Un agente dell'immigrazione statunitense ha ucciso a Houston un uomo che non era l'obiettivo dell'operazione. Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni che viveva da 35 anni negli Stati Uniti, è stato colpito all'addome durante un fermo stradale, martedì mattina, ed è morto poche ore dopo in ospedale. Gli agenti stavano cercando in realtà altri 2 uomini, uno dei quali guatemalteco, che ritenevano viaggiassero a bordo di un furgone bianco.
Al volante del mezzo c'era però Araujo, che era diretto al lavoro insieme ad altri tre operai, mentre i due ricercati non erano a bordo. La circostanza è stata confermata da una portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, citata dal New York Times. Secondo la ricostruzione ufficiale del Dipartimento, alcune settimane prima gli agenti avevano sorvegliato un indirizzo collegato a uno dei ricercati, notando due furgoni bianchi. Tornati sul posto martedì, avrebbero individuato "un furgone bianco con una persona che somigliava all'obiettivo" e avviato il fermo. Nessuno degli agenti indossava una body camera in quel momento.
Le autorità sostengono ora che Araujo abbia usato il veicolo come un'arma, tentando di investire un agente, che avrebbe quindi sparato per legittima difesa. Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici video o altri elementi indipendenti in grado di confermare questa versione. Araujo lascia 3 figli, tutti cittadini statunitensi in quanto nati su territorio americano.
Lorenzo Salgado Araujo, 52 anni, è stato colpito all’addome durante un fermo stradale mentre andava al lavoro con la sua squadra di operai. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha confermato che non era l’obiettivo dell’operazione. Nessuno degli agenti indossava una body camera.
Gli agenti stavano cercando due uomini che ritenevano a bordo di un furgone bianco. Una portavoce del Dipartimento ha confermato al New York Times che nessuno dei due era sul mezzo guidato da Araujo.
La ricostruzione del Dipartimento per la Sicurezza Interna a confronto con quella dei tre operai che viaggiavano con Araujo.
L’assenza di body camera e dashcam è stata confermata alla deputata Sylvia Garcia dal direttore facente funzione dell’ICE, David Venturella.
Sul caso lavorano due autorità federali e la procura locale, che teme di non ricevere le prove chiave.
Guida l’indagine interna sull’operazione e sulla condotta degli agenti coinvolti.
Indaga sull’episodio, ma al momento lo tratta come un’aggressione ai danni di un agente federale.
Il procuratore Sean Teare ha aperto un’indagine autonoma, ma teme che le autorità federali non condividano le prove raccolte.
Il caso di Houston si inserisce nella stretta sull’immigrazione voluta dall’Amministrazione Trump dal gennaio 2025.
La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che vanno oltre le consuete note diplomatiche.
Il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e avvierà azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, ritenute responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani.
«Non possiamo permettere più questi maltrattamenti»
Claudia Sheinbaum, presidente del Messico
I testimoni: "Nessun agente era in pericolo"
I 3 uomini che viaggiavano con Araujo hanno fornito una ricostruzione diversa da quella riportata dalle autorità. Attraverso il loro avvocato, Hugo Balderas Ibarra, hanno raccontato che il gruppo era diretto a un cantiere edile dopo essersi fermato, intorno alle 6.30 del mattino ora locale, per acquistare ghiaccio e acqua. Quando si sarebbe accorto di essere seguito da un veicolo senza contrassegni, Araujo avrebbe cercato di allontanarsi.
Secondo il racconto riferito dall'avvocato al Washington Post, l'auto degli agenti avrebbe tagliato la strada al furgone e lo avrebbe speronato mentre questo procedeva a passo d'uomo. Un agente sarebbe quindi sceso dal veicolo e avrebbe aperto il fuoco dal lato del passeggero, colpendo Araujo in maniera letale. In una dichiarazione scritta a mano, uno dei passeggeri ha definito falsa la versione fornita dalle autorità.
"Non c'è mai stato un agente davanti al veicolo, né alcun agente si è mai trovato in pericolo", ha dichiarato Balderas Ibarra. "Questa ricostruzione è semplicemente falsa e sono convinto che i miei assistiti stiano dicendo la verità". Tra i passeggeri c'era anche Victor Hugo Salgado Araujo, fratello minore della vittima, successivamente trasferito in un centro di detenzione per migranti a Conroe, in Texas.
Sul caso ora indagano sia l'ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna che l'ufficio dell'FBI di Houston, che al momento tratta però l'episodio come un'aggressione ai danni di un agente federale. Anche il procuratore della contea di Harris, Sean Teare, ha aperto un'indagine, pur temendo che il lavoro degli investigatori locali possa essere ostacolato dalla mancata condivisione delle prove da parte delle autorità federali.
La deputata democratica Sylvia Garcia ha riferito che il direttore facente funzione dell'ICE, David Venturella, le ha confermato l'assenza sia delle body camera sia delle telecamere installate sui veicoli. Venturella avrebbe inoltre ammesso che né Araujo né suo fratello erano gli obiettivi dell'operazione. "Non sono pronta a dire che sia tutto falso, ma le cose sembrano andare in quella direzione", ha dichiarato Garcia.
Le altre sparatorie e la reazione del Messico
Il caso si inserisce nella campagna di espulsioni di migranti intensificata dall'Amministrazione Trump a partire dal ritorno dell'attuale presidente alla Casa Bianca, che ha fissato per l'ICE l'obiettivo di 2.000 arresti al giorno. Da settembre 2025 gli agenti dell'immigrazione hanno aperto il fuoco contro più di 20 persone, quasi tutte mentre si trovavano all'interno dei propri veicoli, provocando in alcuni casi la loro morte.
Il Guardian ha contato almeno 10 persone uccise da agenti dell'immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025. Il Texas Tribune riporta almeno 14 morti nei centri federali di detenzione del Texas nello stesso periodo.
In diversi episodi simili a questo, i filmati emersi successivamente hanno contraddetto le prime ricostruzioni delle autorità. È accaduto anche a Minneapolis, dove due cittadini statunitensi, Alex Pretti e Renee Good, sono stati uccisi mentre protestavano contro le operazioni dell'ICE. I funzionari federali avevano parlato inizialmente di legittima difesa e l'allora responsabile del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva definito Pretti come un "terrorista interno", sostenendo che avesse impugnato un'arma. Testimoni e registrazioni video hanno in seguito smentito questa ricostruzione.
Anche il governo messicano ha reagito duramente alla morte di Araujo. La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che andranno oltre le consuete note diplomatiche: il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e intende avviare azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, considerate responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani. "Non possiamo permettere più questi maltrattamenti", ha dichiarato Sheinbaum.
