Trump vuole mandare in Congo gli afghani che aiutarono gli Stati Uniti
Il presidente ha aperto trattative per trasferire nella Repubblica Democratica del Congo 1.100 afghani bloccati in Qatar da oltre un anno, tra cui interpreti militari e familiari di soldati americani. Il Paese africano vive già una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.
Dopo aver bloccato il programma di reinsediamento negli Stati Uniti per gli afghani che avevano collaborato con lo sforzo bellico americano, il presidente Donald Trump starebbe ora valutando il trasferimento di circa 1.100 rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo. La notizia è stata riferita al New York Times da un operatore umanitario informato sul piano.
Gli oltre 1.100 afghani si trovano in Qatar, ospitati nell’ex base militare americana di Camp As Sayliyah. Tra loro ci sono interpreti dell’esercito statunitense, ex membri delle forze speciali afghane e familiari di militari americani. Più di 400 sono bambini. Gli Stati Uniti li avevano trasferiti lì alla fine del 2024, promettendo un percorso verso il reinsediamento negli Usa a condizione che superassero ulteriori verifiche. Il Qatar avrebbe dovuto rappresentare solo una tappa intermedia, ma molti sono rimasti bloccati dopo che l’Amministrazione Trump ha interrotto le politiche che ne avrebbero consentito l’ingresso negli Stati Uniti.
Shawn VanDiver, presidente dell’organizzazione umanitaria AfghanEvac, ha detto di essere stato informato del nuovo piano da funzionari del Dipartimento di Stato. Secondo quanto riferito, agli afghani verrebbe offerta una scelta: tornare a vivere sotto il regime talebano oppure essere trasferiti in Congo, un Paese alle prese con una delle più gravi crisi umanitarie del mondo.
Secondo le Nazioni Unite, nella Repubblica Democratica del Congo si trovano attualmente oltre 600mila rifugiati, provenienti soprattutto dalla Repubblica Centrafricana e dal Ruanda. Gli attivisti per i diritti umani sostengono che il Paese non sia in grado di accogliere altri profughi mentre i combattimenti con il vicino Ruanda provocano nuovi sfollamenti e colpiscono anche i campi per rifugiati. “Pensiamo che questo sia solo un modo per spingere queste persone a tornare in Afghanistan, dove sappiamo che andrebbero incontro a morte certa”, ha dichiarato VanDiver. “Sanno che gli afghani non accetteranno la Repubblica Democratica del Congo. Perché dovresti passare dalla crisi di rifugiati numero uno al mondo alla crisi numero due?”.
La vicenda riporta in primo piano una tensione che dura da anni: da una parte l’impegno assunto dagli Stati Uniti nei confronti degli afghani esposti a possibili ritorsioni per aver aiutato le forze americane, dall’altra la promessa dell’Amministrazione Trump di ridurre l’immigrazione. Restano però molti punti oscuri. Non è chiaro, per esempio, se tutti gli afghani coinvolti dovrebbero essere inviati in Congo o se Washington stia trattando anche con altri Paesi. In passato negoziati simili erano già falliti.
Da parte sua, Tommy Pigott, portavoce del Dipartimento di Stato, ha accusato la precedente Amministrazione Biden di aver agito con troppa fretta nel trasferire negli Stati Uniti gli alleati afghani. Ha aggiunto che l’Amministrazione Trump sta cercando soluzioni per coloro che sono rimasti esclusi. “Il popolo americano ha dovuto pagare il prezzo del modo irresponsabile in cui centinaia di migliaia di afghani sono stati portati negli Stati Uniti”, ha detto. “Il nostro obiettivo ora è ripristinare la responsabilità promuovendo opzioni di reinsediamento responsabili e volontarie”.