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Ucciso da un agente dell'ICE a Houston, ma non era lui l'obiettivo dell'operazione
Immigrazione 15 min di lettura

Ucciso da un agente dell'ICE a Houston, ma non era lui l'obiettivo dell'operazione

Lorenzo Salgado Araujo, messicano residente negli Stati Uniti da 35 anni, è stato colpito durante un fermo stradale. Gli agenti cercavano altri due uomini, che però non si trovavano sul furgone.

Un agente dell'immigrazione statunitense ha ucciso a Houston un uomo che non era l'obiettivo dell'operazione. Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni che viveva da 35 anni negli Stati Uniti, è stato colpito all'addome durante un fermo stradale, martedì mattina, ed è morto poche ore dopo in ospedale. Gli agenti stavano cercando in realtà altri 2 uomini, uno dei quali guatemalteco, che ritenevano viaggiassero a bordo di un furgone bianco.

Al volante del mezzo c'era però Araujo, che era diretto al lavoro insieme ad altri tre operai, mentre i due ricercati non erano a bordo. La circostanza è stata confermata da una portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, citata dal New York Times. Secondo la ricostruzione ufficiale del Dipartimento, alcune settimane prima gli agenti avevano sorvegliato un indirizzo collegato a uno dei ricercati, notando due furgoni bianchi. Tornati sul posto martedì, avrebbero individuato "un furgone bianco con una persona che somigliava all'obiettivo" e avviato il fermo. Nessuno degli agenti indossava una body camera in quel momento.

Le autorità sostengono ora che Araujo abbia usato il veicolo come un'arma, tentando di investire un agente, che avrebbe quindi sparato per legittima difesa. Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici video o altri elementi indipendenti in grado di confermare questa versione. Araujo lascia 3 figli, tutti cittadini statunitensi in quanto nati su territorio americano.

Stati Uniti · Immigrazione
Gli agenti cercavano altri due uomini. A Houston l’ICE ha ucciso la persona sbagliata

Lorenzo Salgado Araujo, 52 anni, è stato colpito all’addome durante un fermo stradale mentre andava al lavoro con la sua squadra di operai. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha confermato che non era l’obiettivo dell’operazione. Nessuno degli agenti indossava una body camera.

Il caso in quattro numeri
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Anni al momento della morte
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Anni vissuti negli Stati Uniti
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Figli, tutti cittadini americani
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Body camera sugli agenti

Gli agenti stavano cercando due uomini che ritenevano a bordo di un furgone bianco. Una portavoce del Dipartimento ha confermato al New York Times che nessuno dei due era sul mezzo guidato da Araujo.

Le due versioni
Le autorità parlano di legittima difesa, i testimoni la smentiscono

La ricostruzione del Dipartimento per la Sicurezza Interna a confronto con quella dei tre operai che viaggiavano con Araujo.

La versione delle autorità
Dipartimento per la Sicurezza Interna
Settimane prima, durante la sorveglianza di un indirizzo collegato a uno dei ricercati, gli agenti notano due furgoni bianchi.
Martedì mattina individuano «un furgone bianco con una persona che somigliava all’obiettivo» e avviano il fermo.
Araujo avrebbe usato il veicolo come un’arma, tentando di investire un agente, che avrebbe sparato per legittima difesa.
Nessun video o elemento indipendente è stato reso pubblico a sostegno di questa ricostruzione.
La versione dei testimoni
I tre passeggeri, tramite l’avvocato Hugo Balderas Ibarra
Verso le 6.30 il gruppo è diretto a un cantiere edile, dopo una sosta per comprare ghiaccio e acqua.
Quando si accorge di essere seguito da un veicolo senza contrassegni, Araujo cerca di allontanarsi; l’auto degli agenti gli taglia la strada e sperona il furgone che procede a passo d’uomo.
Un agente scende e apre il fuoco dal lato del passeggero, colpendo Araujo in maniera letale.
«Non c’è mai stato un agente davanti al veicolo, né alcun agente si è mai trovato in pericolo»
Ciò che manca per stabilire la verità
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Body camera indossate dagli agenti
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Telecamere installate sui veicoli
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Video diffusi dalle autorità federali

L’assenza di body camera e dashcam è stata confermata alla deputata Sylvia Garcia dal direttore facente funzione dell’ICE, David Venturella.

Le indagini
Tre inchieste aperte, con tre prospettive diverse

Sul caso lavorano due autorità federali e la procura locale, che teme di non ricevere le prove chiave.

1
Ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza InternaFederale

Guida l’indagine interna sull’operazione e sulla condotta degli agenti coinvolti.

2
FBI, ufficio di HoustonFederale

Indaga sull’episodio, ma al momento lo tratta come un’aggressione ai danni di un agente federale.

3
Procura della contea di HarrisLocale

Il procuratore Sean Teare ha aperto un’indagine autonoma, ma teme che le autorità federali non condividano le prove raccolte.

Il precedente pesa: a Minneapolis i funzionari federali avevano parlato di legittima difesa per le uccisioni di Alex Pretti e Renee Good, due cittadini statunitensi che protestavano contro le operazioni dell’ICE. Testimoni e video hanno poi smentito quella ricostruzione.
Il contesto
La campagna di espulsioni in quattro cifre

Il caso di Houston si inserisce nella stretta sull’immigrazione voluta dall’Amministrazione Trump dal gennaio 2025.

0
Arresti al giorno: l’obiettivo fissato per l’ICE dalla Casa Bianca
Amministrazione Trump
0+
Persone contro cui gli agenti hanno aperto il fuoco da settembre 2025, quasi tutte a bordo del proprio veicolo
Ricostruzioni di stampa
0
Persone uccise da agenti dell’immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca
Conteggio del Guardian (dato minimo)
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Morti nei centri di detenzione federali del Texas nello stesso periodo
Analisi del Texas Tribune (dato minimo)
La reazione del Messico
Città del Messico passa alle vie legali

La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che vanno oltre le consuete note diplomatiche.

Le mosse annunciate

Il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e avvierà azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, ritenute responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani.

«Non possiamo permettere più questi maltrattamenti»

Claudia Sheinbaum, presidente del Messico

Fonte: New York Times, Washington Post, The Guardian, Texas Tribune; dichiarazioni del Dipartimento per la Sicurezza Interna e dell’avvocato dei testimoni.
Nota: Ricostruzioni aggiornate all’11 luglio 2026. Le due versioni dei fatti restano al vaglio delle indagini in corso.

I testimoni: "Nessun agente era in pericolo"

I 3 uomini che viaggiavano con Araujo hanno fornito una ricostruzione diversa da quella riportata dalle autorità. Attraverso il loro avvocato, Hugo Balderas Ibarra, hanno raccontato che il gruppo era diretto a un cantiere edile dopo essersi fermato, intorno alle 6.30 del mattino ora locale, per acquistare ghiaccio e acqua. Quando si sarebbe accorto di essere seguito da un veicolo senza contrassegni, Araujo avrebbe cercato di allontanarsi.

Secondo il racconto riferito dall'avvocato al Washington Post, l'auto degli agenti avrebbe tagliato la strada al furgone e lo avrebbe speronato mentre questo procedeva a passo d'uomo. Un agente sarebbe quindi sceso dal veicolo e avrebbe aperto il fuoco dal lato del passeggero, colpendo Araujo in maniera letale. In una dichiarazione scritta a mano, uno dei passeggeri ha definito falsa la versione fornita dalle autorità.

"Non c'è mai stato un agente davanti al veicolo, né alcun agente si è mai trovato in pericolo", ha dichiarato Balderas Ibarra. "Questa ricostruzione è semplicemente falsa e sono convinto che i miei assistiti stiano dicendo la verità". Tra i passeggeri c'era anche Victor Hugo Salgado Araujo, fratello minore della vittima, successivamente trasferito in un centro di detenzione per migranti a Conroe, in Texas.

Sul caso ora indagano sia l'ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna che l'ufficio dell'FBI di Houston, che al momento tratta però l'episodio come un'aggressione ai danni di un agente federale. Anche il procuratore della contea di Harris, Sean Teare, ha aperto un'indagine, pur temendo che il lavoro degli investigatori locali possa essere ostacolato dalla mancata condivisione delle prove da parte delle autorità federali.

La deputata democratica Sylvia Garcia ha riferito che il direttore facente funzione dell'ICE, David Venturella, le ha confermato l'assenza sia delle body camera sia delle telecamere installate sui veicoli. Venturella avrebbe inoltre ammesso che né Araujo né suo fratello erano gli obiettivi dell'operazione. "Non sono pronta a dire che sia tutto falso, ma le cose sembrano andare in quella direzione", ha dichiarato Garcia.

Le altre sparatorie e la reazione del Messico

Il caso si inserisce nella campagna di espulsioni di migranti intensificata dall'Amministrazione Trump a partire dal ritorno dell'attuale presidente alla Casa Bianca, che ha fissato per l'ICE l'obiettivo di 2.000 arresti al giorno. Da settembre 2025 gli agenti dell'immigrazione hanno aperto il fuoco contro più di 20 persone, quasi tutte mentre si trovavano all'interno dei propri veicoli, provocando in alcuni casi la loro morte.

Il Guardian ha contato almeno 10 persone uccise da agenti dell'immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025. Il Texas Tribune riporta almeno 14 morti nei centri federali di detenzione del Texas nello stesso periodo.

In diversi episodi simili a questo, i filmati emersi successivamente hanno contraddetto le prime ricostruzioni delle autorità. È accaduto anche a Minneapolis, dove due cittadini statunitensi, Alex Pretti e Renee Good, sono stati uccisi mentre protestavano contro le operazioni dell'ICE. I funzionari federali avevano parlato inizialmente di legittima difesa e l'allora responsabile del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva definito Pretti come un "terrorista interno", sostenendo che avesse impugnato un'arma. Testimoni e registrazioni video hanno in seguito smentito questa ricostruzione.

Anche il governo messicano ha reagito duramente alla morte di Araujo. La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che andranno oltre le consuete note diplomatiche: il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e intende avviare azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, considerate responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani. "Non possiamo permettere più questi maltrattamenti", ha dichiarato Sheinbaum.

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Daniele John Angrisani
Autore

Daniele John Angrisani

Fondatore di Focus America, ex Elezioni USA. "First they ignore you. Then they laugh at you. Then they fight you. Then you win."

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