo. Nel 2016 un proiettile di mitragliatrice gli ha frantumato un gomito ed è stato curato per mesi al Walter Reed National Military Medical Center, nel Maryland. A seguito dell'invasione russa su vasta scala del 2022 ha contribuito a pianificare alcune delle operazioni più audaci dell'Ucraina.
Proprio la sua esperienza nell'intelligence gli ha però permesso di mantenere per anni canali aperti con il nemico. "Certo che non possiamo fidarci l'uno dell'altro, siamo in guerra", ha detto al New York Times. "Allo stesso tempo entrambe le parti capiscono di dover cercare una soluzione. La guerra non può essere eterna." Budanov ha continuato a parlare frequentemente con l'ammiraglio Igor Kostjukov, capo del GRU, l'intelligence militare russa, con cui aveva negoziato già nel 2022, sotto mediazione turca, l'apertura delle rotte per il grano nel Mar Nero e con cui negli anni ha affrontato anche gli scambi di prigionieri.
Il dialogo è proseguito mentre le rispettive strutture si combattevano direttamente. Nella sala d'attesa dell'ufficio di Budanov è esposta una fotografia delle forze speciali ucraine che nel 2024 hanno conquistato una postazione del GRU all'interno di un cementificio a Vovchansk, uccidendo molti uomini alle dipendenze di Kostjukov. Budanov ha inoltre rivelato di aver parlato regolarmente con Yevgeny Prigozhin, fondatore della compagnia mercenaria Wagner, fino a poco prima dell'ammutinamento contro il Cremlino del 2023.
All'inizio dell'anno, al termine di una tornata di negoziati a Ginevra, i russi hanno proposto alla delegazione ucraina di proseguire i colloqui a Mosca, lasciando intravedere anche la possibilità di un incontro con Putin. Per Budanov significava entrare nel Paese che lo ricerca con accuse di terrorismo per le attività svolte quando guidava l'intelligence militare, ma alla fine il viaggio non si è fatto e il negoziato si è fermato poco dopo. "Sono pronto a qualunque passo che ponga fine alla guerra", ha detto, purché le condizioni siano accettabili per l'Ucraina.
Il governo ucraino resta però ancora diviso sulla strategia da seguire. Un'analisi del Carnegie Russia Eurasia Center descritta dal New York Times colloca Budanov alla guida della corrente favorevole a cercare un accordo prima che l'Ucraina subisca perdite ancora maggiori, mentre altri dirigenti ritengono che concessioni significative a Mosca possano finire solo per demoralizzare l'esercito e la società. Anche una parte dell'opinione pubblica resta diffidente verso la mediazione americana e teme che Washington possa spingere Kyiv verso condizioni considerate una capitolazione.
I due nodi ancora irrisolti
Quando Budanov ha accettato a gennaio la guida dello staff presidenziale, uno dei motivi principali, ha raccontato, era proprio la possibilità di dirigere il negoziato di pace. A quel punto Witkoff e i negoziatori russi e ucraini avevano ridotto un piano di pace inizialmente articolato in 20 punti a due questioni fondamentali ancora aperte: la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhya occupata dalla Russia e il controllo della parte del Donbass orientale ancora in mano all'Ucraina, comprendente quattro città di medie dimensioni in parte distrutte e una fascia di territorio rurale.
Durante i colloqui di Abu Dhabi erano state discusse diverse ipotesi per il futuro di quell'area: affidarla a contractor militari privati, porla sotto l'amministrazione del "Board of Peace" promosso da Trump oppure creare amministrazioni civili congiunte russo-ucraine. Budanov ha consigliato a Zelensky di non accettare alcuna soluzione che permettesse alla Russia di rivendicare formalmente il territorio, per esempio issandovi la propria bandiera. Cederlo, sostiene, significherebbe consegnare a Mosca per via diplomatica ciò che l'esercito russo non è riuscito a conquistare sil terreno.
Le due parti, del resto, parlano fin dal primo giorno dell'invasione del 2022, quando un consigliere di Putin ha tentato con due telefonate di negoziare una rapida resa ucraina. Da allora entrambe le parti hanno lasciato passare occasioni che, secondo la ricostruzione del New York Times, avrebbero potuto produrre condizioni più favorevoli. Circa un mese dopo l'inizio della guerra è stata la Russia ad allontanarsi da un possibile accordo più favorevole, per poi perdere sul campo circa il 10% del territorio ucraino che avrebbe potuto conservare. Un anno più tardi, quando era Kyiv a trovarsi in una posizione militare migliore, l'Ucraina non ha colto una finestra negoziale suggerita dagli Stati Uniti e in seguito ha perso circa l'1,5% del proprio territorio.
I nuovi colloqui promossi dall'Amministrazione Trump erano ripartiti all'inizio del 2026, ma si erano interrotti a metà febbraio, poco dopo la tornata di Ginevra e l'inizio della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. A livelli inferiori, secondo Budanov, però, i contatti tra russi e ucraini non sono però mai cessati.
Budanov non ritiene comunque che una ripresa del negoziato significhi un cessate il fuoco imminente. A suo giudizio, le condizioni potrebbero non maturare prima della primavera del 2027, perché la Russia tenterà probabilmente una nuova campagna strategica di bombardamenti durante l'inverno, la quarta dall'inizio dell'invasione su vasta scala. "I negoziati prima o poi porteranno a qualcosa", ha detto. "Non si può combattere tutta la vita."
Intanto l'Ucraina afferma anche di avere informazioni su una possibile nuova escalation militare di Mosca. Pavlo Palisa, il vice di Budanov, ha detto ieri che Putin avrebbe ordinato alle Forze Armate russe di preparare diversi scenari per un'offensiva nell'Ucraina settentrionale, con Kyiv e Chernihiv tra le aree considerate prioritarie.
